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Ecco che cosa pensano davvero gli arabi palestinesi


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Zvi Mazel/Michelle Mazel
Diplomazia/Europa e medioriente
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Questa annessione che non vuole nessuno 10/06/2020
Questa annessione che non vuole nessuno
Commento di Michelle Mazel

(Traduzione di Yehudit Weisz)


L'«accord du siècle»: ce que prévoit le plan de Trump sur le ...

Il Presidente Trump aveva sollevato un vespaio, per l’ennesima volta direbbe qualcuno, annunciando il famoso "Accordo del secolo" che avrebbe posto fine al conflitto palestinese una volta per tutte.  Prima ancora di conoscere i dettagli, i media di tutto il mondo si erano già scatenati, facendo eco all'Autorità palestinese, che l’aveva respinto in blocco. Persino il lato economico del piano, presentato proprio un anno fa, che prevedeva investimenti per cinquanta miliardi di dollari , era stato rifiutato nonostante l'interesse mostrato dai Paesi arabi riuniti in Bahrein. Solo nel gennaio di quest'anno sono stati resi noti i dettagli del piano “Dalla pace alla prosperità: una visione per migliorare la vita di palestinesi e israeliani" per dargli il suo vero nome. La Francia e l'Inghilterra avevano allora espresso una posizione cautamente favorevole. A prima vista, sembrava proficuo per entrambe le parti. Certo, Israele avrebbe mantenuto parte degli insediamenti in Cisgiordania, ma uno Stato palestinese sarebbe sorto su un'area equivalente a quella della Striscia di Gaza e della Cisgiordania prima della Guerra dei Sei Giorni, grazie al trasferimento di territori situati nel Negev. Le modalità di realizzazione di questo piano dovevano essere definite attorno al tavolo dei negoziati; tuttavia, se i palestinesi avessero mantenuto il loro rifiuto di negoziare, Israele avrebbe potuto, dopo aver ottenuto il via libera dalla Casa Bianca, annettere unilateralmente gli insediamenti inclusi nel piano.  E oggi siamo qui. I palestinesi insistono nel loro ostinato rifiuto e in nessun caso vogliono prendere in considerazione un piano che offra loro comunque la possibilità di avere il proprio Stato. Per quanto li riguarda, è fuori questione riconoscere che Israele è uno Stato ebraico e che Gerusalemme è la sua capitale, per non parlare della rinuncia alla loro richiesta del ritorno di milioni di rifugiati.  Per quanto riguarda gli israeliani, se la maggioranza non approva il piano, è per ragioni molto diverse. La sinistra israeliana tradizionale, o quel che ne rimane, si oppone in blocco all' "Occupazione" e agli insediamenti. Il centro non vuole un'annessione unilaterale e richiede una soluzione negoziata. La destra, che all'inizio aveva accolto con favore questa storica opportunità di vedere crescere il Paese, oggi si spacca in due.  Gli elementi più rigidi respingono l'idea stessa di uno Stato palestinese indipendentemente dai suoi confini.  I più moderati vorrebbero vedere gli insediamenti integrati nel Paese, ma temono le ripercussioni di un'annessione unilaterale e le reazioni della comunità internazionale. Per quanto riguarda i residenti degli insediamenti, constatano che il piano non riguarda tutti i territori contesi e temono che alcuni di essi dovrebbero passare sotto il controllo dell'Autorità palestinese. Insomma, in generale, nessuno in Israele vuole davvero perdere una parte del Negev, per quanto piccola sia.   Questo spiega perché il Primo Ministro israeliano ha appena dichiarato che la data stabilita per presentare al parlamento il progetto di annessione, sarebbe stata rinviata a tempo indeterminato, non avendo avuto conferma del fermo sostegno di Donald Trump. All'alba di una campagna di rielezione che si prospetta difficile, il Presidente americano che aveva sognato di vedere l'Affare del secolo affermare la sua statura internazionale e forse vedersi assegnare il premio Nobel per la Pace, ha ad altre gatte da pelare. Questi sono fatti ben noti alle cancellerie occidentali, che continueranno comunque a esercitare pressioni su Israele affinché abbandoni una misura che non sembra comunque disposto ad adottare.

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Michelle Mazel scrittrice israeliana nata in Francia. Ha vissuto otto anni al Cairo quando il marito era Ambasciatore d’Israele in Egitto. Profonda conoscitrice del Medio Oriente, ha scritto “La Prostituée de Jericho”, “Le Kabyle de Jérusalem” non ancora tradotti in italiano. E' in uscita il nuovo volume della trilogia/spionaggio: “Le Cheikh de Hébron".


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