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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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Israele/Elezioni:Yes, we can ! 21/03/2015
 

Israele/Elezioni:Yes, we can !
Commento di Mordechai Kedar

(Traduzione dall'ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz)

Alle 6:00 del mattino dopo le elezioni israeliane, quando lo scrutinio dei voti era già del 99%, gli israeliani sono stati informati che il Likud aveva vinto 5-6 seggi nella Knesset in più rispetto all’Unione Sionista. Questo significa che il Likud ha segnato una vittoria impressionante, soprattutto alla luce delle enormi somme di denaro e degli sforzi straordinari investiti nel tentativo di deporlo, sia da parte di gruppi israeliani che stranieri.
Gli israeliani hanno dimostrato ancora una volta che non si lasciano impressionare da un intervento straniero nelle loro elezioni e che lo Stato di Israele non è una repubblica delle banane facilmente manipolabile.

Questo risultato è una grande delusione per gli anti-sionisti di tutto il mondo e in particolare per quelli del mondo arabo, perché Netanyahu è riuscito a vincere le elezioni, malgrado fosse ai ferri corti addirittura con il Presidente degli Stati Uniti. Per quanto riguarda gli israeliani, è finita l'era della pressione americana su Israele che, come si è visto, ha spinto molti dei cittadini di Israele a sostenere il Premier. E se Netanyahu ha battuto Obama,soprattutto alla luce dell’abissale sconfitta del Presidente degli Stati Uniti alle elezioni di metà mandato, sarà certamente in grado di tessere eventuali rapporti futuri con i palestinesi e gli arabi da una posizione di forza.

Gli israeliani hanno scelto la sicurezza, mettondo la minaccia iraniana alla loro esistenza sopra tutte le altre considerazioni. Questo potrebbe migliorare le relazioni con il mondo arabo, in particolare con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto. Se la vittoria del Likud portasse a una coalizione forte e stabile che garantisse a Netanyahu uno spazio di manovra sulle questioni politiche e della sicurezza, potrebbe spingere quei Paesi arabi che temono l'Iran a unire le loro forze con Israele.

Ora che Netanyahu è sicuro della sua forza all’avvio del mandato, sarà ascoltato con maggiore attenzione in quei corridori dove sono in corso i negoziati per l'accordo nucleare iraniano. La palla è ora nel campo dei potenziali partner della coalizione. I partiti HaBayit HaYehudì, Yisrael Beytenu, Kulanu e Shas portano a Netanyahu 61 Parlamentari, e se si unisse anche il partito degli ultraortodossi, ne avrebbe 67, quindi una reale possibilità di portare a termine il suo mandato di quattro anni in relativa tranquillità politica.
Se i suoi partner naturali stabilissero un prezzo troppo alto per unirsi alla coalizione, Bibi potrebbe sempre formarne una con l'Unione Sionista, mettendo in chiaro chi è che decide e il programma. Sono sicuro che Herzog saprebbe ingoiare le sue richieste ideologiche pur di unirsi nell’alleanza.

La Lista Araba Unita
L'innalzamento dello sbarramento per entrare nella Knesset ha convinto i tre partiti arabi a unire le loro forze. Questa intesa ha creato molte speranze fra gli arabi israeliani, perché i litigi e gli scontri tra i tre partiti avevano portato molti dei loro elettori a sentirsi estranei e ad astenersi dal voto. Nel 2013, solo il 56% degli arabi israeliani aveva votato rispetto al 68% del resto della popolazione. Con una lista unica al posto dei tre partiti, la percentuale dei votanti è aumentata in modo significativo. La Lista Araba Unita ha guadagnato 13 seggi alla Knesset, 2 posti in più di quel che avevano quando erano divisi. Se l'Unione Sionista si unisse alla coalizione, il partito arabo sarebbe il più grande partito di opposizione, una situazione che garantirebbe ai dirigenti del partito numerosi privilegi, ad esempio le consultazioni con il Premier su questioni pregnanti come la guerra, e gli incontri con i leader stranieri che visitano Israele. Se ciò accadesse, il peso politico del partito arabo aumenterebbe, perché i suoi membri potrebbero diventare capi delle Commissioni della Knesset e rendere la vita del governo più difficile.

Ma l’importanza della Lista Araba Unita va ben oltre, perché può essere un punto di svolta nel rapporto tra gli arabi israeliani e lo Stato. Simboleggia uno slittamento arabo collettivo ad assumere un ruolo positivo e attivo nella gestione del Paese. Se le elezioni fanno intravedere questo processo, è probabile che sia successo a causa della disastrosa situazione nel mondo arabo e che gli arabi israeliani siano molto preoccupati del bagno di sangue che sta avvenendo.
Le crisi nel mondo arabo hanno portato una buona parte della minoranza araba in Israele a comprendere che Israele - anche se non è esattamente il massimo delle loro speranze - è l’unico Stato normale in Medio Oriente. Un Paese che rispetta i propri cittadini, sia ebrei sia arabi, e che, anche se ci sono giustificate lamentele, è pur sempre l’alternativa preferita.
Come gruppo, non vogliono entrare a far parte di uno Stato palestinese, perché sanno bene che la vita nel democratico Israele è migliore di quella in qualsiasi Stato arabo.

Questo ci porta a un altro problema, non meno importante del primo: la Lista Araba Unita si è posta in opposizione sia a sinistra che a destra. La sensazione degli arabi è che i suoi parlamentari per ora non sono a disposizione di nessuno, nemmeno della sinistra. Commenti al riguardo hanno cominciato a sentirsi quando i laburisti e Hatnuah hanno deciso di chiamarsi “Unione Sionista”. La parola stessa “sionista” è all’opposto degli obiettivi di tutti e tre i partiti nella Lista Araba Unita; non importa quanto attraente potesse essere per il pubblico ebraico, sicuramente non ha incoraggiato gli arabi a collaborare con Herzog e Livni.

Maggioranza e opposizioni
Gli arabi giudicheranno il blocco della sinistra per le azioni, non per le parole. E’ vero che se Herzog e Livni rimanessero all’opposizione, non avrebbero molto da offrire agli arabi. Tuttavia, stare all’opposizione nella Knesset darebbe a ebrei e arabi la possibilità di cooperare e lavorare insieme contro il governo.
Se l’Unione Sionista cooperasse pienamente con la lista araba dai banchi dell’opposizione, potrebbe essere la base per una futura cooperazione, se e quando la sinistra non diventasse parte della coalizione di governo.

I numeri
Il quadro politico di Israele è chiaro: l’opinione pubblica ebraica è chiaramente di destra portando a 43 i suoi seggi alla Knesset, principalmente per considerazioni relative alla sicurezza. Il settore arabo si è unificato ottenendone 13. Tra i due c’è il blocco della sinistra che si sta restringendo di giorno in giorno, lentamente ma inesorabilmente. Con 29 seggi alla Knesset, il blocco centrista scivola nell’area dei piccoli partiti di poco peso. Il blocco degli haredim è di 13 seggi.
Il popolo ebraico ha dimostrato di non avere illusioni su un Nuovo Medio Oriente, e Netanyahu ha anche annunciato un passo indietro rispetto al suo discorso all' Università Bar Ilan del 2009 (quando aveva dichiarato il proprio sostegno a uno Stato palestinese).


Oggi il Medio Oriente si presenta agli israeliani principalmente con minacce e paure, non con opportunità e sicuramente non con la speranza di pace.
E’ di vitale importanza proseguire e attuare il “Piano degli otto emirati”. Un emirato esiste già a Gaza fin dal 2007, e altri sette devono essere costituiti nelle città arabe di Giudea e Samaria.
E' giunto il momento per il prossimo governo di affrontarlo. Perché Yes We Can!

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in


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