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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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Il prossimo bersaglio dell'Isil sarà la Giordania, e poi ? 29/06/2014
Il prossimo bersaglio dell'Isil sarà la Giordania, e poi ?
Commento di Mordechai Kedar

(Traduzione dall'ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz)

 Nel Sud della Giordania si trova Ma’an, un villaggio di beduini, che ha sempre dato del filo da torcere al governo del Paese: lì la gente è visceralmente fondamentalista, e molti sono i salafiti che vi abitano. In passato ci sono state violente manifestazioni di piazza: una volta per i prezzi dei prodotti alimentari, un’altra per il prezzo del carburante, e un’altra ancora perché il monarca non aveva trattato i capi del villaggio con sufficiente rispetto. Col tempo Ma’an è diventato il barometro della Giordania, un indicatore delle sotterranee correnti d’opinione del Paese. Venerdì 2 giugno, a metà pomeriggio, Ma’an è diventato teatro di una dimostrazione pro-ISIL (“Lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante”, noto come ISIS, che dovrebbe essere invece tradotto correttamente come ISIL) in cui sventolavano bandiere nere e striscioni con frasi inequivocabili (i miei commenti sono tra parentesi, M.K.). Ecco alcuni degli slogan scritti: “Oggi è la Giornata del Sostegno allo Stato Islamico in Iraq e al-Sham”, “Ma’an è la Falluja giordana”, “Noi sosteniamo uno Stato islamico”, “Ci congratuliamo con il popolo islamico per la conquista di Omar (Be Akhattab, il secondo califfo, conquistatore di al-Sham) che Allah ha scelto per fondare uno Stato Islamico in Iraq e al-Sham”. Con voce forte e isterica urlavano “Allah akbar”, “Al Jihad”, “Esiste solo Allah e gli sciiti sono i suoi nemici”, “Chi combatte per il Jihad è amato da Allah”, “I sunniti sono amati da Allah”, “Allah è il nostro dio e non il loro (degli sciiti)”, “Il dio degli sciiti è satana”, “E’meglio morire che subire umiliazioni”, “Riscatteremo l’Islam con il sangue e lo spirito”, “ Il Jihad è il nostro percorso” “Stato di Jihad per sempre”, “Governanti sciiti, stiamo arrivando da voi”, e per dare prova delle loro serie intenzioni, sparavano colpi in aria. L’aspetto più importante della protesta è stato che quasi tutti i presenti erano a volto scoperto, il che significa che non avevano alcun timore del governo giordano, nè della polizia nè dei servizi segreti. I dimostranti erano ben consapevoli di essere stati fotografati da svariate persone e che le foto avrebbero permesso di identificarli e quindi di catturarli, ma a loro non importava nulla. Quando non c’è più timore dello Stato, tutto può accadere. ISIL non ha mai tenuto segrete le sue intenzioni nei confronti della Giordania, Stato creato, come l’Iraq e la Siria, dal colonialismo europeo, e quindi meritevole di essere eliminato. Il nome stesso dell’organizzazione esprime i suoi obiettivi, perché “al-Sham” è il Levante, e quest’area include Siria, Libano, Giordania e Israele. Per chiarire meglio i suoi progetti nei confronti della Giordania, l’organizzazione ha ampliato il suo controllo a Ovest dell’Iraq, fino al confine tra Iraq e Giordania, conquistando anche la città di frontiera di Turayvil. I suoi successi in Iraq e in Siria hanno risvegliato l”adrenalina jihadista”nelle popolazioni limitrofe della Giordania e la dimostrazione a Ma’an esprime ciò che è noto: che il successo dell’ISIL attira le masse, soprattutto quelle ai margini della società, tutti coloro che vogliono appartenere a qualcosa che alla fine porterà alla vittoria. E se questo successo metterà fine a un regime repressivo, il gruppo che lo conseguirà sarà ancora più degno di adesione.








Il leader e le polemiche

 L’uomo considerato il leader del movimento jihadista salafita è Assem Barqawi, più noto come Abu Mohammad al-Maqdesi (il gerosolimitano). E’ nato nella città di Burqa vicino a Shechem, il 3 luglio 1959 (la prossima settimana sarà il suo compleanno!) e ha studiato Islamismo a Mosul e a Medina. Ha pubblicato un libro in cui ha affermato che il regime saudita non ha alcuna base giuridica. Lui è stato il mentore spirituale di Abu Mus’ab al-Zarqawi, che nel 2004 aveva fondato “al-Qaeda nella terra dei fiumi”, l’organizzazione che poi si è trasformata in ISIL (“Lo Stato Islamico in Iraq e nel Levante”). Barqawi ha vissuto in Pakistan e in Afghanistan, dove spesso incontrava capi e leader di al-Qaeda. Il governo giordano l’ha condannato a una lunga pena detentiva, e i suoi seguaci ricevono ordini dalla sua cella. Nel movimento jihadista salafita in Giordania c’è chi afferma che al-Maqdesi sostenga l’islamizzazione dell’Iraq, ma che non voglia espandere le attività dell’organizzazione in Giordania. Un altro attivista di spicco, Mohammad Shalabi, alias Abu Sayyaf (“colui che possiede le spade”), ha criticato la protesta di Ma’an e ha dichiarato che “è sospetta (secondo lui è un complotto governativo volto a distruggere il movimento jihadista)” e che vi avevano partecipato solo venti o trenta persone, inclusi cinque ragazzi (quindi non responsabili), “manipolati da qualcuno” e che “ciò non rappresenta la corrente salafita né serve ai suoi scopi”. Tuttavia Abu Sayyaf non nasconde il suo sostegno a ISIL e al massacro di sciiti che l’organizzazione sta attuando in Iraq, soprattutto tra le fila dei soldati governativi. Per quanto riguarda la Giordania, la situazione è diversa in quanto, secondo lui, alcuni nel movimento jihadista salafita in Giordania sostengono l’ISIL , altri “Jabhat al-Nusra” e, come è noto, le due organizzazioni salafite combattono entrambe in Siria contro Assad, ma si scontrano anche tra di loro. In Giordania, tuttavia, queste discussioni cesseranno quando l’ISIL inizierà la lotta armata contro questo Paese. Ciò avrà inizio quando il gruppo di combattenti che parlano il dialetto del deserto giordano s’infiltrerà dall’Iraq in Giordania, comparirà davanti alle telecamere con il viso mascherato e proclamerà il “Biya”, il giuramento di fedeltà, al capo dell’ISIL, Abu Bakr al-Baghdadi, e poi attaccherà pattuglie giordane, posti di blocco militari, piccoli avamposti dell’esercito e auto civili.

Metodi d'azione

I metodi dell’organizzazione sono ben noti: essa trae la sua forza da qualche decina di auto 4x4 molto veloci, su cui vengono montate delle mitragliatrici pesanti. Alcuni combattenti hanno dei lanciarazzi e altri delle armi leggere, di solito fucili Saar AK-47 (“Kalashnikov”). Di recente si sono riforniti di una notevole quantità di armi letali di ultima generazione, di produzione americana, trovate negli arsenali dell’esercito iracheno, e se le sono portate direttamente sul campo di battaglia. Questo braccio armato, potente e distruttivo, assalta all’improvviso un avamposto, un blocco stradale o una pattuglia, e ha un grande vantaggio tattico per numero di uomini, mobilità ed “elemento sorpresa”. L’organizzazione si preoccupa di fare riprese video e di fotografare le proprie imprese e i relativi esiti, in particolare l’assassinio di massa di soldati e civili che ha catturato, allo scopo di diffondere il panico tra i suoi avversari. I volti dei militanti sono generalmente nascosti dalle keffiyah, sicchè in seguito nessuno sarà in grado di identificarli e condannarli per i loro crimini. Le terrificanti foto diffuse dall'organizzazione sono state una delle principali ragioni che hanno motivato l’esercito iracheno, deputato a difendere la città, ad abbandonare Mosul e a lasciarlo alla mercè dell’ISIL. L’ISIL in Giordania è sotto osservazione, e sono molte le persone che stanno aspettando con impazienza che i forti venti di jihad, da Ovest (Iraq) e da Nord (Siria) vengano a spazzare il deserto giordano, ancora oggi sotto il dominio della famiglia hashemita messa al potere novant’anni fa dagli inglesi, con la creazione dell’ “Emirato della Transgiordania”. Questo vento forse colpirà il Regno giordano, nonostante che “il regno appartenga solo ad Allah, che è lui solo a governare (Corano cap. 2, verso 25)”. Anche se oggi in Giordania esiste un’opposizione a ISIL, è probabile che quando l’organizzazione entrerà in azione nel Paese, questi oppositori si dilegueranno, soprattutto se la jihad anti-giordana segnerà alcuni punti a proprio vantaggio. Questi successi “convinceranno” le tribù locali e singoli individui a unirsi all’organizzazione, chi per terrore e chi per desiderio di appartenere al gruppo vincente, esattamente com’ è accaduto in Siria e in Iraq, E’ chiaro a tutti che la Giordania non sarà la destinazione finale del programma dell’ISIL, ma sarà il trampolino di lancio per far avanzare la jihad contro altre creazioni illegittime del colonialismo occidentale e dell’accordo Sykes-Picot, ovvero Israele e l’Arabia Saudita.

Le scelte di Israele

Israele e l’Occidente si troveranno di fronte a una scelta chiara e netta, in tutta la sua gravità: da una parte, ci sarà chi dirà che i problemi della Giordania non sono i nostri, e che se gli Hashemiti sono destinati a decadere, non potremo fare nulla per salvarli, certamente non al prezzo del sangue dei soldati dell’IDF - per cui dovremmo aspettare che gli jihadisti arrivino ai confini d’ Israele per distruggerli. Inoltre, se un nuovo Paese dovesse prendere il posto della Giordania, potremmo sostenere che dovrebbe essere lo Stato Palestinese e che non ne sia necessario un altro in Giudea e Samaria, tanto più che ce n’è già uno anche a Gaza. D’altra parte, è assai probabile che il mondo, e in particolare gli Stati Uniti, andranno in aiuto del Regno Hashemita, per evitare che cada nelle mani degli jihadisti. In questo caso l'inqulino della Casa Bianca si aspetterà che Israele partecipi all’operazione perché, dopo tutto, per Israele il regime giordano funge tuttora come una sorta di scudo contro i “venti dell'Est” jihadisti, che spirano dall'Iraq e in futuro, forse, spireranno dall' Iran. Israele potrà forse rimanere a braccia conserte, se e quando i suoi amici negli USA e forse in Europa, verranno in aiuto del Regno Hashemita? Un’altra cosa è chiara come le giornate d'estate della Giordania e della nostra riva del fiume: si sta preparando un terreno di scontro tra l’IDF e le forze jihadiste provenienti da Est, a meno che non siano fermate a Est della Valle del Giordano. Se qualcuno pensa che uno Stato palestinese in Giudea e Samaria proteggerà Israele dagli attacchi, spetta a lui dimostrarlo prima di chiedere a Israele di lasciare la Valle del Giordano. L’esercito palestinese, armato e addestrato dagli americani (“Forze di Dayton”) sarà più forte e più motivato di quello iracheno, anch’esso armato e addestrato dagli USA? Quel che sta accadendo oggi in Siria e in Iraq, e che potrebbe sconfinare in Giordania, dimostra a Israele ancora una volta la verità di un detto arabo:”La tua schiena può essere grattata solo dalle tue unghie”. In ebraico quel pensiero lo si trova in una famosa frase del Talmud, nell’Etica dei Padri : “Se non penso io a me stesso, chi lo farebbe per me?”. Non ho altro da aggiungere.

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
Link: http://eightstatesolution.com/
http://mordechaikedar.com

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