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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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Siria: i ribelli firmano una alleanza 07/06/2014
 

Siria: i ribelli firmano una alleanza 
Analisi di Mordechai Kedar

(Traduzione di Rochel  Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz) http://www.israelnationalnews.com/Articles/Article.aspx/15114


ribelli siriani

Il problema più complesso che le forze antagoniste di Assad devono affrontare è che non esiste un’opposizione unita: in realtà c’è una pletora di forze con obiettivi diversi e piani d’azione individuali, che spesso confliggono tra loro. Questa è una delle ragioni per cui il regime di Assad è riuscito a sopravvivere fino ad oggi.
La divisione più marcata tra i gruppi anti-Assad, si riscontra tra quelli maggiormente motivati dal punto di vista religioso, che combattono in nome dell’Islam. Al contrario, l’Armata Siriana Libera è una milizia priva di connotazioni religiose, e comprende musulmani, drusi, cristiani e persino alawiti: non vuole instaurare uno Stato islamico, ma una Siria moderna e democratica.
Sono due le milizie religiose più importanti: “Lo Stato islamico dell’Iraq e della Grande Siria” (Dulat al-Islam fi al-Iraq wal-Sham, abbreviato in Daash) e “Il Fronte di sostegno al Popolo del Levante” (Jabhat an-Nusrah li-Ahl al-Sham). Sono in forte crescita, le loro fila s’infittiscono e hanno una profonda influenza nella guerra civile, ma sono anche in contrasto tra loro. Quel che le accomuna è che entrambe in passato si sono schierate anche con al-Qaeda, e in definitiva  vogliono instaurare, sulle rovine della Siria di Assad, uno Stato sunnita islamista basato sulla Shari’a.
Ci sono poi decine di milizie islamiche, i loro nomi,  le loro forze, sono in gran parte sconosciute. La loro influenza sul futuro della Siria non è quantificabile. La scorsa settimana cinque di queste milizie si sono riunite e hanno deciso di stipulare una alleanza. I gruppi sono, in una traduzione approssimativa: ”L’Unione Islamica dei Soldati del Levante” (al-Ittihad al-Islami li-Ajnad al-Sham),
“La divisione del Levante” (Filak al-Sham),
“L’esercito dei Combattenti Jihadisti”(Jaysh al-Muwahhideen),
“L’armata della Salvezza” (Al Furqan) 
“Il Fronte Islamico” (Al-Ittihad al-Islamiya).
I nomi di queste milizie riflettono il loro credo religioso islamico e il carattere militare le caratterizza quale il braccio armato siriano di al-Qaeda.
Combattono Assad,responsabile dei massacri, anche se l’opposizione è divisa e quindi debole. Il mancato coinvolgimento del mondo deriva dalla paura che s’instauri un altro Stato terroristico islamico, cosa che purtroppo già si sta verificando.
Tutto ciò ha spinto i cinque gruppi a riunirsi per stipulare un “Patto d’onore” destinato a unire i gruppi islamici con una nuova agenda in comune,anche per dissipare i timori dell’Occidente. Quella che segue è la traduzione completa del documento, con i miei commenti tra parentesi:

“Le forze rivoluzionarie sono consapevoli dell’importanza del momento che sta attraversando la nostra santa rivoluzione. Al fine di unificare gli sforzi nell’ambito di un’azione comune, che sia utile alla rivoluzione siriana, le forze hanno deciso quanto segue:
1. Le definizioni e le regole dell’attività rivoluzionaria s’ispirano ai princìpi dell’Islam, lontano da estremismi e radicalismi.
2. La Rivoluzione Siriana Armata ha un obiettivo politico, quello di rovesciare il potere dell’attuale regime con tutte le sue istituzioni, per instaurare giustizia e non vendetta.
3. L’obiettivo militare della rivoluzione è il regime siriano, che applica tattiche terroristiche contro il nostro popolo, usando la forza militare, un esercito permanente e milizie (“hashbicha”), alleati come i mercenari dell’Iran, gli Hezbollah (sciiti libanesi), il Battaglione Abu Alfadel Alabas (milizia sciita siriana) e tutti quelli che attaccano la nostra gente e dichiarano che il nostro popolo è eretico, come fa il Daash (“Lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante”, un’organizzazione di tipo sunnita di al-Qaeda). Le nostre attività militari si limitano alla Siria (noi non attaccheremo i nostri nemici nei campi profughi o in terra straniera).
4. Le azioni per rovesciare il regime sono congiunte a quelle di tutte le forze rivoluzionarie che operano nella regione (la guerra tra Iran e Arabia Saudita per l’egemonia sulla regione), per una dimensione internazionale della crisi siriana (il declino del potere americano e l’ascesa di quello russo a sostegno del regime siriano). Noi incoraggiamo la cooperazione con le forze regionali (i sunniti: Arabia Saudita, Qatar, Turchia, Giordania) e con quelle internazionali (Europa e USA) che s’identificano con la tragica situazione del popolo siriano. 5. E’ importante preservare i confini territoriali della Siria e opporsi ad ogni costo, a qualsiasi progetto di spartizione. Questo è un assioma rivoluzionario che non deve diventare oggetto di trattativa (ci opponiamo a uno Stato Curdo, Alawita, Druso o Islamico ad Aleppo o in altre aree).
6. Riguardo alle attività militari le nostre forze rivoluzionarie sono composte da siriani, affinchè le decisioni politiche e militari debbano essere solo siriane. Noi rifiutiamo qualsiasi sottomissione a forze esterne (se l’Arabia Saudita, il Qatar o gli USA volessero aiutarci, saremmo felici, ma non accetteremmo i loro diktat).
7. Il popolo siriano aspira a fondare uno Stato basato su giustizia, legge e libertà, libero da pressioni e diktat (non vogliamo uno Stato con la Shari’a, ma non accettiamo neppure una democrazia di stile occidentale).
8. La rivoluzione siriana è una rivoluzione basata su un’etica morale e sui valori di libertà, giustizia e sicurezza per la società siriana e il suo tessuto sociale eterogeneo, le sue componenti etniche (arabi, curdi, armeni) e religiose (musulmani, cristiani, drusi e alawiti).
9. La rivoluzione siriana deve rispettare i diritti umani che il vero Islam invita a rispettare.
10. Respingiamo la politica del regime che colpisce i civili con le armi, comprese quelle chimiche. Vogliamo sottolineare la nostra volontà a escludere i civili dalle zone di combattimento. Non abbiamo in dotazione armi di distruzione di massa,  né permetteremo di usarle.
11. Tutto quello che sarà recuperato dal regime sarà di proprietà della nazione siriana. Le forze rivoluzionarie utilizzano queste risorse per soddisfare le richieste del popolo al fine di combattere il regime. Ci appelliamo alle altre forze attive sul territorio siriano a firmare questo proclama, così contribuiremo insieme alla lotta per rovesciare il regime. ”

Termina così la dichiarazione: ho l’impressione che essa si rivolga in particolare al Presidente degli USA Obama e ad altri leader europei che esitano a inviare armi ai ribelli siriani per paura che s’instauri un altro Stato guidato da al-Qaeda. Questa coalizione di milizie definisce il Daash come un gruppo nemico, e ritiene che sia sufficiente per essere credibili di fronte al governo americano e ai leader politici europei.
Questa dichiarazione cerca di attirare un’opinione positiva -oltre che un contributo finanziario- da parte dell’Arabia Saudita e anche del Qatar, due Paesi che prendono le distanze dalle azioni delle organizzazioni di estremisti islamici quali Daash e Jabbat an-Nusrah. 
Il documento afferma che tutte le forze di opposizione ad Assad stanno marciando in formazione sotto l’egida di un unico comando verso la battaglia finale ? E’ troppo presto per prevedere questo scenario, ma è chiaro che la sua origine e le intese su cui si basa, derivano dalla persistente debolezza degli avversari di Assad a causa delle scissioni e delle lotte intestine al loro interno. Il proclama è un tentativo di unire le fila dell’opposizione islamica e tranquillizzare l’Occidente.
Questo tentativo avrà successo? Solo il tempo potrà dirlo.

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
Link: http://eightstatesolution.com/
http://mordechaikedar.com


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