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Zvi Mazel/Michelle Mazel
Diplomazia/Europa e medioriente
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‘Una nuova provocazione israeliana’ 09/05/2020
‘Una nuova provocazione israeliana’
Commento di Michelle Mazel

(Traduzione di Yehudit Weisz)



Abu Mazen

Mahmoud Abbas, il vecchio leader palestinese il cui mandato presidenziale è scaduto da diversi anni, continua a lanciare strali minacciosi in tutte le direzioni. A volte si tratta di denunciare unilateralmente gli accordi di Oslo, a volte di sospendere la cooperazione con Israele in materia di sicurezza. Ma quel che ovviamente non viene mai menzionato, è la ripresa dei negoziati con Israele, anch'essi congelati da anni. Nel frattempo, l'Autorità Palestinese continua a incoraggiare il terrorismo ricompensando gli autori degli attentati e le loro famiglie e proseguendo la sua politica di demonizzazione dello Stato ebraico. Così i media accusano il loro vicino di aver deliberatamente introdotto il coronavirus nei territori palestinesi, mentre il Primo Ministro Shtayyeh si spinge fino a parlare di guerra biologica. Questa volta è il Ministero degli Affari religiosi palestinese a suonare l'allarme. Approfittando del fatto che l'attenzione del mondo è focalizzata sulla lotta contro il virus, Israele cerca di violare un luogo sacro per l’Islam. Peggio ancora, s’indigna il Ministero degli Esteri, si tratta di un'iniziativa tanto provocatoria quanto malvagia, che mira a facilitare l'accesso degli ebrei a questo luogo sacro: la Moschea Ibrahimi, situata a Hebron, così chiamata perché al suo interno riposa Ibrahim, padre di Ismaele. Il sito è solitamente più conosciuto come la Tomba dei Patriarchi. L’imponente complesso eretto da quel grande architetto che fu il re - ebreo - Erode, venne costruito sul sito biblico della grotta di Makhpela, acquistata da Abramo perché servisse da sepoltura per la sua defunta moglie Sarah, come si legge nel capitolo 23 della Genesi. Si presume che ci siano dei cenotafi contenenti i resti dei patriarchi biblici: Abramo, Isacco Giacobbe e delle loro mogli. Com’è noto, il Corano ha fatto propria gran parte della Bibbia, trasformando i suoi personaggi in profeti e precursori dell'Islam. Per questo Abramo è particolarmente venerato. Fin dal XII secolo i conquistatori arabi, che avevano trasformato in moschea la chiesa bizantina costruita su questo luogo di preghiera ebraica, vietano l'ingresso agli ebrei, permettendo loro di salire solo fino al settimo gradino della lunghissima scala in pietra che vi accede. Sotto l'Impero ottomano gli ebrei potevano pregare fuori ma non potevano entrare nel complesso. Ricordiamo che nel 1929, gli ebrei che vivevano a Hebron furono massacrati in un sanguinoso pogrom. Ma torniamo ai tempi moderni e alla provocazione di Israele. Dopo la Guerra dei Sei Giorni, gli ebrei possono di nuovo andare a pregare presso le tombe dei loro patriarchi, mentre orari separati consentono anche ai musulmani di andare lì a raccogliersi in preghiera. Oggi come ieri, la scala in pietra costituisce un ostacolo quasi insormontabile per i disabili, gli anziani e le donne accompagnate da bambini piccoli. Da qui l'iniziativa israeliana di installare un ascensore. Sulla base della decisione dell'UNESCO che il 7 luglio del 2017 aveva iscritto la Tomba dei Patriarchi nella sua lista del patrimonio mondiale come “sito palestinese di eccezionale valore universale in pericolo”, il Ministero degli Affari esteri palestinese protesta contro “il più infame sfruttamento razzista della preoccupazione del mondo e dei palestinesi per la pandemia, al fine di far avanzare questo piano di espansione colonialista.” Per quanto riguarda il rappresentante di Fatah, lui coglie l'occasione per dichiarare che "i crimini di Israele contro il popolo palestinese sono i più atroci della storia."

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Michelle Mazel scrittrice israeliana nata in Francia. Ha vissuto otto anni al Cairo quando il marito era Ambasciatore d’Israele in Egitto. Profonda conoscitrice del Medio Oriente, ha scritto “La Prostituée de Jericho”, “Le Kabyle de Jérusalem” non ancora tradotti in italiano. E' in uscita il nuovo volume della trilogia/spionaggio: “Le Cheikh de Hébron".


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