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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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A chi appartiene il Monte del Tempio? 26/07/2017
 

A chi appartiene il Monte del Tempio?
Analisi di Mordechai Kedar

(Traduzione dall’ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz)

Risultati immagini per jlem temple mount

Durante uno dei precedenti cicli di violenza musulmana a Gerusalemme, lo Sceicco Ichrima Zabri, poi Mufti di Gerusalemme e Palestina, dichiarò: “Qui siamo noi i padroni !”
Si riferiva al Monte del Tempio. Questa dichiarazione è l’esatta sintesi del problema musulmano in tutta Gerusalemme e in particolare sul Monte del Tempio, dato che riflette il consueto approccio islamico, non quello estremista.

I musulmani credono che l'Islam, non il Giudaismo, sia il vero proprietario di Gerusalemme e del Monte del Tempio. Questo è quel che sta dietro al rifiuto musulmano di passare attraverso i metal detector che la polizia israeliana ha posizionato agli ingressi del Monte del Tempio: consentire a Israele di richiedere ai musulmani di essere controllati insieme a tutti gli altri, che salgono sul Monte, dimostra che Israele e gli ebrei ne sono i proprietari. I musulmani sono incapaci di accettarlo, credono che l’ebraismo sia una “religione falsa” e che la “vera religione” è l'Islam. Gli ebrei possono vivere solo sotto protezione islamica come "dhimmi", con diritti limitati, certamente senza esercito né polizia, con il potere di dire ai musulmani che cosa devono fare.

L’Islam è venuto al mondo per destituire l'ebraismo e impadronirsi di tutto ciò che una volta apparteneva agli ebrei. Così la Terra d'Israele è diventata la “Palestina”, il Monte del Tempio si è trasformato nella “Moschea di Al Aqsa”, il patriarca Abramo è diventato il primo musulmano e il re Salomone si dice abbia costruito una moschea a Gerusalemme. La presenza e l'attività ebraica sul Monte del Tempio e a Gerusalemme sono percepite dai musulmani come il ritorno dell'ebraismo allo status di una religione vivente e vitale, e questa è una vera sfida teologica per l'Islam che i musulmani sono ben consapevoli di non essere in grado di affrontare. L'unico modo in cui l'Islam potrebbe convivere con la sovranità israeliana sarebbe quello di riconoscere che Israele è forte e invincibile, di modo che qualsiasi tentativo di supremazia sicuramente si concluderebbe con una sconfitta.

Questo riconoscimento potrebbe indurre i musulmani ad accettare un cessate il fuoco temporaneo con Israele ( Salaam in arabo), che durerebbe finché Israele è forte, pericoloso e invincibile. La possibilità di una pace permanente con gli ebrei in versione europea non esiste in Medio Oriente e quindi solo il potere e la volontà di mantenerlo, daranno a Israele tempi lunghi di pace, che durerà per sempre se Israele saprà essere invincibile.
Israele deve dire ai musulmani - preferibilmente in arabo -: “Lo Stato di Israele è sovrano in tutto il territorio di Gerusalemme e non accetterà alcun diktat da chiunque, Stato, organizzazione o gruppo su una qualsiasi questione di sicurezza, che è e rimane totalmente nelle sue mani”.

L'attacco che si è svolto venerdì 14 luglio, in cui sono stati uccisi due poliziotti di confine, ha dimostrato che bisogna impedire che vengano portate armi al Monte del Tempio e l’unico modo per assicurare che questo non succeda è l’uso della tecnologia, proprio come avviene agli uffici dell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni (dove i musulmani vanno a ricevere gli assegni famigliari, le pensioni di vecchiaia e di reversibilità, e le indennità di disoccupazione) e vi accedono attraverso i metal detector.
Chiunque si rifiuti di passare attraverso i metal detector o di essere controllato con altri metodi, con tutto il rispetto, dovrà rimanere al di fuori del Monte del Tempio”.
Lo Sheikh Raad Salah e i Drusi
L'attuale ondata di violenza ha avuto inizio quando tre musulmani di Umm el Fahm, venerdì 14 luglio hanno ucciso a Gerusalemme due poliziotti drusi. La maggior parte dei drusi servono nell’IDF e nella polizia di confine; questo comporta che vengano percepiti dai musulmani come membri di una religione eretica.
I Drusi sono pienamente consapevoli di rischiare la decapitazione se cadessero nelle mani di musulmani estremisti . Quello che è successo ai Drusi in Siria ne è la dimostrazione.
A causa degli omicidi dei due ufficiali di polizia, ci sono stati alcuni attacchi contro i musulmani perpetrati dai Drusi, e la tensione è diventata palpabile nei villaggi in cui la popolazione è mista, drusi e musulmani.

Lo sceicco Raad Salah, capo del ramo Nord del movimento islamico ora illegale, vive a Umm el Fahm, la cittadina degli assassini, e fa di tutto per danneggiare i rapporti tra i Drusi e lo Stato d'Israele, sperando di convincerli i a lasciare l’esercito e la Polizia di confine, e ad accostarsi invece ai musulmani anti-israeliani.
Gli omicidi della scorsa settimana lo hanno spinto a scrivere una lettera alla comunità drusa, qui riportata con i miei commenti tra parentesi.
Salah si rivolge alla comunità dei drusi come “Bni Marof”, un termine di rispetto che significa “gente di grazia”, e non con il titolo con cui loro si definiscono, “Avna al Tawhid” ovvero “ la mia unicità”, che le concederebbe legittimità nel mondo di religione islamica.

Lo sceicco Raad scrive:
"Auguriamo che voi (drusi) e noi (musulmani) possiamo vivere in una società basata sul puro arabismo e sul senso di appartenenza alla Palestina delle origini, come entrambi vogliamo che si possa costruire per i nostri figli e per i nostri nipoti, un presente e un futuro congiunti che proteggeranno la terra, le nostre case e luoghi per noi sacri e che condurranno allo sviluppo, alla felicità e alla cortesia per ogni famiglia. Vorremmo che entrambi noi ci appellassimo alla pace sociale e alla comunicazione interpersonale e all’interazione positiva, liberi da qualsiasi incitamento, perché la lotta tra fratelli è sempre cieca, sorda, insensata. Nei miei libri “Il diario di un prigioniero”, “Vita solitaria” e “Persecuzione mirata” ho cercato di sottolineare che voi e noi dobbiamo costruire un futuro reciproco per entrambi, affermando che voi siete una parte della società che ci lega, parte della vita quotidiana della società (araba israeliana) che si estende dalla Galilea e dal Carmelo al Triangolo ( è così detta la zona di Wadi Ara, con ai vertici i villaggi di Musmus a Nord, di Barqaa ad Est e di Taibe a Sud. N.d.T.), al Negev e alle città costiere (cioè Jaffa, Haifa, Lydda, Ramla), quindi non volevamo di certo che qualcuno diventasse il legno che alimenta i fuochi dell’occupazione in Cisgiordania o nella bellissima Striscia di Gaza (sotto il dominio di Hamas), nella città benedetta di Gerusalemme, all'al-Aqsa o in qualsiasi altro luogo. “La realtà della nostra come della vostra vita, evidenzia il razzismo, l’oppressione e la discriminazione israeliana contro di noi ( musulmani) e voi (drusi) in eguale misura. Non permettiamo dunque che l'occupazione israeliana ci separi. "Il nostro linguaggio, la lingua araba, è lo stesso, i nostri e i vostri valori si basano su onorevoli comportamenti morali, le nostre vite quotidiane ci collegano a Shfaram, Rama, Babu Snan, Maghar, Horfesh, Albukiah e ad altri luoghi. Questi sono i fondamenti che dobbiamo conservare, mentre il vostro adeguamento all’occupazione israeliana (del 1948) è l’eccezione. Non dobbiamo lasciare che l’eccezione superi il modo naturale in cui le cose dovrebbero andare. "Sono sicuro che se esaminate la volontà di Sultan Pasha al-Atrash (il sultano era un leader dei Drusi nella Siria meridionale che si ribellò contro l’occupazione francese nel 1925), trovereste che chiede esattamente la stessa cosa che sto dicendo io. Sono sicuro che se controllate le memorie che descrivono il nostro rapporto in tempi diversi degli ultimi decenni, vi rendereste conto che anche loro chiedono la stessa cosa.. “ Mi rivolgo a me stesso, al “Bni Marof ” e a tutti i componenti della nostra società “all'interno della Palestina " (termine che si riferisce all’Israele del 1948), con tutta la loro differenza religiosa e politica, per continuare la conversazione, in modo che questa chiamata possa diventare la base di un piano realistico per il resto delle nostre vite ".

Questo si legge nella lettera di Sheik Raed. A quanto pare, si affida ai ricordi recenti di quei Drusi che hanno adottato la narrativa palestinese negli ultimi anni. Il suo problema è convincere la maggior parte della comunità che ricorda bene l’atteggiamento dei musulmani nei confronti dei Drusi durante la loro storia millenaria e sa esattamente cosa accadrebbe a quella comunità se fosse costretta a vivere alla mercé di un governatore islamico come Raed Salah.

È interessante notare che Raed Salah per i suoi fini, falsifica anche la storia: il sultano Pasha al-Atrash ha condotto la rivolta dei Drusi nel 1925 nei confronti dei francesi, affinché questi (i francesi) non legassero la comunità dei Drusi alla Siria, perché era preoccupato, giustamente, per il terribile trattamento dei musulmani nei confronti dei Drusi di cui voleva preservare l’autonomia, come era stato sotto il dominio ottomano. Oggi, Raed Salah pensa di poter usare il nome di al-Atrash per convincere i Drusi a identificarsi con i musulmani.
C'è un detto arabo: ‘Un bugiardo deve avere una buona memoria’.

E vorrei una risposta a questa domanda: dopo che il movimento (islamico) di Raed Salah è stato bandito, come ha il diritto di diffondere pubblicamente una calunnia? Perché lo Stato di Israele non gli vieta di diffondere liberamente l'incitamento alla violenza?
Nella situazione attuale non esiste alcuna alternativa se non imporre restrizioni alla mobilità di coloro che incitano all'odio, come fa Salah. La legge israeliana consente di imporre questa restrizione.

La democrazia e la libertà di espressione non devono essere consentite per proteggere coloro che vogliono minarne le basi, un principio già approvato dalla Corte Suprema nella sua sentenza sul caso Al-Ard 50 anni fa (Al-Ard era una ONG araba anti-israeliana che fu bandita nel 1964). Israele deve trasmettere un messaggio inequivocabile ai nemici interni che vogliono distruggerlo: lo Stato di Israele non permetterà loro di nascondersi dietro la nostra democrazia per distruggerla dall’interno. La democrazia non è un patto per suicidarsi.

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
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