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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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Europa: cambiare le regole del gioco della democrazia, subito 18/01/2015
 Europa: cambiare le regole del gioco della democrazia, subito
Commento di Mordechai Kedar

(Traduzione dall’ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz)

La situazione in Europa è diventata intollerabile: in qualsiasi momento, un appartenente alle migliaia di jihadisti, solo perché infastidito da un film, un articolo o da una caricatura pubblicata su un giornale, afferra il kalashnikov che ha a portata di mano e sparge morte e distruzione nelle sedi di giornali, in negozi, musei, nelle scuole e per le strade.
Può lanciare bombe, artigianali o d’importazione, nei ristoranti, nei cinema, nei teatri, nelle stazioni ferroviarie, può perpetrare altri atti terroristici.

Ci sono vari fattori che indicano la possibilità che il fenomeno si diffonda:
1) L’altissimo numero di musulmani che vivono in Europa (sono decine di milioni) deve essere preso in massima considerazione, anche se solo una piccola parte di loro si è radicalizzata. Se dei cinquanta milioni di musulmani in Europa, anche solo uno su mille diventa un jihadista, significa che ci sono almeno altri cinquantamila come quelli che hanno trasformato Parigi in un campo di battaglia.


2) E’ un fatto che molti musulmani non si sono integrati nella cultura europea. Molti vivono in quartieri a maggioranza musulmana, in cui la lingua che senti per la strada non è il francese, dove le scuole sono gestite da musulmani, anche se si chiamano scuole pubbliche, dove la moschea è il centro del quartiere e in cui l'Imam è il capo spirituale, la guida, e li sostiene, soprattutto economicamente. Molti musulmani si sentono ancora nella loro terra d’origine, psicologicamente e mentalmente, per loro la Shari’a islamica - antidemocratica per definizione - è più importante delle leggi del Paese in cui risiedono.
3) L'Europa non pone alcun limite all’immigrazione musulmana. Non c'è un’adeguata sorveglianza ai confini e, al loro arrivo, gli immigrati clandestini ricevono accoglienza, permesso di lavoro, sostegno finanziario, case popolari, cure mediche e istruzione, indipendentemente da un loro contributo alla società e al sistema economico nel quale entrano a far parte. La buona accoglienza che gli immigrati ricevono li spinge a far venire il resto della famiglia.
4) Le forze di sicurezza europee non stanno praticando una sorveglianza sufficiente per controllare gli spostamenti degli jihadisti e dei loro compagni di viaggio, così come i finanziamenti che ricevono. Non c’è nessuno che controlla quel che avviene nelle moschee, il monitoraggio dei veterani di guerra siriani e iracheni è insufficiente, ed è molto limitato il controllo di ciò che sta accadendo nel settore pubblico.

In Francia ci sono quartieri musulmani dove la polizia non mette piede. In Germania ci sono già le “guardie islamiche per il controllo della modestia” che costringono la gente del posto ad adeguarsi alle loro esigenze comportamentali. La conseguenza di questi fattori è che molti musulmani ritengono che l’Europa gli appartenga. Pregano per le strade bloccando il traffico, persino le ambulanze, proibiscono ai supermercati di vendere carne di maiale e bevande alcoliche, impongono alle chiese di cessare di suonare le campane e costringono le donne a vestirsi secondo la legge islamica quando sono fuori casa. L'economia europea - in particolare il mercato finanziario - sta sempre più accogliendo le richieste della Shari’a. Giovani donne europee sono viste come preda legittima per soddisfare i desideri di alcuni immigrati, e la percentuale di musulmani in carcere è molto superiore a quella della popolazione in generale. Questo fatto riflette il profondo disprezzo che gli immigrati e i loro figli provano per lo Stato di diritto europeo.

Un collega algerino fuggito dal suo paese trent’anni fa, una volta mi disse: “Gli algerini non si trasferiscono dall’Algeria alla Francia, ma trasferiscono l’Algeria in Francia”. Il problema è peggiore se si considerano i musulmani dell’Africa Centrale - Ciad, Mali, Niger – che si sentono discriminati in base al colore della pelle, non solo per la loro religione, il che spiega perché a Sud del Sahara i musulmani siano coinvolti in atti terroristici: il terrorista che ha attaccato il negozio Hyper Casher e il terrorista che nel 2006 aveva torturato a morte Ilan Halimi, erano di origine africana.

La realtà è che oggi l’Europa è un continente che sta adottando rapidamente un’altra cultura. Il sogno di una società multiculturale ha dimostrato di essere solo una delusione: la cultura degli immigrati è basata sulla sicurezza di sé e condiziona con facilità la società europea, che, privata di tutti i valori, non sente il bisogno di difendersi dalla minaccia esterna. Le nazioni europee hanno perso il proprio sistema immunitario, sono in preda a nuove ideologie, di stampo postmoderno, che hanno distrutto lo spirito europeo e annientato la capacità dell’Europa a difendere se stessa e la propria cultura.
L’Europa sta sacrificando i suoi valori e la sua esistenza- culturale e fisica - sull’altare dei diritti umani, che non sopraviveranno quando l’Europa avrà cessato di esistere.

Si può fare qualcosa? In primo luogo, vorrei chiarire che, da parte mia, non vuole essere né una raccomandazione nè un invito ad un’azione specifica. Si tratta di un elenco di possibili misure che, ogni persona e ogni Paese può, o non può, accettare. In secondo luogo, in Europa ci sono milioni di musulmani che sono arrivati ​ per diventare europei, adottare la cultura europea, abituarsi a vivere in Europa come cittadini, con pari diritti e doveri. Essi apportano un contributo alla società, all’economia e al Paese in cui vivono rispettandone le leggi. Non sono terroristi, non li sostengono e sono sinceramente contro il terrorismo. Uno di loro nascose gli ebrei nella camera frigorifera dell’HyperCasher a Parigi dopo averne spento il raffreddamento . Possa essere benedetto !
Nessuno ha il diritto di minimizzare le buone azioni di questi musulmani.

Che cosa possono fare, allora, le nazioni europee per affrontare i jihadisti?
La risposta è costituita da una lunga lista di procedure e misure il cui obiettivo è quello di trasformare la popolazione immigrata in cittadini europei. Naturalmente, ogni musulmano che non ama questo percorso può lasciare l'Europa e trovarsi altrove una soluzione più consona alle sue esigenze.
I Paesi europei devono capire di essere in uno stato di emergenza culturale, devono accettare di cambiare le regole del gioco della democrazia e modificare le leggi esistenti. I popoli d'Europa devono capire che una nazione che non sa come difendersi è destinata a scomparire, che una cultura incapace di preservare i propri valori, senza più il proprio sistema giuridico, è destinata a divenire un oggetto museale.

Una società incapace di garantire la prossima generazione è destinata a scomparire. A ogni musulmano, sospettato di incitare alla violenza, in possesso di un'arma non registrata, che frequenti corsi di formazione sull’uso delle armi o che abbia operato in Siria e in Iraq, deve essere proibito di rientrare o rimanere in Europa, per ordine del governo. Devono essere aperte e controllate le aree in cui le forze dell’ordine in questo momento non osano entrare. Ogni moschea deve avere un sistema di registrazione e di telecamere che consentano alle organizzazioni di sicurezza locali di garantire che nessuna attività sovversiva o anti-governativa si stia svolgendo al suo interno. I discorsi degli Imam devono essere scritti su pagine sottoposte preventimente al giudizio di organizzazioni di sicurezza locali. All’Imam non sarà consentito di parlare se le sue parole, registrate e documentate, non avranno ottenuto il visto. In più, questi discorsi devono essere nella lingua del paese ospitante e, in ogni caso, devono essere identici alla versione del paese di origine.
Un musulmano che visiti il proprio Paese di origine dovrà dimostrare il motivo del viaggio e quello che ha fatto durante la permanenza. Chiunque susciti sospetti, che abbia agito mentre era nel Paese d’origine o si sia preparato ad agire contro il Paese ospitante o contro altri Paesi, perderà il diritto di tornare in Europa.
Gli Imam sorpresi a incitare alla violenza saranno rimandati immediatamente al loro paese d’origine. Le organizzazioni che promuovono la Shari’a saranno chiuse e i loro membri respinti ai loro paesi di origine, insieme a coloro che commettono azioni illegali. I gestori di fondi di beneficenza dovranno dimostrare l’origine di ogni centesimo di euro e la sua destinazione. A ogni immigrato sarà dato un anno di tempo per imparare un mestiere o scegliere un corso professionale per trovare un posto di lavoro, per iniziare a pagare le tasse e risparmiare per il fondo pensione.

Coloro che non soddisfano tali condizioni non potranno beneficiare di un aiuto finanziario e dovranno tornare nel loro Paese d'origine. Ogni musulmano deve prendere parte a un corso per imparare la lingua locale, la storia e l’inno nazionale del Paese ospitante. Dovrà superare un corso professionale e giurare fedeltà al suo nuovo Paese, alle sue leggi e ai suoi valori. Bigamia e poligamia saranno rigorosamente fuori legge e considerati come un crimine contro le donne. La violenza familiare e soprattutto i delitti d’onore saranno motivo sufficiente per rimandare tutta la famiglia nel paese d'origine. La circoncisione femminile sarà fuori legge e chiunque parteciperà a questa pratica, anche se è la madre della circoncisa, sarà espulso immediatamente dall’Europa.
Sarà vietato coprirsi il viso e ogni donna sorpresa per strada con il volto coperto sarà rispedita nel Paese di origine, con tutta la sua famiglia. Per legge sarà proibito vendere veli per coprire il viso. Le scuole pubbliche in cui sono iscritti i bambini d’immigrati, saranno sotto costante controllo per garantire che essi non siano educati secondo valori in contrasto con quelli del Paese ospitante.

Giornali, radio e televisione saranno luoghi per un dibattito libero e aperto a discussioni sulla religione e sulla tradizione, senza censura sul loro contenuto scritto e parlato, comprese immagini e caricature. La punizione di base per i criminali immigrati sarà il ritorno alla loro terra di origine. Le regole della “correttezza politica” saranno abbandonate e la critica delle religioni, tutte le religioni, diventerà legittima e accettata. Sarà istituito un organismo ufficiale per verificare lo scopo delle organizzazioni, le ideologie, gli obiettivi e il modo in cui intendono raggiungerli. Saranno consentite solo la bandiera del Paese ospitante, quella dell'Unione Europea o di organizzazioni riconosciute dal governo.
Qualsiasi opinione favorevole alla Jihad sui social media farà ottenere all’autore, un biglietto gratuito su un volo di ritorno al suo paese d'origine. Sarà illegale qualsiasi organizzazione collegata al terrorismo islamico, i Fratelli Musulmani e simili. Ogni immigrato che critica le misure di cui sopra sarà inviato nel suo paese d’origine. Allo stesso tempo, i Paesi europei devono iniziare a investire nei Paesi islamici dove è maggiore la disoccupazione, in modo che i loro cittadini saranno meno motivati ​​a emigrare in Europa.

Le misure di cui sopra possono sembrare gravi e anti-democratiche, ma è semplice ipocrisia credere che una democrazia non debba proteggersi da chi gli è nemico, per ragioni ideologiche e religiose. Le democrazie devono difendere se stesse e i loro cittadini oppure sono destinate a scomparire se non respingono ogni ricetta che possa spingerle al suicidio.
Ogni democrazia deve esprimersi in modo tale che la propria cultura possa sopravvivere. Ci vorrà solo poco tempo perché queste misure sembrino assolutamente indispensabili per preservare le società europee. Non realizzarle non farà che aumentare l’odio nei confronti degli immigrati, un odio i cui segnali si possono già vedere nelle proteste organizzate in Germania da “Pagida”.
La situazione attuale sta portando l’Europa a uno scontro con gli immigrati musulmani, una esplosione che potrebbe distruggere l’Europa stessa. Se non si prendono misure decise per assorbire gli immigrati musulmani, i risultati possono essere distruttivi per le società, la stabilità e le economie dei paesi europei.

E negli Stati Uniti, che cosa sta succedendo ? C’è chi sostiene che è già stato intrapreso un percorso simile a quello dell’Europa, ma con un ritardo di 15 anni. Se non cambierà strada nei confronti dell’islamizzazione, gli Stati Uniti, fra 15 anni assomiglieranno all’Europa di oggi.

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi


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