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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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Nell’Egitto di Sisi la democrazia è assente 25/05/2014
 Nell’Egitto di Sisi la democrazia è assente
 Analisi di Mordechai Kedar

(Traduzione dall’ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz)


Abdel Fattah El-Sisi

 Alle prossime elezioni del 26-27 maggio, Abdel Fattah El-Sisi verrà quasi sicuramente eletto a grande maggioranza Presidente dell’Egitto. Sono in molti a considerarlo come il salvatore in grado di risolvere i terribili problemi che hanno gravato sul Paese negli ultimi tre anni e mezzo, fin dall’inizio delle dimostrazioni anti Mubarak del 25 gennaio 2011 in piazza Tahrir.
L’economia egiziana va in rovina, c’è una guerra in corso nel Sinai contro gruppi terroristici estremisti e la diga che l’Etiopia sta costruendo minaccia la stessa esistenza del corso del Nilo,indispensabile alla sopravvivenza del Paese. Ma il maggiore problema che Sisi dovrà affrontare è l’opposizione interna, o, per meglio dire, l’opposizione delle masse popolari.
Primi fra tutti i Fratelli Musulmani che si oppongono alle elezioni. Insistono sul fatto che il leader dell’Egitto, legittimamente eletto, è Muhammed Morsi, scelto con elezioni democratiche nel giugno del 2012, il cui rovesciamento nel 2013 è stato un colpo di stato militare a tutti gli effetti. Secondo loro, non aveva alcuna giustificazione, base giuridica o motivi legittimi.
Per i Fratelli l’attuale governo non ha alcuna autorità, le sue decisioni non sono vincolanti, le prossime elezioni sono di scarsa importanza e il loro esito privo di alcun significato. E’ quindi molto probabile che numerosi sostenitori dei Fratelli Musulmani si asterranno dall’andare alle urne in modo da esprimere pubblicamente la loro posizione. Diversi arbitri giuridici musulmani hanno infatti dichiarato che votare va contro la legge della Shari’a.
La gravità del problema che i Fratelli pongono a Sisi va ben oltre la questione della partecipazione al voto nelle prossime elezioni, tra i milioni di sostenitori della Fratellanza ce ne sono molti che utilizzeranno ogni mezzo, compresa la violenza, per vendicarsi su Sisi e i suoi che hanno strappato il potere a Morsi e l’hanno gettato in carcere. L’anno scorso si è verificato un notevole aumento di atti terroristici, esplosioni e devastazioni in varie parti del Paese. Gli avversari di Sisi hanno fatto saltare in aria autobombe, attaccato sedi del governo, dell’esercito e dell’intelligence, ucciso poliziotti e militari, e bruciato auto della polizia. Questi attacchi stanno aumentando e la situazione tende ad assomigliare sempre più a quanto succede a Baghdad in Iraq, un esempio di quel che dobbiamo aspettarci.
Per affrontare efficacemente la situazione, il governo ha dichiarato fuori legge la Fratellanza Musulmana, definendola gruppo terroristico e gang di criminali. Le forze di sicurezza egiziane stanno stringendo le maglie dei sistemi di controllo, avviando processi e pronunciando sentenze di morte in massa in un’azione giudiziaria incomprensibile, che ha richiamato critiche di condanna da tutto il mondo occidentale.
Nei prossimi anni la battaglia di Sisi contro i Fratelli diventerà sempre più centrale nella vita pubblica del Paese, dal momento che centinaia di migliaia di egiziani - soprattutto quelli che vivono in quartieri squallidi senza piano regolatore, privi di acqua corrente, fognature, elettricità e mezzi di comunicazione - sostengono la Fratellanza e ne approvano la politica.
Ma Sisi è esposto anche su un altro fronte di battaglia. I settori laici e liberali della società egiziana, costituiti in prevalenza da giovani di 20-30 anni, si stanno organizzando sotto il nome “Contro di te” per contrastare il ritorno in Egitto di una dittatura militare, quella forma di governo che al prezzo della vita erano riusciti a rovesciare il 25 gennaio del 2011.
Tra le organizzazioni che coordinano le varie attività vi sono “Il Fronte Rivoluzionario”, “Il Movimento 6 Aprile”, “Il Fronte di Ahmed Maher”, “Il Fronte Democratico” e i “Socialisti Rivoluzionari”. Sono tutte contro Sisi, in cui vedono semplicemente un Mubarak II°, pur svolgendo le loro iniziative pacificamente. Invitano a espellere ciò che rimane del “Partito Nazionale Democratico”- sopravvissuto alla caduta di Mubarak e che sta cercando di far sentire di nuovo la sua presenza- che ha trasformato il cuore del servizio pubblico in un focolaio di corruzione.
“Il Movimento 6 Aprile” ha organizzato una dimostrazione nei pressi di Piazza Tahrir al centro del Cairo, per sensibilizzare l’opinione pubblica sui pericoli che l’attuale governo solleva, non diversi e probabilmente peggiori di quelli all’epoca di Mubarak : lo ”Scudo per ladri e truffatori”come li ha definiti Muhammed Mustafa, uno dei leader del gruppo. Hitham Muhmadin, uno dei capi dei “Socialisti Rivoluzionari”, accusa apertamente Sisi di “menzogne e ipocrisia”, sostenendo che non sa come affrontare i problemi del Paese a livello internazionale. Il suo movimento lancerà l’idea di opporsi a Sisi con manifestazioni identiche a quelle che hanno visto milioni di egiziani unire le forze e fronteggiare disarmati i carri armati del governo, riuscendo, soltanto tre anni fa, a sbarazzarsi di Mubarak.
Oggettivamente, le organizzazioni sanno bene di non avere alcuna possibilità di deporre Sisi, che con tutta probabilità verrà eletto a larga maggioranza. Quel che vogliono è solo poter protestare senza mettere a rischio la loro vita.
E’ interessante notare che le informazioni relative ai movimenti di opposizione a Sisi sono di pubblico dominio, non per via del sistema giudiziario o del governo, ma attraverso l’opera di Al Jazeera che fornisce trasmissioni e spazi sui giornali per diffondere i timori che Sisi si trasformerà in un altro Mubarak.
Al Jazeera rappresenta il punto di vista dei Fratelli Musulmani, ma attacca Sisi riportando anche la voce dei laici, cercando così di attirare tutta la popolazione egiziana laica contro di lui.
E’ possibile che durante il governo di Sisi la situazione economica migliori, e che il sistema politico diventi relativamente stabile. Al contrario, la battaglia tra governo e Fratellanza Musulmana continuerà a caro prezzo per entrambe le parti, e le opposizioni religiose e laiche potrebbero essere messe a tacere, imprigionate e perseguitate. Gli eventuali vantaggi economici e di sicurezza saranno raggiunti a scapito dei diritti civili, delle libertà politiche, del diritto di assemblea, di protesta e di opinione.

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
Link: http://eightstatesolution.com/
http://mordechaikedar.com


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