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Zvi Mazel/Michelle Mazel
Diplomazia/Europa e medioriente
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8 marzo: una giornata qualunque in Medio Oriente 
10/03/2021
8 marzo: una giornata qualunque in Medio Oriente 

Analisi di Michelle Mazel

(Traduzione di Yehudit Weisz)


Festa della Donna 8 Marzo | Osteria il Sagrantino Montefalco

L'8 marzo, la Giornata internazionale della donna è stata ampiamente ignorata in Medio Oriente, dove l'idea che i “diritti dell’uomo” includano quelli delle donne, non ha ancora guadagnato terreno.  Solo in Israele ha trovato un’ampia eco nella risonanza mediatica; in Libano, ne hanno parlato un po’. Va detto che l’attualità si focalizza su altri argomenti. Come quel misterioso attacco alle installazioni petrolifere in Arabia Saudita, su cui ci si chiede chi possano essere stati gli autori. Certamente non gli Houthi dello Yemen, poiché secondo la nuova amministrazione americana non sono certo dei terroristi. D’altronde loro si son ben guardati dal rivendicarne la responsabilità. Allora è stato l'Iran, il nemico giurato? Sicuramente neanche lui, perché gli americani, che hanno più di un occhio nel cielo della regione, non l'hanno segnalato; eppure l'attacco ha fatto tremare i mercati mondiali e il prezzo del greggio è volato a oltre 70 dollari al barile. Non lontano da lì, in visita ufficiale in Iraq, il Papa si è recato a pregare ad Ur, città dalla quale, secondo il racconto biblico, il Patriarca Abramo, obbedendo a un comando divino, è partito diretto verso la Terra Promessa. Non tutti i rappresentanti delle tre grandi religioni monoteiste erano stati invitati a questa celebrazione dei figli del patriarca: una scelta obbligata per non offendere i padroni di casa. Eppure ci viene spesso detto che anche se alcuni leader arabi si oppongono a Israele, non hanno assolutamente nulla contro gli ebrei.  

E poi c'è la pandemia che non si attenua. Il virus è riuscito a colpire persino Bashar El-Assad e sua moglie, nel cuore del palazzo presidenziale. Vuoi dire che non avrebbero beneficiato dei vaccini ricevuti per la Siria? E’ molto curioso, perché, ovunque nella regione, si vocifera che questi preziosi viatici siano riservati principalmente a chi detiene il potere. È proprio in Libano, che si sono svolte manifestazioni per protestare contro una distribuzione iniqua che lascia esposti al virus i più indigenti. Sempre in Israele, dove la popolazione adulta è ormai vaccinata all'80%, l'8 marzo abbiamo assistito a uno spettacolo insolito: l'inizio di una vasta operazione di vaccinazione dei lavoratori palestinesi, il cui numero è stimato attorno a 120.000.  Sono state allestite delle tende vicino ai posti di blocco e delle infermiere di lingua araba erano incaricate di spiegare la procedura. Certo, non ci dobbiamo aspettare che la stampa occidentale esprima alcuna ammirazione poiché secondo lei, è dovere di Israele vaccinare i suoi vicini anche se, secondo gli accordi di Oslo, spetterebbe all’Autorità palestinese la responsabilità di tutelare la salute dei suoi cittadini. Ma ciò che è stato sorprendente è sentire la reazione dei primi beneficiari del vaccino. Non si sono limitati a dire solo grazie, ma hanno parlato con amarezza dell'atteggiamento dei loro dirigenti di Ramallah che si erano preoccupati innanzitutto di far vaccinare sé, i loro amici e clienti, ed hanno aggiunto che per chi poteva permetterselo, non c’era alcun problema. Concludiamo sottolineando che sempre l'8 marzo, si sono verificati tre attacchi contro dei civili israeliani.

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Michelle Mazel scrittrice israeliana nata in Francia. Ha vissuto otto anni al Cairo quando il marito era Ambasciatore d’Israele in Egitto. Profonda conoscitrice del Medio Oriente, ha scritto “La Prostituée de Jericho”, “Le Kabyle de Jérusalem” non ancora tradotti in italiano. E' in uscita il nuovo volume della trilogia/spionaggio: “Le Cheikh de Hébron".


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