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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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Noi, tuttavia siamo colpevoli 06/07/2014
Noi, tuttavia siamo colpevoli
di Mordechai Kedar


(Traduzione dall'ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz )


Funerali di Gilad, Eyal e Naftali

Un’intera nazione si è stretta in lutto davanti alla tomba aperta di Ghilad, Eyal e Naftali, unita nel cordoglio, addolorata e attonita dinanzi allo splendore e al candore della giovinezza, alle amorevoli speranze dei genitori, spezzate in un istante da assassini bestiali che hanno approfittato dell’innocente fiducia che i ragazzi avevano riposto in loro. Custodiremo il ricordo dei tre giovani, e gli eventi di queste ultime settimane accompagneranno la nostra nazione in Israele e nella Diaspora per lungo, lungo tempo. L’indice dell’accusa è puntato contro Hamas, e sono certo che il governo israeliano abbia le prove che in questo spregevole crimine sia implicato il movimento o alcuni dei suoi membri. Solo che io non accuso solo Hamas, così come non potrei colpevolizzare una vipera per aver morso un bambino, il cui padre aveva portato a casa il serpente velenoso e l’aveva lasciato libero di muoversi al suo interno. Il serpente non è colpevole, perché mordere, è nella sua natura. La colpa è del padre, e tutti sono in grado di capirlo. Nel caso dei ragazzi, la colpa è anche di chi ha portato il serpente in casa e gli ha permesso di muoversi indisturbato. Il problema è iniziato fin dagli anni ’80, quando il Coordinatore delle Attività nei Territori decise di incoraggiare e finanziare “Almajama Alaslami”- Centro Islamico - nonostante gli avvertimenti ricevuti da Gaza che questo non era un ente di assistenza sociale, bensì un braccio particolarmente violento dei Fratelli Musulmani. Verso la fine del 1987, quando scoppiò la Prima Intifada, i fondatori di Hamas, membri di “Almajama” incitavano alla violenza. Gli errori continuarono nel 1993, quando il Presidente Clinton fece pressione su Israele affinchè permettesse il ritorno a 415 leader di Hamas e della Jihad Islamica, che erano stati tutti esiliati in Libano dopo il rapimento-omicidio del soldato della Polizia di Frontiera Nissim Toledano. Così come colpevoli sono i media che in Israele e nel mondo, avevano presentato questi capi terroristi come dei poveri disgraziati che soffrivano per il tempo inclemente di Marj-a-Zohor dove vivevano in tende, e si erano appellati al buon cuore del mondo. Ma la colpa più grave pesa sulle spalle di quelli di noi che pensavano, nel 1993, che se avessero riportato in Israele l’OLP e il suo capo, l’arci-terrorista Yasser Arafat, quest’ultimo “avrebbe preso in custodia Hamas, senza giudici e senza B'Tselem” (riferimento all’osservazione di Yitzchak Rabin che Arafat sarebbe stato in grado di distruggere Hamas senza che le ONG di sinistra si potessero rivolgere alla Corte Suprema per limitare le sue attività come fanno per l’IDF, n.d.r.). E' così che ci hanno rifilato gli Accordi di Oslo. Sapevano perfettamente che Arafat era un gran bugiardo, ma ignorarono qualsiasi avvertimento e l’aiutarono a creare una rete terroristica nel cuore della Terra d’Israele. In tutta la storia non c’è mai stato un cavallo di Troia così pericoloso e potente. Gli hanno permesso di portare un esercito di terroristi, fiduciosi che lui, il nostro acerrimo nemico, avrebbe garantito la nostra sicurezza. Ci nascosero il discorso che Arafat fece nel 1994 a Johannesburg in Sud Africa, nel quale aveva ammesso pubblicamente che gli Accordi di Oslo erano null’altro che una pace temporanea, una pace “hudibaya”, con gl’infedeli che i musulmani dovevano accettare fino a quando non sarebbe arrivato il momento di distruggerli. E’ colpa nostra aver costruito un sistema di cooperazione per la sicurezza con un’autorità terroristica, che l’usò come mezzo per venire a conoscenza delle risorse dei nostri Servizi Segreti. Noi abbiamo comunicato loro informazioni sui terroristi e loro hanno creato a questi una porta girevole: giocare a backgammon di giorno alla stazione di polizia, pianificare e condurre operazioni terroristiche di notte. Abbiamo permesso all’autorità terroristica di adottare un programma scolastico nei cui libri esiste solo “Falestin” senza lo Stato d’Israele, e non abbiamo mosso un dito. Abbiamo permesso ad Arafat di costruire un sistema radio-televisivo di comunicazioni, usato per l'istigazione contro di noi, parlando pubblicamente di “vittoria”. Infiammava i suoi ascoltatori con lo slogan “Un milione di shahid marcerà su Gerusalemme” e noi non abbiamo reagito. “Astenersi dal reagire è (un segno) di forza” ci dicevano, senza rendersi conto che in Medio Oriente il non reagire è interpretato come debolezza e il silenzio come paura. Da parte nostra non abbiamo voluto vedere cosa realmente stava accadendo e non abbiamo voluto far pagare alcun prezzo per l’ambiguo comportamento di Arafat. “Lo dice solo a uso interno” ci dicevano i cavalieri di Oslo, i cui occhi erano puntati sul Premio Nobel, che avrebbero condiviso con i terroristi. Alcuni di noi si arricchirono nella cooperazione economica con l’Autorità Palestinese, costruendo casinò e vendendo petrolio ai palestinesi, fondando insieme con loro “Organizzazioni di Pace”, utili solo come canali per finanziare e ungere la macchina del terrore puntata contro di noi. E poi sulla scena è apparso il “salvatore”, Mahmoud Abbas, vice e discepolo di Arafat, e loro lo chiamarono “l’Uomo della Pace”. Hanno finto di non sapere che è un negazionista dell’Olocausto, che i suoi libri grondano veleno contro Israele e il Sionismo, non comprendendo che il suo unico desiderio era cullare Israele nella dolce illusione: che voglia creare uno Stato che riconosca Israele come patria del popolo ebraico, che arriverà a compromessi su Gerusalemme e che rinuncerà alla richiesta del cosiddetto“diritto al ritorno”. Hanno quasi trasformato in mantra la voce secondo cui, Abbas “ha rinunciato alla sua casa a Tsfat”, per creare tra i loro ascoltatori la falsa illusione che milioni di arabi avrebbero seguito il suo esempio rinunciando alle case che reclamavano come loro proprietà in Terra d’Israele. Ma c’è di peggio. Non abbiamo mai minacciato Arafat o Abbas di smantellare l’Autorità Palestinese se questa non avesse smantellato a sua volta Hamas e le altre organizzazioni terroristiche e messo fine alla loro presenza nella stessa Autorità Palestinese. I leader del terrorismo non hanno mai avvertito minacce alla loro posizione o al loro status. Hanno riso di noi recandosi alla banca in cui noi depositavamo il denaro delle tasse e dei dazi che avevamo riscosso per loro. I leader corrotti che rubavano le donazioni giunte da tutto il mondo, erano in combutta con alcuni di noi: i corrotti che avevano firmato con loro accordi insensati. Qualcuno ci ha mai sentito minacciare di smantellare l’Autorità Palestinese nel caso si fosse recata all’ONU per ottenere un riconoscimento unilaterale a livello internazionale, in violazione degli Accordi di Oslo? Nel corso degli ultimi anni abbiamo visto come l’Autorità Palestinese abbia permesso ad Hamas di mettere radici ed espandere la sua presenza in Giudea e Samaria, e non abbiamo reagito. Abbiamo visto Hamas ottenere il 40% dei voti dell’Unione Studentesca all’Università Bir Zeit, e siamo rimasti in silenzio. Abbiamo ascoltato in quell’Università il discorso di Hassan Yussef, il leader di Hamas in Samaria, mentre i nostri sostenitori della libertà accademica, esprimevano perplessità tossicchiando. Abbiamo visto Hamas che cercava di infiltrare dei suoi rappresentanti tra le autorità municipali in Giudea e Samaria, permettendole di farla franca. Abbiamo visto spuntare come funghi le loro organizzazioni di “assistenza pubblica”, permettendo che esistessero e si sviluppassero, anche se sappiamo perfettamente che tutto quello che fanno ha lo scopo di conquistare i cuori, facendo proseliti per la jihad che pianificano contro di noi. Abbiamo permesso che l’Autorità Palestinese pagasse ingenti stipendi a terroristi con le mani lorde del nostro sangue, durante la loro detenzione in carcere, e non abbiamo bloccato questo “flusso di denaro per incoraggiare dei criminali”. Abbiamo consentito alle emittenti televisive di Hamas di trasmettere in Giudea e Samaria e diffondere il messaggio: “Siamo noi che comandiamo qui”. Abbiamo ceduto alle pressioni degli Stati Uniti e permesso ad Hamas di candidarsi alle elezioni nel 2006 , vedendolo conquistare la maggioranza dei seggi, trasformandosi in un’entità politica “democratica” nonostante la sua ideologia omicida. Siamo andati a dormire con l’OLP e ci siamo svegliati con Hamas coricato di fianco a noi, senza fare nulla per smantellare l’Autorità che, caduta la maschera politica, ha rivelato il suo volto terrorista. Il nostro sistema giudiziario ha costretto il governo a rimuovere i blocchi stradali che un tempo limitavano la possibilità dei terroristi di muoversi liberamente sulle strade e rapire giovani. Organizzazioni benefiche israeliane e internazionali hanno indebolito fortemente le Forze di Difesa Israeliane ( IDF) togliendo loro la possibilità di funzionare come dovrebbero e le hanno trasformate in uno spaventapasseri che nessuno teme. Abbiamo raggiunto il punto in cui ogni soldato e ogni ufficiale hanno bisogno di un parere legale prima di soffiarsi il naso, perché potrebbero disturbare gli sfortunati palestinesi. Tra noi ci sono quelli che hanno approvato l’idea americana di armare, finanziare e formare un esercito palestinese, aspettandosi che questa forza ci avrebbe protetto da Hamas e dagli jihadisti dall’Est. “ Nell’era dei missili, non abbiamo bisogno della valle del Giordano “, ci dicono, “Meglio la pace che il territorio”, ci hanno detto gli autoproclamatisi “ esperti”. Ci sono quelli tra noi che credono che le garanzie internazionali valgano più delle bucce di patata e sono pronti a mettere in pericolo Israele, solo perché alcuni Europei – che hanno ceduto i loro paesi a immigrati provenienti da ogni parte del mondo – possano degnarsi di sorridergli. Ci sono coloro che, per interessi personali, sono disposti a rinunciare alla terra che la comunità internazionale ci ha assegnato alla Conferenza di Sanremo del 1920. Ci sono quelli che hanno cercato di farci credere all'allucinazione di un “Nuovo Medio Oriente”, in cui il lupo si coricherebbe con l’agnello, i sunniti con gli sciti, i curdi con gli arabi, ebrei e musulmani, tutti seduti attorno al fuoco cantando “ Kumbaya” in perfetta armonia, se solo noi volessimo dare agli arabi palestinesi uno Stato nel cuore della Terra d’Israele; uno Stato con una contiguità territoriale dalla periferia di Beer Sheva a quella di Afula, uno Stato che ci proteggerebbe dal terrorismo di Hamas, dal rapimento di giovani e dal lancio continuo di missili. Più di un migliaio d’israeliani assassinati sugli autobus, nei ristoranti, hotels e strade durante gli anni di Oslo – uccisi sia dall' OLP che da Hamas – non hanno ancora convinto i governi sia di sinistra, sia di destra, che la linea politica da seguire - semplice, logica, necessaria - è quella di dichiarare questi accordi, e tutto quello che da essi deriva, senza alcun valore legale. C'è stato chi ha inventato l’orrenda espressione “Vittime della Pace”. Da quando la pace ha delle vittime? Sarebbe stato meglio chiamarle “ vittime dell’illusione della pace che ci è stata venduta dai mercanti del sogno del ‘Nuovo Medio Oriente’ ”. Non abbiamo nemmeno il coraggio di sbarazzarci del serpente dei media jihadisti, Al Jazeera, il protettore di Hamas. Dal 1966, non c’è stato giorno che in cui la stazione non abbia incitato contro Israele, gli ebrei e il sionismo, come rappresentante dei Fratelli Musulmani, l’organizzazione madre di Hamas; tutto questo sotto l’egida della “libertà di parola” anche quando le bugie e le falsità dell’emittente non hanno nessun collegamento con la realtà. I nostri cavalieri democratici sono pieni di paura nelle loro armature, e tremano di fronte alle cupe dichiarazione dei Wahhabiti, ricchi di petrodollari, che diffondono distruzione e morte in tutto il Medio Oriente, spendendo in continuazione miliardi per togliere Gerusalemme al popolo ebraico. E mi chiedo: com’è possibile che persone apparentemente così responsabili e serie, che hanno l’aria di essere così sagge e giudiziose, lascino la sicurezza di Israele ai suoi nemici? C’è qualche precedente storico di una nazione che abbia lasciato governare la sua terra ai propri nemici ? Com’è possibile che all’interno della capitale eterna del popolo ebraico “ organizzazioni per la sicurezza “ dei nemici di Israele, lavorino apertamente per la sua distruzione? Era insopportabile vedere il più importante “Architetto di Oslo” (riferimento all’ex Presidente di Israele, Shimon Perez, n.d.r .) presenziare al funerale di Naftali, Gilad ed Eyal, fare il loro elogio e non dire la frase più semplice e necessaria di tutte: “ Noi, tuttavia, siamo i colpevoli ( le parole dei fratelli di Giuseppe nella Bibbia ), noi che abbiamo aperto le porte della nostra terra ai terroristi, noi che abbiamo permesso loro di costruire un’entità basata su odio, istigazione e menzogna, morte e sofferenza. Noi che abbiamo permesso al serpente di entrare in casa nostra, ponendo la nostra sicurezza nelle sue mani e dandogli la possibilità di assassinare tre dei nostri migliori ragazzi a sangue freddo”. Non esiste livello più alto di nobiltà di quello delle famiglie dei ragazzi e di quelli che erano presenti al funerale, che hanno ascoltato il discorso di questo “architetto” e sono rimasti tranquilli, nonostante che l’oratore non abbia ammesso il suo errore, non abbia chiesto scusa. La Storia, tuttavia, non sarà così benevola con lui. Sulla tomba aperta di Naftali, Gilad ed Eyal, tutte le controversie tra artefici e accusatori, tra leali e opportunisti, tra responsabili e vittime si sono smorzate. Tutto il popolo ebraico si trova di fronte a sfide che non devono creare differenze tra gli abitanti di Tel Aviv e di Gerusalemme, tra il giusto e l’empio, il pigro e lo studioso, il soldato e il cittadino. Capiti gli errori del passato, dobbiamo guardare avanti verso la realtà che cambia intorno a noi e rispondere con forza e senza pietà a ogni minaccia, quelle all’interno e quelle che vengono da fuori. In Medio Oriente la pace la ottengono solo coloro che non vengono sconfitti. Il popolo ebraico ha già superato problemi come quelli che ci stanno di fronte. Noi esprimiamo le nostre condoglianze alle care famiglie Shaar, Franke e Yifrach, consapevoli che quello che possiamo fare è solo dimostrare loro la nostra ammirazione e il nostro rispetto. Possiate essere confortati dal cielo tra i dolenti di Sion e Gerusalemme e non conoscere altro dolore. Amen….

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
Link: http://eightstatesolution.com/
http://mordechaikedar.com

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