mercoledi` 03 giugno 2020
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Israele, ritratto di una Nazione partendo da Tzahal (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


Clicca qui






 
Zvi Mazel/Michelle Mazel
Diplomazia/Europa e medioriente
<< torna all'indice della rubrica
Dove si parla di nuovo di apartheid in Israele 05/03/2020
Dove si parla di nuovo di apartheid in Israele
Commento di Michelle Mazel


Risultati immagini per odeh united arab list
Ayman Odeh


Durante questo terzo turno di elezioni in Israele, oltre mezzo milione di arabi israeliani hanno esercitato il loro diritto di voto, inviando 15 deputati al parlamento israeliano. Questo perchè tutti i partiti arabi hanno avuto la buona idea di lasciare da parte le loro divergenze al fine di presentare una lista unica. Il risultato? Un successo senza precedenti nel rendere "La lista araba comune" il terzo partito rappresentato alla Knesset. Il nome scelto per questa lista non è banale: non è "la lista araba unita" ma "la lista araba comune" . Peraltro, a parte il desiderio di raccogliere il maggior numero di voti, le quattro componenti della lista, che costituiranno gruppi parlamentari separati, hanno programmi molto diversi. All'estrema sinistra c’é Hadash, guidato da Ayman Odeh, colui che, ricordiamo, si rifiutò di partecipare al funerale di Shimon Peres; poi c’è Ta'al, laico e nazionalista, una formazione voluta dal veterano Ahmed Tibi, rieletto per la nona volta consecutiva; quindi il Partito arabo unito, nazionalista e islamista, guidato da Mansour Abbas ; e infine Balad, non solo visceralmente ostile allo Stato di Israele, ma pure nazionalista e islamista, guidato fino allo scorso anno da Jamal Zahalka, che non smise mai di accusare Israele di praticare l’apartheid. Oggi, alla guida del partito, c’è Mtanes Shehadeh. Ad un esame più attento, la maggior parte dei leader di questi partiti ha alcune cose in comune. Ferventi sostenitori della causa palestinese, abbandonano il Parlamento quando viene suonato l'inno nazionale e sfilano con orgoglio in testa alle manifestazioni dove sventola la bandiera palestinese e slogan anti-israeliani sono scanditi a pieni polmoni. Evocano regolarmente il razzismo dalla classe politica israeliana e non perdono l'occasione di sollevarsi contro "l'apartheid" praticato, secondo loro, in Israele. Respingono sia il Likud di Benjamin Netanyahu sia il partito Blu e Bianco di Benny Gantz e proclamano a gran voce che non prenderanno parte al futuro governo. Con una sola eccezione, hanno un altro punto in comune: tutti hanno studiato presso istituti di istruzione superiore israeliani. Ahmed Tibi ha studiato medicina all'Università Ebraica di Gerusalemme e ha conseguito una specializzazione in ginecologia all'Ospedale Hadassah; Mansour Abbas è laureato presso la facoltà di odontoiatria dell'Università Ebraica di Gerusalemme .  Jamal Zahalka ha studiato farmacia all'Università Ebraica di Gerusalemme, che gli ha conferito il titolo di dottore. Mtanes Shehadeh, che lo ha sostituito, ha conseguito un dottorato in Scienze politiche presso l'Università Ebraica di Gerusalemme. L'eccezione riguarda ovviamente Ayman Odeh, che ha scelto di studiare Legge in Romania. L'ultimo punto che queste personalità e le loro diverse formazioni hanno in comune, è lo scarso interesse che rivolgono ai problemi della loro comunità. Il fenomeno del femminicidio nella società araba? Il crimine? Guerra di gang? Droga? Spetta alla polizia israeliana prendersene cura perché nulla di tutto ciò è di loro responsabilità. Nonostante questo disinteresse, come spiegare il voto degli elettori arabi a loro favore? Colpisce l'assenza di un partito che difenda con determinazione i loro interessi, ma non è sufficiente per spiegare la loro massiccia partecipazione a questo terzo scrutinio. Non è forse l’eventualità di un trasferimento di città e villaggi arabi sotto l'Autorità palestinese, nell'ambito di un accordo di pace, ad aver seminato il panico tra una popolazione che preferisce continuare a vivere in Israele piuttosto che integrarsi in uno Stato palestinese, a spingerla a serrare i ranghi?

Immagine correlata
Michelle Mazel scrittrice israeliana nata in Francia. Ha vissuto otto anni al Cairo quando il marito era Ambasciatore d’Israele in Egitto. Profonda conoscitrice del Medio Oriente, ha scritto “La Prostituée de Jericho”, “Le Kabyle de Jérusalem” non ancora tradotti in italiano. E' in uscita il nuovo volume della trilogia/spionaggio: “Le Cheikh de Hébron".


Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT