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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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Sisi batte Obama 1-0 31/12/2013

Sisi batte Obama 1-0
Commento di Mordechai Kedar

(Traduzione dall'ebraico di Sally Zahav, versione italiana di Yehudit Weisz)

Obama, al SiSi

Tutti sanno che la strategia americana vuole imporre la Fratellanza Musulmana all’Egitto e a ogni altro Paese dove è presente, come avevo scritto su queste colonne sei mesi fa. Nel frattempo in Egitto il regime di Sisi si è rafforzato, e i Fratelli Musulmani, i favoriti degli americani, sono stati dichiarati illegali, insieme con molte loro organizzazioni considerate “terroristiche”.
E’ stato loro proibito di manifestare e riunirsi, fare propaganda, è stata persino chiamata la polizia all’interno delle Università per reprimerne le attività.
Si potrebbe non essere d’accordo con la dichiarazione di Sisi secondo cui i Fratelli Musulmani sono un’organizzazione terroristica, ma non si può mettere in discussione il fatto che il regime egiziano sia determinato nell’ intento di liberare totalmente la scena politica dalla loro presenza, nonostante decine di milioni di egiziani s’identifichino ancora nei loro obiettivi.
Si potrebbe mettere in discussione il comportamento del regime egiziano e definirlo “antidemocratico”, ma si deve ammettere anche che è sostenuto da molti milioni di egiziani. Anche la violenza che il regime egiziano usa contro coloro che si oppongono alle misure di sicurezza potrebbe essere condannata, ma si deve ammettere che in Medio Oriente ci sono regimi molto più violenti, ad esempio la Siria e il “democratico” Iraq.

Sisi conosce molto bene la posizione americana, soprattutto l’opinione negativa del Presidente Obama sulle azioni contro i Fratelli Musulmani, ma Obama non lo preoccupa, e neppure John Kerry.
Non cambia la prpria decisione, né retrocede dalla tattica contro la Fratellanza. Io penso che Sisi abbia già deciso di non rispondere alle telefonate di Kerry o di Obama quando lo chiameranno per convincerlo a ridurre la pressione sui Fratelli Musulmani, alla stessa stregua di quando  non ha capitolato davanti al loro appello di restituire la Presidenza a Morsi dopo che l’aveva deposto lo scorso luglio.
Inoltre Sisi è deciso nel voler portare Morsi in giudizio per accusarlo di strage, con una probabile condanna a morte. Se il tribunale opterà per una dura sentenza contro Morsi e i leader dei Fratelli Musulmani, forse persino la pena di morte, il governo americano farà di tutto per ottenere una sentenza più lieve. Ma non sono affatto convinto che Sisi obbedirà alle richieste americane, anche se  saranno accompagnate da sanzioni punitive quali la riduzione, o addirittura l’eliminazione, del sostegno economico civile e militare.

Gli americani dovranno decidere come comportarsi di fronte alla determinazione dell’Egitto: taglieranno totalmente i ponti e permetteranno che venga assorbito nella sfera di influenza della Russia, oppure ingoieranno il rospo e continueranno a sostenerlo , soprattutto con gli aiuti civili, in modo da impedire che si rivolga a Mosca ?
Secondo me Obama e Kerry si sono arresi e continueranno ad arrendersi di fronte alla determinazione di Sisi e, sebbene con riserve, accetteranno la sua politica.

Gli eventi in Egitto evidenziano la debolezza di Obama e dei suoi consiglieri nei confronti della determinazione dei Paesi mediorientali. Lo si evince da come l’America si comporta con Iran, Iraq e Siria: non riesce a confrontarsi con governi determinati e fermi nelle loro prese di posizione, e alla fine Obama accetterà le loro decisioni, anche se non è d’accordo.

Quello che Netanyahu può e deve dedurne è che non è assolutamente necessario venire a un accordo con i palestinesi. Kerry può venire finchè vuole in missione da parte di Obama, può inventarsi mille soluzioni, ma non può togliere al popolo ebraico il suo diritto alla Terra d’Israele che gli fu assegnato migliaia di anni fa e nuovamente nel 1920 durante la Conferenza di San Remo. Obama e Kerry non possono assicurare a Israele che uno Stato palestinese, con un territorio contiguo, non diventi un altro Stato di Hamas - un “Hamastan”- sorto già sei anni e mezzo fa a Gaza. Per cui Israele deve rapportarsi con loro esattamente come lo fa Sisi. Cedere a Obama non porta a un accordo, ma piuttosto a una limitazione.

 Israele deve seguire i propri interessi, non quelli dell’America, e in questa fase storica l’interesse immediato di Israele è porre fine all’Autorità Palestinese, e continuare quel che Hamas ha iniziato: istituire gli Emirati Palestinesi sulle rovine dell’Anp, con base nelle città arabe di Giudea e Samaria.
Israele deve garantirsi per sempre gli spazi territoriali  e offrire la cittadinanza israeliana ai suoi residenti.
La contiguità di territorio di uno Stato palestinese terrorista sarebbe una minaccia all’esistenza stessa di Israele, che ha quindi il dovere di impedirlo. Può farlo e deve dire NO a Obama e Kerry. Se Netanyahu sarà determinato come Sisi, ce la farà con loro, esattamente come fa Sisi in Egitto.

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
Link:
http://eightstatesolution.com/
http://mordechaikedar.com


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