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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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La Russia rafforza la sua presenza nel Mediterraneo 30/03/2014
La Russia rafforza la sua presenza nel Mediterraneo
Analisi di Mordechai Kedar

(Traduzione dall’ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz)

 
Recep Tayyp Erdogan Vladimir Putin

A Istanbul, domenica 23 marzo era una magnifica giornata calda, illuminata dal sole. Migliaia di persone si godevano il bel tempo passeggiando sul lungomare del Bosforo, sul lato occidentale della città.
Anch’io ero lì, seduto in un ristorante che serviva piatti a base di pesce, come molte altre persone. L’atmosfera era bucolica, i gabbiani volteggiavano su di noi e il numero delle auto che normalmente invadono la zona pareva più limitato del solito. C’era nell’aria del primo pomeriggio la sensazione di essere in vacanza, il lungomare e le rive del Bosforo erano brulicanti di famiglie.
Tutto a un tratto, l’atmosfera paradisiaca venne disturbata da un fragoroso rumore di potentissimi motori. Le finestre affacciate sul Bosforo del ristorante  furono scosse al passaggio di una gigantesca nave grigia arrugginita, munita di artiglieria e con un nome russo, che improvvisamente si impose alla nostra visuale, nascondendo la riva opposta. La nave stava navigando rapida verso sud, lasciando una lunga scia schiumosa. Era un mezzo da sbarco classe Ropucha-1, chiamato MINSK e numerato  127. Tre minuti dopo arrivò la OLENEGORSKY GONIAK 012 e altri tre minuti più tardi passò la KALINGRAD 102. Alcune delle persone lungo la riva osservavano le navi con stupore, intuendo che qualcosa di speciale stava accadendo davanti ai loro occhi, mentre altre non vi facevano attenzione.
E' noto, riguardo a questi mezzi da sbarco, che possono trasportare carichi da 450 tonnellate nei quali, oltre ai soldati con le loro armi personali, possono essere inclusi carri armati, mezzi di trasporto o qualsiasi altro equipaggiamento per il personale, armamenti e pezzi di ricambio. Il particolare più importante da tener presente, a mio giudizio, è che il carico può essere collocato nella stiva della nave, non visibile agli osservatori di stanza sulle montagne che si affacciano sul Bosforo o alle telecamere in volo che cercano di rilevare il suo contenuto. Ogni nave ha due cannoni del diametro di 2,244 pollici, uno a prua e uno a poppa, dove si trovano anche due porte di carico e scarico. La marina sovietica aveva acquistato 28 di queste navi tra il 1975 e il 1991.
Si consideri che nell’agosto del 2012 tre mezzi da sbarco di questo tipo erano giunti al porto siriano di Tartus, apparentemente per portare armamenti all’esercito di Assad che un anno e mezzo prima, nel marzo del 2011, aveva cominciato a sparare contro i ribelli, e che da allora aveva continuato a perdere terreno.
Le tre navi che hanno attraversato lo Stretto del Bosforo, dirette verso il Mar Mediterraneo, sono collegate  alla guerra in Siria? Servivano, in quella stessa domenica in cui un aereo siriano, mentre mitragliava i ribelli a nord di Latakia, veniva  abbattuto dalla Turchia,  a rafforzare la difesa dell’aviazione siriana ? Questo dispiegamento della marina russa dal Mar Nero al Mar Mediterraneo non potrebbe essere collegato agli eventi in Ucraina e alla corazzata che gli USA hanno ancorato nel Mar Nero? O forse è una semplice manovra ordinaria senza alcun collegamento con eventi specifici?
Lascio ai miei lettori il giudizio finale, sulla base delle foto che ho scattato alle tre navi. A mio parere, esse hanno una disperata necessità di manutenzione urgente. Ma chi sono io per dire ai russi cosa fare?

 

Minsk- 127 Fotografia di Mordechai Kedar 


Olenegorsky Gorniak 212 Fotografia di Mordechai Kedar


Kalingrad 102
 Fotografia di Mordechai Kedar


L’Egitto sta scivolando lungo una pericolosa china giudiziaria

Questa settimana 529 egiziani sono stati condannati a morte perché, durante una manifestazione cui avevano preso parte, un poliziotto è rimasto ucciso. Questa condanna a morte appare eccessiva e irreale. Anche nell’eventualità che qualcuno sia stato ucciso, tutti quelli che erano nelle vicinanze avevano con sé un’arma letale? Hanno  tirato il grilletto tutti insieme? Sembra che i tribunali egiziani ritengano responsabile chiunque sia stato nelle vicinanze, chiunque abbia preso parte a dimostrazioni e chiunque in cuor suo abbia approvato l’accaduto. Questo pone i tribunali in una posizione assai dubbia: quella di chi condanna  a morte qualcuno perché approva un omicidio.
Serpeggia il sospetto che i giudici non seguano criteri legali basati su fatti e prove, ma  considerazioni politiche e di interesse pubblico, in base alle quali le persone sono giudicate dalle apparenze, e soprattutto per la loro barba, il loro modo di vestire e le dimostrazioni a cui hanno partecipato.
Se in Egitto c'è un apparato dello Stato che ha mantenuto la sua integrità intatta nel corso degli ultimi tre anni, è proprio il sistema giudiziario, l’unico che la maggioranza dei cittadini egiziani reputa giusto, serio, professionale, efficiente e guidato da criteri oggettivi e non politici. Questa sentenza - e sembra che in futuro ce ne saranno altre simili -  mina l’integrità del sistema giudiziario egiziano, anche agli occhi di chi si oppone ai “Fratelli Musulmani”.
Definire gli imputati  “terroristi” ha significato dichiarare aperta la stagione di caccia contro di loro e darli in pasto alle fauci del regime, che sta utilizzando il sistema giudiziario come aveva fatto Mubarak, ma, a causa della situazione attuale, con ancora maggiore crudeltà. Il Ministro della Difesa Sisi sembra essere il candidato favorito alle imminenti elezioni per la presidenza e vuole chiudere il file “Fratelli Musulmani” prima di cominciare a governare, prima che quanto si sta facendo diventi ufficialmente “suo”. Oggi può ancora tirare le fila  da dietro le quinte, e vuole che sia ben chiaro che manterrà la definizione dei Fratelli come terroristi, che meritano – tutti - a norma di legge, naturalmente - la sentenza più severa possibile.
Oltre 300 dei condannati a morte, però,  non sono stati neppure messi in cella e sono considerati latitanti. O saranno loro stessi ad arrendersi per essere gettati in prigione e addirittura essere portati al patibolo, o adotteranno forme di azione più radicali, estreme e pericolose, che potrebbero giustificare l' etichetta di “terroristi”. In quest'ultimo caso tra il governo e i Fratelli vi sarà una guerra aperta, che porterà  le tragedie di Baghdad e di Damasco al Cairo. Che tutti si considerino avvertiti.
 

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
Link:
http://eightstatesolution.com/
http://mordechaikedar.com


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