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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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Giustizia storica: è ora che i Curdi abbiano il loro Stato 25/10/2014
 

Giustizia storica: è ora che i Curdi abbiano il loro Stato
Analisi di Mordechai Kedar

(Traduzione dall'ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz)

Bandiera e territorio curdo

Sanremo: Con il trattato Skyes-Picot  si frantuma l'impero ottomano

I confini della maggior parte dei paesi arabi a est del Mediterraneo, furono tracciati nel periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale, sulle rovine dell’impero ottomano, disegnati sulla base degli interessi di Francia e Gran Bretagna e dei legami che questi due Paesi avevano stabilito con gruppi etnici locali. Fu concessa l’indipendenza a due etnie non musulmane: agli ebrei, con la Dichiarazione Balfour, ossia l’impegno della Gran Bretagna a creare un focolare nazionale; ai cristiani, che abitavano a nord del futuro  Israele, la Francia aveva assegnato il territorio del Libano, al fine di separarli dalla Siria. Il movimento sionista era attivo nei palazzi politici della Gran Bretagna, mentre i francesi condividevano i timori dei cristiani libanesi di diventare una minoranza in un Paese a maggioranza musulmana. Un gruppo etnico, i curdi, fu lasciato senza uno Stato, e venne, invece, diviso tra quattro Paesi: Iraq, Siria, Turchia e Iran.
Il motivo fondamentale di questa soluzione, era che i curdi non avevano nessuna organizzazione che li rappresentasse sulla scena europea e nessun Paese che potesse intervenire a loro nome. I curdi sono stati il principale agnello sacrificale dell’accordo Sykes-Picot del 1916. In ognuna delle Nazioni cui essi furono annessi, i curdi sono stati odiati, negati i loro diritti, spinti ai margini della società e perseguitati. Centinaia di migliaia di loro furono uccisi nei conflitti contro i governi dei Paesi in cui erano obbligati a vivere.
Vennero aiutati da Israele nel nord dell’Iraq nei primi anni ‘70. Questa complessa situazione ha reso i curdi un popolo coraggioso, permeato da un forte senso di coscienza nazionale, in grado di superare fedeltà tribali e fratture al proprio interno.
Il sentirsi sempre sotto assedio e la necessità di lottare costantemente per la loro esistenza e per i propri diritti fondamentali, li ha costretti ad arruolare chiunque sia in grado di maneggiare un’arma. Su questa base molte donne curde sono state autorizzate a far parte delle forze di combattimento, in contrasto con la tradizione tribale mediorientale che relega le donne esclusivamente alla cura della casa e della famiglia.
La situazione curda è peggiorata radicalmente da quando, mesi fa, lo Stato Islamico è apparso sulla scena in Iraq e in Siria. Quest’organizzazione terroristica e criminale, attacca ed elimina chiunque non sia un musulmano sunnita, come abbiamo potuto vedere nel terribile destino che ha colpito la tribù degli Yazidi. E omicidi, morti per fame, la vendita delle donne al mercato degli schiavi e la conversione forzata all’Islam.
Le comunità musulmane sunnite non se la cavano meglio, sempre che non si uniscano allo Stato islamico e i loro uomini diventino membri di questa banda di assassini.
La maggior parte dei curdi sono musulmani sunniti, ma non avendo aderito allo “Stato Islamico”, devono combattere per non essere annientati. La città di Kobane è stata al centro di questa battaglia per un mese, e tutte le parti coinvolte stanno giocando un gioco sporco con la vita dei curdi che la abitano. Assad si rallegra nel vederli fuggire in Turchia, i turchi li odiano, anche se è di pochi giorni la notizia che riceveranno degli aiuti .
L’Occidente è impegnato con il virus Ebola e con il tentativo di salvare Baghdad e l’Iraq ; solo i curdi iracheni e turchi stanno combattendo a Kobane, per aiutare i loro fratelli assediati. Il mondo in generale e i Paesi confinanti con i territori curdi, hanno dimostrato ancora una volta - se qualcuno aveva bisogno di prove ulteriori - che i curdi devono aiutarsi da soli. Solo una forza militare curda, in uno Stato curdo, potrebbe garantire loro una vita normale. Questa è prima di tutto una considerazione di ordine morale, ogni Nazione che ha raggiunto l’indipendenza , dovrebbe sentire il dovere di stare dalla parte dei curdi, in modo che anche loro, perché siano in grado di vivere come un popolo libero nella terra in cui hanno abitato per migliaia di anni. Non sono immigrati, o invasori, per cui non abbandoneranno mai la loro terra. Di recente i curdi in esilio si sono incontrati per trovare il modo di dare vita una sorta di autogoverno, mentre incombe la minaccia turca di schiacciare ogni traccia di una loro indipendenza in quella che un tempo era la terra siriana.
In Siria,i curdi, sono tuttavia pienamente consapevoli che i loro fratelli iracheni hanno ottenuto governo, parlamento, esercito, comunicazioni e un proprio sistema economico in una regione autonoma per vent’anni, dai legami minimi con l’Iraq. Rifugiati curdi stanno viaggiando in tutto il mondo per ottenere sostegni finanziari per la loro battaglia.
Tutte le nazioni del mondo civile dovrebbero sostenerli. Il mondo dovrebbe dire ai curdi: “E’ giunta l’ora della vostra redenzione. E’ il momento di annunciare la morte dei Paesi artificiali di Siria e Iraq, creati dall’Accordo Sykes-Picot. E’ il momento di riorganizzare il Medio Oriente in conformità con gli interessi delle loro popolazioni, non con quelli di Gran Bretagna e Francia”.
Il colonialismo è scomparso 70 anni fa, ed è giunto il momento di cancellare quell’eredità: i confini di Siria e Iraq. Quel che è successo in Jugoslavia, Cecoslovacchia e URSS deve essere il modello per ridisegnare il Medio Oriente. Tutti e tre questi Paesi si sono frantumati in base alle loro componenti etniche, e ora sono Stati in via di sviluppo, moderni, in pace e legittimi. L’Ucraina sta facendo la stessa cosa. E’ un processo naturale in un mondo in cui le origini etniche hanno un grande significato, con gruppi disposti a farsi la guerra l’ uno con l’altro per differenze di lingua, cultura e tradizione all’interno di uno stesso paese.
A questo proposito, il Medio Oriente non è diverso dall’Europa. Anche qui, la fedeltà ai concetti tradizionali - tribù, popolo, religione e setta - è più forte della lealtà a uno Stato moderno. Ecco perché dopo la Prima Guerra Mondiale, le Nazioni, in particolare la Siria e l’Iraq, hanno fallito l’obiettivo principale, quello di creare un ethos nazionale iracheno e siriano, di sostituire la lealtà e l’identità tradizionali con quelle di uno Stato moderno.
Ecco perché i curdi sono ancora chiamati curdi - sia dai loro vicini che da loro stessi - e non siriani, iracheni, turchi o iraniani, come invece avviene. L’Occidente - e in particolare Israele - deve prendere una posizione morale, che possa diventare nello stesso tempo anche un atteggiamento realistico di sostegno, sia nelle parole che nei fatti, ai legittimi diritti dei curdi a una loro piena indipendenza, ad avere uno Stato come tutti gli altri popoli del mondo. Questo è l’unico modo per liberarli da decenni di sofferenze causate da interessi coloniali scomparsi da tempo.
Vorremmo sentire esprimersi a favore dei curdi tutte quelle nazioni così desiderose di riconoscere un “popolo palestinese”, un “popolo” fittizio, la cui esistenza era sconosciuta prima degli anni 1970, un “popolo” senza una propria lingua, cultura, etnia o territorio.
I curdi sono una vera nazione, molto più meritevoli di riconoscimento e di diritti che il virtuale “popolo” palestinese. La Turchia non si rallegrerà per il riconoscimento internazionale dei diritti dei curdi. Infatti li massacrano senza pietà; solo negli ultimi trent’anni, l’esercito turco ha ucciso decine di migliaia di curdi in Turchia e in Iraq. Il mondo - da un punto di vista morale - deve dire ai turchi: “Quel che è troppo è troppo, è giunto il momento di riconoscere i legittimi diritti di un gruppo perseguitato e oppresso, della cui sofferenza voi detenete una buona dose di responsabilità."
Il governo arabo iracheno farà un po’ di rumore, perché non vuole che uno Stato curdo possegga petrolio e terra in Iraq.
Anche Assad gioirà una volta che il mondo lo avrà liberato dai curdi - e gli iraniani, che hanno un esiguo numero di curdi nel loro Paese, inizieranno a preoccuparsi perchè anche i loro curdi si vorranno separare da un paese che li governa solo a causa delle decisioni degli inglesi. Se i curdi iraniani continueranno a volere un proprio Stato indipendente e lotteranno per ottenerlo, potrebbero stimolare altre minoranze che vivono in Iran a chiedere diritti etnici e persino il legittimo diritto di diventare un’entità separata.
Questo scenario è possibile, in Iran come in Iraq, in Siria come in Turchia e potrebbe portare a una guerra civile e al collasso iraniano, un altro possibile esito positivo se i curdi di Siria avranno un loro Stato. Un risultato non meno positivo si farebbe sentire in una trattativa con lo Stato Islamico. I curdi stanno dimostrando che sono in pratica l’unica forza nella regione che sta combattendo con fermezza lo Stato Islamico. Altri paesi - Turchia e Iran - non si sono affrettati a mandare i propri soldati sul campo di battaglia, e potrebbero non farlo mai. L’Occidente e diverse nazioni arabe stanno limitando la loro partecipazione alla forza aerea, che non può distruggere lo Stato Islamico. Se non si uniscono alla guerra le forze di terra, lo Stato Islamico non sarà mai sconfitto. In tal caso, probabilmente per un buon numero di anni, lo Stato Islamico sopraviverà e il mondo accetterà la sua esistenza come un dato di fatto. L’accettazione del diritto dei curdi alla loro indipendenza è un fatto meno probabile di quella di uno Stato Islamico?
In una situazione in cui il Medio Oriente sta crollando, è indispensabile iniziare il processo di costruzione di alternative ai suoi Stati falliti. Uno Stato curdo potrebbe essere un nuovo e ben ordinato inizio per la storia moderna del Medio Oriente, con una migliore possibilità di successo di quello che seguì la Prima Guerra Mondiale che in molti casi è fallito. Uno Stato curdo sarà la “prossima cosa” da fare nella regione e dare inizio alla “Primavera delle Nazioni” del Medio Oriente, 166 anni dopo che una “Primavera” simile era cominciata in Europa.

  Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.


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