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Zvi Mazel/Michelle Mazel
Diplomazia/Europa e medioriente
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Dei palloncini così belli 13/08/2020
Dei palloncini così belli
Commento di Michelle Mazel

(Traduzione di Yehudit Weisz)


Abbiamo appena commemorato il quindicesimo anniversario di quello che qui viene chiamato “il disimpegno”, vale a dire l'evacuazione di tutti gli israeliani dalla Striscia di Gaza, ora separata mediante una barriera dallo Stato di Israele, nei suoi confini internazionalmente riconosciuti.  E che si fa per celebrare l'evento? C’è un vero e proprio spettacolo pirotecnico di palloncini che si innalza verso il cielo di Gaza e prende la direzione del vicino. Sono rosa, sono verdi, sono bianchi e scendono a grappoli leggeri verso i campi e le foreste intorno alla Striscia di Gaza. Si tratta di palloncini di un nuovo tipo: alcuni sono incendiari e atterrano dolcemente ma è senza dolcezza che innescano un incendio dopo l’altro. Gli altri sono pieni di esplosivo e devono essere disinnescati in gran fretta. Chi è che si occupa di acquistarli, di riempirli di esplosivi e di farli volare oltre la recinzione? Nessuno se ne vanta, ma azioni di questa portata non possono svolgersi un giorno dopo l’altro senza l’approvazione di Hamas, quando non è l'organizzazione terroristica stessa a prendere l'iniziativa. Perché ? È in virtù di una logica tipicamente mediorientale. Dopo l'evacuazione di Gaza, era l’Autorità Palestinese che avrebbe dovuto assumersene l'amministrazione. Hamas, che non era di quel parere, se ne sbarazzò con una sanguinosa rivoluzione; tuttavia, i funzionari continuarono a essere assegnati alle autorità di Ramallah da cui avrebbero dovuto ricevere i loro stipendi.  Solo che queste autorità alcuni anni fa hanno deciso di non pagare più questi stipendi. Beghe di campanili o meglio, di minareti. Da buon principe qual è, l'emiro del Qatar ha messo mano ai suoi forzieri, ritenuti immensi, e si è offerto di trasferire ogni mese i soldi necessari in attesa di un accordo tra Gaza e Ramallah. Un'attesa che continua tuttora, soprattutto perché l'Autorità Palestinese attualmente si rifiuta di ricevere le somme dovute per dazi doganali e altre tasse riscosse per suo conto da Israele, sulla base del fatto che questo Paese detrae gli stipendi pagati ai terroristi palestinesi condannati a pesanti pene detentive per aver compiuto attentati sanguinosi. Problema: il Qatar si è impegnato a elargire la sua manna solo fino a settembre e non ha nessuna fretta di rinnovare la sua generosa offerta. Sì, ma cosa c'entra questo con Israele e i palloncini? Semplice. Hamas sta facendo pressioni su Israele in modo che quest’ultimo a sua volta si rivolga all'emiro e lo esorti ad annunciare che continuerà a inviare ogni mese i suoi emissari con le loro borse di dollari. Ma non ci sono relazioni diplomatiche tra Doha e Gerusalemme! Che importanza ha? Siamo in Medio Oriente e l'assenza di relazioni non è un ostacolo allo scambio di informazioni, o anche ad una solida cooperazione per la sicurezza che esiste, ci viene detto, con diversi Paesi del Golfo o con l'Arabia Saudita per esempio. A Gerusalemme, il messaggio è stato ricevuto. Il Capo del Mossad sarebbe partito ieri in tutta fretta per fare appello al buon cuore dell'emiro. Comunque sia, e per ogni evenienza, l'IDF ha bombardato durante la notte su diverse postazioni e installazioni di Hamas per esprimere il suo malcontento. Insomma, uno stato di cose che avrebbe deliziato Machiavelli.

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Michelle Mazel scrittrice israeliana nata in Francia. Ha vissuto otto anni al Cairo quando il marito era Ambasciatore d’Israele in Egitto. Profonda conoscitrice del Medio Oriente, ha scritto “La Prostituée de Jericho”, “Le Kabyle de Jérusalem” non ancora tradotti in italiano. E' in uscita il nuovo volume della trilogia/spionaggio: “Le Cheikh de Hébron".


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