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Zvi Mazel/Michelle Mazel
Diplomazia/Europa e medioriente
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L'elefante del Libano 07/08/2020
L'elefante del Libano
Commento di Michelle Mazel

(Traduzione di Yehudit Weisz)


Beirut explosion deepens the tragedy of Lebanon | Financial Times
Beirut dopo l'esplosione

La catastrofe che si è appena abbattuta su Beirut ha colpito un Paese esangue, a corto di risorse e di denaro e incapace di arginare la pandemia. Erano settimane che i media di tutto il mondo analizzavano la situazione; la maggior parte di loro stava facendo le previsioni più cupe sul futuro del Paese dei Cedri e della sua metropoli, un tempo la città faro del Medio Oriente. Nel suo editoriale di mercoledì 5 agosto Le Monde esprime pessimismo ed evoca "il fallimento di strutture politiche che avrebbero dovuto consentire la ricostruzione del Libano già devastato dalla guerra civile degli anni 1975-1990. La fine dell'interminabile conflitto non ha interrotto la discesa all'inferno di un Paese un tempo noto come “Svizzera del Medio Oriente”, grazie alle sue attrazioni turistiche e alla sicurezza delle sue banche.” E l'elefante, mi direte? Conoscete tutti l’espressione “l’elefante nella stanza”, un problema che tutti conoscono ma di cui nessuno vuole parlare. In Libano, questo tabù si chiama Hezbollah. Un movimento qualificato come terrorista dalla maggior parte dei Paesi occidentali, ma non dalla Francia . Creato, finanziato e armato dall’Iran, l’Hezbollah non si preoccupa minimamente del Libano e dei suoi abitanti. Vero Stato in uno Stato nei cui ingranaggi si è infiltrato praticamente dappertutto, è lì per eseguire la volontà del suo padrone e per distruggere Israele, questo Stato ebraico che gli ayatollah odiano. Il suo leader Nasrallah lo ripete incessantemente. E per raggiungere questo obiettivo, Hezbollah depreda sistematicamente il Paese. La manna iraniana però non è sufficiente per mantenere le milizie, fabbricare missili sempre più sofisticati per colpire l'odiato vicino. E da ciò deriva un altro problema che tutti conoscono, ma di cui nessuno vuole parlare: le guerre intraprese contro il vicino, gli attentati, gli attacchi seguiti da rappresaglie - e le loro conseguenze devastanti. Eppure, anche quelle sono passate sotto silenzio nell'editoriale di Le Monde.

Per la cronaca, ricordiamoci che non c'è alcun contenzioso territoriale tra Israele e Libano. Veniamo ora alla serie di esplosioni che hanno devastato il porto di Beirut e una parte della città. La deflagrazione sarebbe stata presumibilmente causata dall’esplosione di un deposito di 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio immagazzinato in quel porto. Come al solito, ci si perde in congetture sul perché questi fertilizzanti potenzialmente esplosivi si trovassero in un'area densamente popolata e perché non si erano prese le dovute precauzioni. Certo, gli israeliani, citando fonti diplomatiche ben informate, affermano che Hezbollah si era impegnato già fin dal 2009 a importare nitrato di ammonio con la mediazione del Ministero dell'Agricoltura, dove aveva piazzato i suoi uomini. Nasrallah è ben consapevole del potenziale devastante di questo "fertilizzante": il 9 giugno del 2019 The Daily Telegraph riportava che dei gruppi collegati a Hezbollah avevano immagazzinato migliaia di sacchetti per il ghiaccio istantaneo (pieni di nitrato di ammonio), nella periferia di Londra. Il leader terrorista non ha ripetutamente minacciato di lanciare i suoi missili per colpire gli enormi depositi di ammoniaca ad Haifa in Israele, vantandosi di poter scatenare un disastro simile a un'esplosione nucleare? In effetti, Israele ha preso molto sul serio la minaccia e l'operazione di svuotamento di questi depositi sta volgendo al termine. Ma sembra che tutti questi dettagli non interessino minimamente ai media occidentali. Invece, e questa è la novità, l'esplosione sembra abbia liberato la voce dei libanesi che, sì proprio loro, chiamano apertamente in causa Hezbollah ...

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Michelle Mazel scrittrice israeliana nata in Francia. Ha vissuto otto anni al Cairo quando il marito era Ambasciatore d’Israele in Egitto. Profonda conoscitrice del Medio Oriente, ha scritto “La Prostituée de Jericho”, “Le Kabyle de Jérusalem” non ancora tradotti in italiano. E' in uscita il nuovo volume della trilogia/spionaggio: “Le Cheikh de Hébron".


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