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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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Il silenzio dell'Arabia Saudita 14/09/2013
 

Il silenzio dell'Arabia Saudita
Analisi di Mordechai Kedar

(Traduzione dall’ebraico di Sally Zahav, versione italiana di Yehudit Weisz)

Mordechai Kedar

In questi giorni, i media arabi dedicano molto spazio alle iniziative diplomatiche riguardanti la questione siriana e analisi e commenti riempiono intere pagine dei giornali del mondo arabo. Tutti cercano di accertare se ci sarà un intervento militare americano, quale sarà la sua portata, quanto sarà potente, quali saranno i suoi obiettivi e quanto tempo durerà, e, soprattutto, quali saranno le sue conseguenze. Ma c'è una voce importante, che è quasi impercettibile in questo coro di analisti, la voce saudita, come se qualcuno - il re? – avesse imposto il bavaglio alla stampa.

Per comprendere meglio la situazione, ho contattato un collega saudita, che sento di tanto in tanto. E’ un membro della famiglia reale, ma non è nella cerchia più vicina al vertice decisionale. Tuttavia, conosce bene la mentalità del gruppo dirigente saudita, le considerazioni e i sentimenti che lo agitano e ha una profonda comprensione di ciò che viene detto e di ciò che non viene detto. In un primo momento si è rifiutato di parlare, e solo dopo una “conversazione preliminare” ha acconsentito. In Medio Oriente è così: tutto si basa sui rapporti personali, e dialogare in arabo permette una franca conversazione.

Per quanto riguarda gli eventi in Siria e dintorni, ha preferito parlare di "Golfo", non di Arabia Saudita, senza fare distinzioni. Questo non è propriamente corretto, perché le posizioni dell’ Arabia Saudita ( il principale fornitore e sostenitore dei combattenti salafiti in Siria) e quelle del Qatar (che sostiene l'Esercito siriano libero), non sono identiche, e gli Emirati Arabi Uniti sono molto più attivi dell’Oman. Nonostante le differenze di approccio tra i membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo, i loro atteggiamenti di base sono molto simili.

Il mio collega ha accennato a un aspetto importante del carattere mediorientale, cioè la "virilità" ("murou’a"). Un uomo deve sempre essere sicuro di agire secondo regole di comportamento virile, e farà ogni sforzo per evitare atteggiamenti femminili. Emotività e lamentele sono considerate qualità femminili che esprimono debolezza, mentre un uomo dovrebbe mantenersi calmo, equilibrato e razionale anche in situazioni difficili e complesse. Il silenzio del governo saudita negli ultimi giorni nasce da questa caratteristica. Maggiore è lo stress emotivo interiore, più l’uomo arabo cerca di apparire tranquillo e rilassato. E' l’ossessione dell’onore, perché se un uomo ha tratti che ricordano l’altro sesso viene considerato un essere spregevole.

Man mano che parliamo, la conversazione diventa più aperta, e il mio collega comincia a protestare contro il mondo occidentale, e gli Stati Uniti in particolare. “Voi (Israele incluso nel mondo occidentale) che parlate tutto il tempo di diritti umani, perché tacete su quel che sta accadendo in Siria? Dopo che le armi chimiche sono state utilizzate dieci volte, ancora non riuscite a trovare un motivo per eliminare Assad? Non bastano più di centomila morti per farvi uscire dal vostro immobilismo? Siete solo capaci di lanciare intimidazioni? Fare minacce senza attuarle? Avete tutte le prove che vi servono per fare quello che avete detto di voler fare, allora perché non fate quel che avete promesso?” Poi sono arrivate le domande decisive: “Il sangue libico è più rosso di quello siriano? O forse il petrolio libico è più nero di quello siriano?” Parole pronunciate in tono sprezzante, perché la coalizione Europa - USA aveva attaccato Gheddafi per fatti meno gravi di quel che Assad sta facendo.

Allora gli ho chiesto: “ in che modo il mondo arabo affronterebbe un assassino responsabile di stermini di massa?”. Ha risposto con una domanda retorica: “Non sai quello che l'Arabia Saudita ha fatto e sta facendo per il popolo siriano?”. Si riferiva a quello che l'Arabia Saudita fa di solito: dà soldi, molti soldi, per degli scopi in cui crede. L’Arabia Saudita - e tutti gli altri paesi del Golfo – hanno versato miliardi di dollari alla ribellione siriana per pagare i combattenti, comprare armi, munizioni, dispositivi di comunicazione e aiuti civili, e anche per portare donne in Siria, al servizio dei combattenti. L’Arabia Saudita finanzia campi in altri paesi dove vengono addestrati i combattenti che lottano in Siria contro Assad. Sono state proprio le iniziative saudite a spingere Assad in quello stato militare ed emotivo che l’ha spinto a usare un'arma da “Giorno del Giudizio”, l'arma chimica.
Se non fosse stata utilizzata il 21 agosto, Damasco sarebbe stata conquistata da truppe addestrate, armate ed equipaggiate dall'Arabia Saudita e che il 21 agosto si trovavano nella periferia est di Damasco. Assad aveva capito che se non avesse fatto sterminare con il gas queste truppe - insieme con i civili usati come scudi umani – avrebbe perso il controllo delle istituzioni del governo a Damasco e sarebbe stato sconfitto. I sauditi erano a un soffio dalla vittoria, ma Assad gliel’ha portata via con l’arma chimica. Ecco perché sono così furenti con Assad, e con l'Occidente che non ha preso immediatamente le misure necessarie per agire senza discutere, senza voti, senza il consenso del Congresso. Sono preoccupati perchè Obama non ha mai avuto intenzione di intervenire in Siria, e tutti i suoi discorsi infuocati sulla linea rossa e cosa sarebbe successo se fosse stata superata, erano solo parole inutili. Il mio collega ha usato l'espressione "il ruggito di un topo" per descrivere le parole di Obama.

Tuttavia i sauditi non possono attaccare Obama a livello personale, perché dipendono ancora da lui per affrontare la grande, vera, seria minaccia, l’Iran. Hanno sentito molto bene le parole del "moderato", "riformista" presidente iraniano (il mio collega si è messo a ridere quando ha detto queste parole), quando questa settimana ha detto che l'Iran non rinuncerà a nessuno dei suoi diritti nucleari.
Ha attribuito questa dichiarazione al comportamento debole dell'Occidente sulla questione siriana. Ha usato un’espressione araba per dire che l'Iran ignora totalmente gli Stati Uniti. Non crede che Assad rinuncerà alle sue armi chimiche, e userà qualsiasi espediente per nasconderle in qualche luogo segreto.
I russi hanno ottenuto una grande vittoria contro gli Stati Uniti, e stanno approfittando della mancanza di volontà di usare la forza da parte dell'Europa.
Che cosa è tutto questo discutere di armi chimiche ? Si può ridurre la pena di un assassino con la confisca della pistola che ha usato per commettere un omicidio? Che tipo di standard etico o legale è questo? Perché non hanno nemmeno emesso un mandato di arresto internazionale contro Assad per consegnarlo alla giustizia della Corte Internazionale? In che cosa è diverso da Omar al-Bashir del Sudan e Milosevic della Jugoslavia?

Secondo il mio collega saudita, l'Iran è il grande vincitore del fallimento siriano. Sta raccogliendo i frutti del successo in Iraq, a causa delle migliaia di americani che l'Iran ha ucciso in Iraq tra il 2003 e il 2010, e per aver dissuaso gli Stati Uniti dal farsi coinvolgere in Siria. In questo modo l'Iran ha sull'Iraq un controllo illimitato. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane combattono in Siria dalla parte di Assad, e nonostante vìolino le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, nessuno muove un dito.

La famiglia regnante dell’Arabia Saudita è preoccupata, molto preoccupata, che la debolezza che oggi l'Occidente manifesta sulla Siria, si possa riflettere in futuro anche nei suoi rapporti con l’Iran. Se Teheran domani volesse attaccare l'Arabia Saudita e gli altri paesi del Golfo, l'Occidente non avrà la forza nè il coraggio di uscire dalla sua debolezza e l'Arabia Saudita si ritroverà sola il giorno della resa dei conti. I sauditi sono preoccupati, questo è il motivo del silenzio da parte dell’Arabia Saudita in questi giorni difficili. Nella regione ci sono paesi i cui leader sono molto preoccupati per il futuro del Medio Oriente e del mondo in generale.

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
Link:
http://eightstatesolution.com/
http://mordechaikedar.com/


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