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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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Obama, gli ayatollah e i libri di storia 25/04/2015
 Obama, gli ayatollah e i libri di storia
Commento di Mordechai Kedar

(Traduzione dall’ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz)

Obama può scegliere se entrare nei libri di storia come il Presidente che ha impedito all’Iran di procurarsi le armi nucleari o come il Presidente che gliel’ha consentito.

Sono sempre stato convinto che la forza trainante della politica estera americana fosse la logica. Tuttavia, è ormai chiaro che vi è, tra i responsabili della politica estera, chi vuole raggiungere un accordo nucleare con gli ayatollah a qualsiasi prezzo. Da quando si sono accorti della disponibilità del governo americano, gli ayatollah si sono irrigiditi sulle loro posizioni per ottenere il consenso a proseguire il programma nucleare. Una ricompensa dagli Stati Uniti per aver acconsentito a firmare l’accordo. Un bene per gli ayatollah e un male per l'America e per il resto del mondo.

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Khomeini Khamenei

Si noti che non sto dicendo "Iran", perché la maggior parte della popolazione, che è laica, vorrebbe che il potere degli ayatollah avesse fine, in più non è per nulla interessata a un accordo che aumenti il loro potere economico e politico, sia che producano o no armi nucleari.

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Ho riassunto in dieci punti perchè il Presidente Obama dovrebbe astenersi dal firmare un qualsiasi accordo con gli ayatollah. Ho anche precisato l'unico modo per impedirgli di ottenere armi nucleari.

1. L'accordo firmato a Losanna, all'inizio di aprile, non impedirà agli ayatollah di produrre armi nucleari. L’ha ammesso lo stesso Presidente Obama. Forse ci vorrà più tempo per ottenerle, ma le armi nucleari iraniane passeranno alla storia come una concessione di Barack Obama.

2. La lezione appresa durante i lunghi negoziati con gli ayatollah ha dimostrato che, in ogni caso, cercano di mentire, imbrogliare, gettare fumo negli occhi e nascondere la verità: tutto ciò è ammissibile sotto la voce "taqiya", una dispensa legale sciita che permette di mentire e imbrogliare se serve ai loro interessi.
E’ rimasto qualcuno nel mondo occidentale, che abbia ancora fiducia, che creda alle loro affermazioni? La stessa ingiunzione di Khamenei contro lo sviluppo di armi nucleari, è una forma di "taqiya". Perché avrebbe bisogno di un impianto di trattamento del plutonio la cui natura è esclusivamente militare?
3. Un accordo che liberi gli ayatollah dalle sanzioni porterà una boccata di ossigeno per il regime, che nega totalmente i valori che tutto l'Occidente, e in particolare gli Stati Uniti d'America, sostengono di condividere. Se gli Stati Uniti e l'Europa credessero davvero nei diritti dell'uomo, nella democrazia, nella libertà, nei diritti delle donne, nei diritti delle minoranze, nei diritti degli omosessuali e delle lesbiche, nella libertà di religione e nell’essere liberi dalla religione, allora non si sarebbero mai seduti allo stesso tavolo con gli ayatollah, per alcuna sorta di negoziato.


Teocrazia spiegata: voi votate, Dio decide

Ecco perché qualsiasi accordo con gli Ayatollah rappresenta un tradimento dell'Occidente verso decine di milioni d’iraniani e un’abrogazione del loro diritto a condurre una vita normale, come quella dei cittadini d’Europa e degli Stati Uniti.

4. Ogni accordo che non includa una totale abolizione del programma nucleare iraniano incoraggerà gli ayatollah a perseguire i propri fini, perchè questa è la mano di Dio ed è la prova che lo stesso Allah ha fornito loro la vittoria sugli infedeli, sui cristiani, su americani ed europei, su quelli che bevono alcol e mangiano carne di maiale.

5. La sensazione di vittoria che gli ayatollah avranno, sprofonderà l’intero Medio Oriente in un vortice politico e militare, le cui caratteristiche sono già evidenti in Yemen, che è la continuazione del massacro per il quale gli ayatollah sono responsabili in Siria, Iraq e Libano.

6. Un accordo con gli ayatollah farà innescare una corsa agli armamenti nucleari in tutto il Medio Oriente, con la forte probabilità che queste armi nucleari troveranno la strada verso organizzazioni terroristiche, difficili da individuare e distruggere.

7. Uno degli obiettivi che motivano gli ayatollah, è la loro dichiarata volontà di controllare la Mecca e Medina, al fine di ripristinare il dominio della legge islamica per i seguaci di Ali ibn Abi Talib, il quarto califfo e fondatore dello sciismo, assassinato nell’anno 661 D.C.
Un accordo nucleare farà progredire quest’obiettivo, che può essere raggiunto solo con la distruzione del regime saudita. Pertanto l’accordo aggraverà la tensione tra l’Iran e l’Arabia Saudita, potrà portare a una guerra nel Golfo e alla distruzione della produzione di petrolio e di gas in quella regione.
Non bisogna avere molta immaginazione per prevedere che cosa accadrà al prezzo dell’energia a livello mondiale se ciò dovesse verificarsi.

8. Liberare gli ayatollah dalle sanzioni esistenti, consegnerà loro centinaia di miliardi di dollari, che saranno investiti in vari settori, come l’esportazione del terrorismo con l’aiuto degli sciiti in Medio Oriente, Asia, Europa, Nord e Sud America, con il fine ultimo di ripristinare lo sciismo al potere sull’ Islam e sul mondo.

9. I miliardi che giungeranno nelle mani degli ayatollah permetteranno loro di “acquisire” politici occidentali, per impedire che questi Paesi agiscano in difesa dei propri interessi, per favorire invece il potere degli ayatollah nei confronti dei Paesi occidentali.

10. Un accordo con gli ayatollah darà l’opportunità ai militanti dei gruppi islamisti sunniti - i Fratelli Musulmani , Al Qaeda, la Jihad islamica, lo Stato Islamico, Boko Haram, al-Shabaab al-Mujahidin, Jebhat al Nusra, Hamas, e molte altre organizzazioni terroristiche in varie parti del mondo - di accusare Stati Uniti ed Europa di rafforzare la parte sciita.
Questo porterà a un aumento del terrorismo sunnita in Europa e Stati Uniti.


No comment

Queste dieci ragioni sono sufficienti per bocciare qualsiasi accordo con gli ayatollah, ma la domanda che ci si pone immediatamente è come impedire che ottengano armi nucleari.
La risposta è semplice: i leader occidentali, il gruppo composto dai Presidenti degli Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Australia e Germania, devono inviare agli ayatollah una lettera aperta affermando quanto segue:
“La festa è finita. E così lo sono le trattative. Noi non crediamo una parola di quello che dite, né ci lasciamo abbindolare dai sorrisi sul volto del vostro leader. Questo è il motivo per cui non ci sarà alcun accordo. Avete una settimana per smontare, a partire da questo preciso istante, tutti gli impianti nucleari a Fordow, Natanz, Arac, Parchin e tutti gli altri esistenti. Dovete smontare tutte le centrifughe e spedirne i pezzi a noi, via mare.
N.B.: Le nostre forze di terra, di mare e d’aria vi circondano e stanno già scaldando i motori. A una settimana da oggi, se non fate ciò che vi chiediamo, inizieremo a radere tutto al suolo. ‘Leggete le nostre labbra’. Prendeteci sul serio, perché noi non vi daremo un secondo di più.
Firmato: Barack Obama, David Cameron, Francois Hollande, Tony Abbot, Angela Merkel.”

Più questa minaccia sembrerà seria e credibile, meno possibilità ci saranno che possa essere attuata. Gli ayatollah non sono dei suicidi, in testa alla lista delle loro priorità c’è la preservazione del loro potere sul Paese e delle aspirazioni per quanto riguarda il ritorno dell’egemonia islamica.
Sceglieranno di rimanere al potere, anche se questo significherà rinunciare al loro arsenale nucleare. Questo è l’unico modo per convincerli a rinunciare ai loro piani nucleari. Nessun altro approccio - certo non un accordo - impedirà il loro armamento nucleare con i catastrofici risultati per il mondo.

L’unica domanda che rimane è se la leadership dell’Occidente ha davvero deciso di impedire agli ayatollah di avere armi nucleari. Fino ad ora non ha dato prova di tale volontà e questo è il motivo per cui gli ayatollah non si sentono obbligati a rinunciare al programma nucleare.
Questa è la ragione principale che ne ha irrigidito le posizioni; infatti stanno incoraggiando caos e stragi in Yemen, Siria, Iraq, Libano e Gaza, ed esportano armi nei paesi in guerra in violazione della risoluzione 1747 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 2007.

Il Presidente Obama deve decidere se entrare nei libri di storia come il leader,sotto il cui mandato, l’Iran è diventato una potenza nucleare.
Così come i libri di storia accuseranno per sempre Jimmy Carter di aver aiutato Khomeini a prendere il controllo dell’Iran.
Al contrario, Obama può scegliere di entrare nei libri di storia come il Presidente che ha impedito all’Iran di acquisire armi nucleari, nel qual caso il suo posto è come quello di Jack Kennedy, che si oppose a Cuba nel 1962 e confiscò i missili sovietici.

Entrambi i Presidenti - Carter e Kennedy - erano democratici. Un Presidente americano non deve essere per forza un repubblicano per resistere e mostrare una visione risoluta dei pericoli che minacciano gli Usa e il mondo. Tutto quello che deve fare, è usare il potere che gli Stati Uniti hanno accumulato attraverso la loro storia, per evitare una guerra che trascinerà il mondo in un cataclisma nucleare causato da ayatollah che credono che la mano di Allah gli impedisca di commettere errori .

L’angelo della storia doveva essere in vena di scherzi, quando ha permesso che il Premio Nobel 2002 per la Pace fosse assegnato a Jimmy Carter, “per i suoi sforzi volti a trovare soluzioni pacifiche ai conflitti internazionali, il sostegno della democrazia e dei diritti umani, lo sviluppo economico e sociale.
Potrebbe essere interessante sapere che cosa pensava il Comitato del Premio, degli sforzi di Carter a promuovere la democrazia e i diritti umani in Iran, quando ha permesso a Khomeini di ottenere il controllo del paese.
La risata dell’angelo sarà ancora più sguaiata se il Presidente Obama - che è stato insignito del Premio Nobel nel 2009 - si rivelerà essere il Presidente che ha permesso gli ayatollah di ottenere armi nucleari.

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi
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