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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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Daesh non è un’organizzazione, ma uno Stato 10/07/2015
Daesh non è un’organizzazione, ma uno Stato
Analisi di Mordechai Kedar

(Traduzione dall’ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz)

Ecco il link all'articolo originale: http://www.israelnationalnews.com/Articles/
Article.aspx/17192#.VZ83N_mqqkp

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Terroristi dello Stato Islamico

Fingere che Daesh non esista, non servirà all’Occidente. C’è uno Stato che deve essere distrutto, come si sarebbe dovuta distruggere la Germania nazista. L'organizzazione chiamata Daesh ha fatto la sua apparizione sul palcoscenico del Medio Oriente a metà del 2014, anche se si era costituita come braccio iracheno di Al Qaeda già 14 anni prima. Il mondo le aveva prestato scarsa attenzione fino a quando, improvvisamente, quest’organizzazione ha cominciato a prendere il controllo su vaste aree del Nord-Ovest dell'Iraq e della Siria orientale con una velocità impressionante.

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Stato Islamico: si procede indietro verso il VII secolo, all'origine (sanguinosa) dell'islam

In un primo momento, l’attenzione internazionale si era concentrata principalmente sui video in cui si vedevano dei soldati di Daesh tagliare la gola a giornalisti stranieri e ancora oggi il mondo considera questo gruppo di jihadisti un'organizzazione terroristica, nonostante nel giugno 2014, tale organizzazione si sia dichiarata uno Stato, lo “Stato Islamico” e abbia iniziato a chiamare Califfo il suo capo. Politici, personalità dei media, accademici ed esperti dimostrano un rifiuto viscerale e psicologico a riconoscere questa organizzazione come uno Stato, anche se a oggi controlla un territorio 15 volte la superficie di Israele.

Con il termine “Stato” si intende fare riferimento a qualcosa di normale, ordinario, legale e legittimo e nessuno, nel mondo occidentale, è pronto a chiamare il Califfato con il criterio che si riserverebbe a uno Stato. La BBC, in arabo, lo definisce “l’entità che si dichiara Stato Islamico”.

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Perché il nome “Stato Islamico”
Ma c’è un altro problema: usare il termine “Stato Islamico” significherebbe de facto dare al gruppo il riconoscimento che rappresenta l'Islam originale e autentico. Il che porta a una domanda di correttezza politica, perché anche se questo riconoscimento è solamente implicito, si alimenta la rabbia di un buon numero di musulmani, soprattutto di quelli che vivono in Occidente, che non si riconoscono nelle attività del Daesh e che si rifiutano di essere classificati come musulmani che si identificano con quelli dello Stato Islamico. Al fine di evitare di mettere questi musulmani in una posizione scomoda, l’Occidente si rifiuta di riferirsi allo Stato Islamico con quel nome. I motivi di cui sopra impediscono al mondo intero di chiamare lo “Stato Islamico” con il suo nome completo. Chi parla ebraico utilizza l'acronimo “Daesh”, che sta per “Stato Islamico dell'Iraq e della Siria”, che si traduce in ISIS o ISIL in inglese (Stato Islamico in Iraq e Siria / Levante), entrambi acronimi utilizzati per evitare di chiamare il gruppo con il suo vero nome.

Il negazionismo però non è di alcuna utilità, e la censura di un nome non cambierà la realtà, perché quello che appare, agisce e funziona come uno Stato, è uno Stato, anche se non ci piace per niente. Negare l’esistenza dello Stato Islamico è esattamente come fa gran parte del mondo arabo, che nega l'esistenza di Israele da oltre 67 anni e usa il nome offensivo di “Entità Sionista” al posto di Stato Ebraico. Invito dunque il mondo ad aprire gli occhi, ad ammettere la realtà di cui è vittima il Medio Oriente e a capire che lo Stato Islamico intende rimanere e non ha alcuna intenzione di volatilizzarsi. Lo Stato Islamico è parte integrante della realtà del Medio Oriente e il mondo deve riferirsi a esso come a uno Stato.

Nel caso in cui qualcuno se lo stia domandando, lasciatemi dire chiaramente che non sono diventato un sostenitore delle pubbliche relazioni del califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Al contrario, invito il mondo a considerare lo Stato Islamico esattamente come la Germania nazista, perché è questo l'unico modo in cui il mondo può superare la barriera psicologica che lo spinge a vivere nel negazionismo. Deve svegliarsi, affrontare la realtà, prepararsi alla guerra e distruggere lo Stato Islamico. Finché il mondo si riferisce a questa entità come a un’organizzazione, a una banda, a un gruppo, o a qualcosa con nomi incomprensibili, si ha la netta percezione che l’Occidente potrebbe sconfiggerlo con qualche bombardamento qua e là, eliminando qualcuno qua e là, e non vi è errore più grande che questo modo di vedere le cose.

Un altro grave pericolo che lo Stato Islamico presenta è questo: la sua straordinaria capacità di esportare le proprie idee a macchia d'olio. In tutto il mondo è altissimo il numero di persone che amano l'idea jihadista rappresentata dallo Stato Islamico. E non meno terribile è la spietatezza dei metodi operativi che impiega, come l’Occidente ha già sperimentato. Organizzazioni in Libia, Sinai, Nigeria, Mali, Somalia, Algeria, Mauritania, Tunisia, Yemen e Afghanistan hanno giurato fedeltà allo Stato Islamico e stanno utilizzando il suo nome, ogni mese migliaia di volontari si uniscono ai suoi ranghi per partecipare alla Jihad contro chi non accetta il credo e le attività dello Stato islamico.

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Quello che servirebbe, ma che ancora non abbiamo: una strategia chiara contro lo Stato Islamico

Perché è uno Stato?
Uno Stato è un'entità politica che ha controllo su un territorio, ha istituzioni governative e la capacità di attuare le proprie politiche, emanare leggi e farle rispettare dalla popolazione. Deve essere in grado di difendere le proprie terre e interessi per mezzo di forze armate, mantenere un sistema amministrativo ed economico che permetta ai cittadini di condurre la loro vita quotidiana. Tutte queste caratteristiche si possono trovare nello Stato Islamico. Da un punto di vista amministrativo, lo Stato Islamico ha un leader che è a capo di un governo che comprende i ministeri della sanità, economia, energia, sicurezza, ecc. Ha una struttura economica varia e sviluppata, con massicce e stabili fonti di finanziamento: petrolio dal Nord dell’Iraq, tasse obbligatorie dal popolo che conquista, utili provenienti dal mercato degli schiavi, dal rapimento degli stranieri che si traducono in enormi riscatti pagati per liberarli, da donazioni da parte di musulmani di tutto il mondo, dalla vendita di manufatti rubati dai musei ecc.

Lo Stato Islamico ha coniato una serie di monete in oro, argento e bronzo, su cui è inciso “Stato Islamico”, “Califfato sulle Strade della Profezia”. Alcuni scrivono il suo nome “Lo Stato del Califfo”. E’ importante notare che Stato Islamico ha rimosso le parole “Iraq e Siria” dal proprio nome. Vede se stesso come dominatore di tutto il mondo, cancellando i confini stabiliti dai colonialisti. La dottrina islamista sostiene che Allah ha creato un unico mondo, e che nessuno ha il diritto di scomporlo in Stati e Paesi. Allah ha dato la Sharia al mondo islamico, il sistema legale celeste e perfetto, il più adatto per l'umanità, e nessun essere umano ha il diritto di emanare altre leggi, create dall’uomo.

Tutta questa puntigliosità estrema sul Califfato esige una spiegazione. Lo Stato è guidato da un Califfo, espressione diretta e perfetta dello Stato stabilito dal Profeta dell’Islam Maometto e perseguito dai Califfi. Il Califfato è stato soppresso da Ataturk nel 1924, così come molte altre manifestazioni di tradizione islamica. Lo Stato Islamico vede come propria missione quella di ripristinare la gloria del VII secolo dell’Islam nel mondo, ricreando il Califfato. Inoltre, il titolo di Califfo concede al leader dello Stato Islamico l’autorità derivante dall'Islam stesso, il che implica che tutti gli altri monarchi sono illegittimi, anche se musulmani, tra i quali i re di Giordania, Arabia Saudita, Marocco e Bahrein. Un versetto coranico postula che “il regno appartiene soltanto ad Allah”, quindi, come può un semplice mortale dichiararsi re? Anche i Presidenti non sono i governanti legittimi agli occhi dello Stato Islamico, perché l’idea di una presidenza è stata presa dall’Occidente, dai musulmani che hanno perso la loro identità.

Lo Stato Islamico usa dei propri media: “Tele Califfato” in televisione e una rivista mensile chiamata "Dabiq", pubblicata in inglese e in arabo che prende il nome da una città nel Nord della Siria nei pressi di Aleppo. L’8 agosto 1516, nei pressi di Dabiq, gli Ottomani con Selim I avevano vinto una battaglia decisiva contro i Mamelucchi, che aprì loro la strada per il controllo di Damasco e dell'intero Medio Oriente. Il mese prossimo, l’8 agosto, saranno 500 anni dalla vittoria ed è prevedibile che i festeggiamenti con cui sarà commemorata la data includeranno operazioni di Jihad.

Un timore reale e attuale, è la possibilità che scienziati specializzati nel campo della fisica, della chimica e della biologia possano aderire allo Stato Islamico e attuino la fabbricazione di armi non convenzionali in base alla loro conoscenza scientifica. Lo Stato Islamico può anche ottenere il controllo di armamenti non convenzionali in Siria o rubare queste armi dagli arsenali siriani, ora che l’esercito siriano sta cadendo a pezzi.

Il mondo deve aprire gli occhi, svegliarsi e cominciare a pianificare il modo di comportarsi con lo Stato Islamico, prima che sia lo Stato Islamico a deciderlo nei confronti del mondo. I bombardamenti aerei non elimineranno lo Stato Islamico, l’unico modo che può funzionare è quello di mandare forze di terra, degli eserciti, a respingere i combattenti dello Stato Islamico nei loro Paesi di provenienza. Si tratta di un vero e proprio “O loro o noi” e quelli che sperano che l’Iran farà il loro lavoro, saranno amaramente delusi: nonostante l’odio e l’avversione che esiste tra lo Stato Islamico sunnita e l’Iran sciita, entrambi vogliono vedere l’egemonia dell’Islam sull’intero globo. L'Iran non farà nulla di significativo contro lo Stato Islamico, per non agevolare le nazioni superbe e eretiche dell’Occidente. Lo Stato Islamico sta crescendo a passi da gigante, sempre più organizzazioni entrano a farne parte, sempre più volontari civili stanno condividendone le idee. Questo Stato, che non esisteva un anno e mezzo fa, si è trasformato nell’argomento principale della politica internazionale. E’ una grave minaccia per la civiltà occidentale e se l’Occidente non inizia un’azione militare pesante, il pericolo si trasformerà in un problema esistenziale. Più a lungo l'Occidente aspetta a rispondere più duramente, più lunga e a caro prezzo sarà la guerra. Sì, sarà una vera e propria guerra contro lo Stato Islamico.

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
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