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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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Tamburi di guerra 09/01/2016
Tamburi di guerra
Analisi di Mordechai Kedar

L'articolo è stato pubblicato in inglese su Arutz Sheva.

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Nimr Baqer al-Nimr, messo a morte in Arabia Saudita

La guerra in Medio Oriente non è una novità. Dopo tutto, in qualsiasi momento, in questa regione violenta e complessa, si scatena almeno un conflitto o all’interno di uno stesso Paese o tra due Stati. Nel corso degli ultimi trent’anni la maggior parte dei Paesi dell’area ha combattuto una guerra. L'elenco comprende Marocco, Algeria, Libia, Sudan, Yemen, Arabia Saudita, Iraq, Siria, Turchia, Libano e Israele. Comunque sia, nel corso degli ultimi giorni, la probabilità di una guerra imminente ha avuto un’impennata e all’orizzonte si vedono i primi segni di deterioramento che potrebbero far esplodere una guerra molto più vasta di quelle di cui siamo stati testimoni nelle nostre vite.

La situazione attuale può degenerare in una guerra di distruzione totale, una guerra combattuta con ogni mezzo possibile, tra due potenze regionali, l’Arabia Saudita e l’Iran. In realtà, questi due Paesi da anni si combattono in altre arene: in Iraq, dove l’Iran sostiene la maggioranza sciita, mentre i sauditi stanno aiutando la minoranza sunnita; in Siria, dove i sauditi danno supporto e aiuto ai ribelli, mentre l’Iran sta sacrificando i suoi ufficiali e soldati migliori per aiutare Assad a sopravvivere agli attacchi degli jihadisti sunniti. In Libano, dal 1980 in poi, l’Iran ha aiutato il rafforzamento degli sciiti fornendo loro armi, addestramento e organizzandoli in modo da ottenere il controllo del Paese tramite il gruppo terrorista Hezbollah, mentre i sauditi stanno aiutando l’opposizione sunnita. Questo spiega il rapporto di cordialità tra la famiglia Hariri sunnita e i sauditi, così come l’odio bruciante nelle parole del capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, riguardo all’Arabia Saudita. Anche in Yemen infuria una guerra aperta tra l’Iran, che sta aiutando la tribù sciita degli Houthi, e l’Arabia Saudita, in un conflitto che sta distruggendo il Paese e lascia nella sua scia migliaia di vittime e decine di migliaia di profughi.

Allo stesso tempo, i sauditi stanno usando il loro enorme potere economico per danneggiare l’economia iraniana inondando il mercato di petrolio, riducendo così il prezzo di questa materia prima. La determinazione dei sauditi è stata resa ancora più forte dall’accordo USA-Iran e dal conseguente sblocco di molti miliardi di dollari in Iran, cosa che consente un’infiltrazione sciita più profonda nei Paesi che sono rimasti fino ad ora neutrali, il soffiare sul fuoco del terrorismo sciita e il prezzolare politici, giornalisti e accademici che si trasformeranno in difensori delle politiche iraniane.

Dopo un lungo periodo di conflitti indiretti tra Iran e Arabia Saudita, sembra che sia giunto il momento dello scontro diretto. Sullo sfondo continua la persecuzione subita dalla minoranza sciita nell’Arabia Saudita orientale. I sauditi, che sono wahabiti, sunniti estremisti, credono che la Shia sia una forma di eresia, e ciò li induce a limitare notevolmente la pratica religiosa sciita. Lo sceicco Nimr Baqer al-Nimr, il locale e influente leader sciita, era stato arrestato con l’accusa di incitamento alla violenza, anche se lui e i suoi seguaci sostenevano di aver indetto una protesta non violenta. Nimr era stato condannato a morte e tenuto in carcere per quasi un decennio. Da tutto il mondo erano giunte richieste perché gli fosse concessa la grazia, ma sabato scorso 2 gennaio è stato decapitato com’è prassi nella monarchia saudita. Con lui sono state decapitate altre 46 persone, tra cui 43 sunniti accusati di atti terroristici contro la monarchia. I capi del regime saudita devono aver pensato che uccidere 43 jihadisti sunniti avrebbe bilanciato l’uccisione dello sceicco Nimr, ma il loro giudizio era errato, perché non appena la morte dello sceicco è diventata di dominio pubblico, è esplosa una vera e propria tempesta nel mondo sciita. Violente proteste sono scoppiate in molte parti del mondo, e masse infuriate hanno fatto irruzione nell’ambasciata saudita a Teheran e nel suo consolato a Mashhad, distruggendo e bruciando tutto. Oltre ad aver distrutto ambasciata e consolato, la penetrazione nei servizi di intelligence sauditi è stata peggiore dell’attacco al simbolo della sovranità saudita, perché non c'è alcun dubbio che i sauditi svolgessero la propria attività di intelligence dall’interno di quei due edifici - ascolto dei social networks, spionaggio e mobilitazione di agenti - il tutto sotto il mantello dell’immunità diplomatica.

Subito dopo le irruzioni a Teheran e Mashhad, i sauditi hanno ordinato al personale presso l’ambasciata iraniana e il consolato in Arabia Saudita (entrambi centri di intelligence attive contro i sauditi) di uscire dalla monarchia. E così hanno interrotto le relazioni diplomatiche con l'Iran. Bahrein, Sudan e gli Emirati Arabi Uniti hanno seguito l’esempio e hanno rotto le relazioni diplomatiche con l’Iran, un passo destinato a comunicare al mondo che la regione del Golfo potrebbe presto trasformarsi in una polveriera. La conclusione logica sarebbe che all’Iran non dovrebbe essere permesso di procurarsi armi nucleari e, inoltre, che sarebbe incauto investire in quel Paese, dal momento che se scoppiasse la guerra, i fondi investiti avrebbero un’elevata probabilità di andare perduti.

La nube pesante che sovrasta l’area in seguito alla decapitazione dello sceicco Nimr può essere percepita ascoltando gli speaker sciiti, prima di tutti lo stesso Hassan Nasrallah, che parla dal suo nascondiglio in Libano. Nasrallah ha pronunciato un discorso infuocato che può essere riassunto nel modo seguente: “Nella Penisola Arabica è stato fondato un Paese, il cui nome bugiardo, ingannatore, impertinente e falso è Monarchia dell’Arabia Saudita. Questo è il Paese in cui si trovano due luoghi sacri [Mecca e Medina, NdA], la terra del profeta Maometto, della sua famiglia e degli stimati amici, la terra dei primi combattenti jihadisti, la terra dell’Islam - rubata e a cui è stato dato il nome della famiglia [Saud, NdA] che si impose sugli abitanti della Penisola arabica con massacri, omicidi e terrore ... il regno che sorse sui resti di un popolo, del suo sangue versato come acqua ... con l’aiuto britannico, con soldi inglesi, cannoni inglesi, compartecipe del piano britannico di depredare le nostre terre, proprio come Israele è stato fondato sulla conquistata Palestina ” (nota: Israele è equiparato all’Arabia Saudita!). Secondo Nasrallah, “non si può per alcuna ragione ignorare l’applicazione della pena di morte nei confronti di un leader religioso rispettato come Nimr Baqer al-Nimr. Non era un terrorista, non aveva organizzato una banda, non aveva chiamato all’uso delle armi, e tutto ciò che ha fatto è stato fatto in modo pacifico. Anche nel Bahrain imprigionano saggi sciiti che non hanno commesso alcun atto di violenza. Tutto quello che facevano era protestare pacificamente. Al-Nimr ha detto la verità, con coraggio e in modo corretto. Voleva migliorare le condizioni della gente, nella speranza che potesse acquisire diritti e un governo libero dalla corruzione, ma chi dice la verità in Arabia Saudita viene messo a morte. Il sangue di al-Nimr copre l’apparenza, il corpo e la storia, sia passata sia futura, dei Figli di Saud fino al Giorno del Giudizio, quando si pagherà il prezzo in questo mondo e nel prossimo ... chiunque osi pronunciare qualsiasi critica in Arabia Saudita è trattato a colpi di spada ... e gli sceicchi sauditi purificano ogni delitto.”

“Molti leader del mondo islamico avevano pregato il re saudita di non eseguire la pena di morte e c’erano speranze che le richieste sarebbero state onorate; l’esecuzione della condanna a morte ha colto il mondo arabo e musulmano di sorpresa. Al regime saudita non importano né il mondo islamico né l’opinione pubblica mondiale, deride tutto e calpesta i sentimenti di tutti i musulmani. Il regime saudita si rifiuta di dare il corpo di Nimr alla sua famiglia.”

“I sauditi dicono al proprio popolo: o vivete secondo le nostre regole e tacete come pecore o vi ammazziamo tutti come pecore. I sauditi hanno rivelato il loro vero volto al mondo intero: la loro arroganza, criminalità, terrorismo, bollando gli altri come infedeli, e tutto questo ogni giorno. Questo è ciò che i sauditi fanno in Yemen ogni giorno, bombardando, uccidendo, distruggendo, macellando, creando masse di rifugiati, mettendo ostacoli sulla strada per il raggiungimento di una soluzione, al fine di ottenere il controllo sullo Yemen e vendicarsi su coloro che non vogliono cedere.” Immagine correlata
Sunniti contro sciiti, Arabia Saudita contro Iran

Secondo Nasrallah, i sunniti sono stati anche contrari a comminare la pena di morte a Nimr perché vogliono evitare una battaglia tra sunniti e sciiti e sono contro tutte le misure che aggravano l’animosità tra i due gruppi, a dispetto del desiderio dei sauditi di far precipitare il mondo islamico in una guerra di religione. Nasrallah ammonisce a non scivolare in una guerra di questo tipo, per non fare il gioco dei nemici dell’Islam. “È giunto il momento di dire la verità con coraggio e chiarezza sui sauditi, e invitare il mondo a lavarsene le mani di loro.” “I testi dello Stato Islamico sono stati scritti in Arabia Saudita. I sauditi finanziano, formano e sostengono lo Stato Islamico in ogni modo possibile. I loro leader sono criminali e ladri, che derubano le persone dei loro diritti. Sono fonte di ogni male, malvagità e criminalità nella regione. Sono i lacchè dell’Inghilterra, degli Stati Uniti e di Israele. Sono asserviti al denaro, al potere, drogati dai piaceri di questo mondo, servi di Satana ... questa falsità [l’Arabia Saudita, NdA] deve avere fine, deve cadere. Questa è la più importante Jihad del nostro tempo ... loro uccidono nei locali notturni, mentre i nostri figli sono stati uccisi difendendo il Libano, la Palestina, la Umma e l’islam.”

“La risposta all’omicidio di Nimr Baqer al-Nimr sarà la stessa di quella di Zaynab [figlia di Ali, il fondatore dell’islam sciita, NdA] che aveva osato parlare ad alta voce agli Omayyadi [che avevano ucciso suo fratello, Husayn ibn Ali a Karbala nel 680 dC, NdA]. Il sangue versato dalla famiglia [saudita, NdA] per esportare ideologia, denaro e armi, porterà alla loro rovina. Questa è la tradizione storica celeste quando un regime perde il buon senso, dimentica tutti i sentimenti umani e scivola in un profondo abisso. Possiamo già vedere all’orizzonte la fine di questo regime corrotto e criminale.”

I brani di cui sopra sono una versione ridotta del discorso di Nasrallah, pronunciato con emozione palpabile, inframmezzato da forti grida, e accolto con applausi da parte di coloro che lo ascoltavano sullo schermo televisivo. Nessun oratore sciita avrebbe potuto fare un discorso tagliente come questo, e non esistono minacce più chiare di quelle che Nasrallah rivolge a sauditi. Si può dare per scontato che lo stato d’animo e le parole del suo discorso siano ciò che serve per mettere in risalto la sintonia con gli ayatollah dell’Iran, in compagnia dei quali Nimr aveva trascorso una buona parte della sua vita. Le allusioni di Nasrallah a Zaynab servono a ricordare agli ascoltatori la strage di Husayn ibn Ali (nipote di Maometto) a Karbala nel 680 dC. Anche lui era stato decapitato. Gli sciiti compiono appassionate cerimonie religiose intrise di sangue il 10 del mese di Muharram, chiamato il Giorno di Ashura, per ricordare il massacro e il suo assassinio e decapitazione. Se fossi un cittadino dell’Arabia Saudita, nel Paese stesso o in qualsiasi altra parte del mondo, starei molto attento nel 40° giorno dopo la decapitazione di Al-Nimr, che cadrà mercoledì 10 Febbraio. Vorrei anche, d’ora in poi, fare particolare attenzione alla ricorrenza annuale della sua messa a morte. Gli sciiti vendicheranno il suo assassinio, e non sarà un piacevole spettacolo da vedere.

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
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