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Diplomazia/Europa e medioriente
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La polizia vittima della democrazia 21/07/2020
La polizia vittima della democrazia
Commento di Michelle Mazel

(Traduzione di Yehudit Weisz)


Quel rôle pour la police en démocratie ? Par Olivia Recasens ...

“La polizia deve assicurare la tranquillità del pubblico e degli individui, proteggere la città da ciò che può causare disordine”. È così che Colbert aveva definito il ruolo della nuova istituzione creata da Luigi XIV. Se la Francia rivendica correttamente il primo utilizzo della “polizia” nel suo senso attuale, il termine “polizia” è stato adottato da quasi tutti i Paesi occidentali. Eppure sono anni che in Francia come in Inghilterra, negli Stati Uniti o in Israele,   la polizia fa fatica ad assolvere il proprio compito. Questo perché nelle cosiddette democrazie liberali, il diritto di manifestare è un diritto fondamentale garantito dalla legge. Fa riferimento alla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo del 1789, “dimenticando” che il suo articolo 10 è chiaro: “Nessuno deve essere molestato per le sue opinioni, anche religiose, purché la manifestazione di esse non turbi l'ordine pubblico stabilito dalla Legge”.  Sfortunatamente, siamo lontani da tutto questo. Come siamo lontani dalla necessità di ottenere un permesso per poter manifestare o di attenerci ai termini dell'autorizzazione se l’abbiamo ottenuta.  La polizia interverrà solo se è minacciato l'ordine pubblico. Oggi dobbiamo constatare che manifesta chi vuole e dove vuole, o quasi. E se la polizia cerca di far rispettare la legge, spesso viene attaccata. Certo, ci sono anche agenti di polizia che vengono meno ai loro doveri e si comportano in modo indegno, ma la maggioranza, la grande maggioranza, la stragrande maggioranza dei poliziotti stringono i denti e non rispondono neppure alle provocazioni più oltraggiose. Insultati, spintonati, presi di mira da lanci di pietre, non hanno alcuna possibilità di opporsi. A loro è richiesto un comportamento esemplare e cento smartphones sono lì per immortalare il minimo gesto discutibile. Senza dimenticare poi questa nuova invenzione, che è la videocamera per elmetti che i poliziotti sono obbligati a indossare. Insomma, per troppe persone in troppi Paesi, il poliziotto è diventato il nemico pubblico n. 1. Possiamo sputargli in faccia impunemente, dargli del fascista o del nazista, accoglierlo con lanci di uova marce mentre è lì semplicemente nell'esercizio delle sue funzioni, insomma per fare non solo il suo lavoro , ma il suo dovere. Il manifestante arrestato verrà rilasciato con una semplice ammonizione e verrà portato in trionfo prima di rilasciare lunghe interviste alla stampa. Il poliziotto “sospettato” di violare “il codice etico della polizia” sarà sospeso e sarà portato davanti ad una commissione disciplinare. Raramente beneficerà del sostegno del suo ministro competente. Negli Stati Uniti, la condotta criminale di diversi agenti di polizia nello Stato del Minnesota ha portato le autorità di diversi altri Stati, da cui non dipendevano gli agenti di polizia in questione, a ridurre i bilanci delle proprie forze di polizia, proprio ora che i cittadini hanno bisogno di protezione più che mai. In Francia, gli abitanti delle grandi città guardano impotenti al vandalismo delle bande organizzate a margine di manifestazioni più o meno selvagge, mentre la polizia esita a intervenire.  È solo nelle dittature, note per le loro violazioni dei diritti umani, che alla polizia è garantita l'immunità più totale. Le democrazie, da parte loro, hanno da tempo rinunciato a “garantire la tranquillità del pubblico e degli individui e a proteggere la città da ciò che può causare dei disordini”. 

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Michelle Mazel scrittrice israeliana nata in Francia. Ha vissuto otto anni al Cairo quando il marito era Ambasciatore d’Israele in Egitto. Profonda conoscitrice del Medio Oriente, ha scritto “La Prostituée de Jericho”, “Le Kabyle de Jérusalem” non ancora tradotti in italiano. E' in uscita il nuovo volume della trilogia/spionaggio: “Le Cheikh de Hébron".


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