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Zvi Mazel
Diplomazia
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Due piccole isole tra Israele/Egitto/Arabia Saudita 10/03/2018

Due piccole isole tra Israele/Egitto/Arabia Saudita
Analisi di Zvi Mazel

(Traduzione di Angelo Pezzana)
http://www.jpost.com/Middle-East/Red-Sea-Islands-An-end-or-a-new-beginning-544403

 

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Il 3 marzo, la Corte suprema costituzionale egiziana - SCC - ha emesso una sentenza definitiva sull'accordo concluso nell'aprile 2016 tra l'Egitto e l'Arabia Saudita sulla delimitazione delle loro frontiere marittime trasferendo la sovranità sulle isole di Tiran e Sanafir dall'Egitto all'Arabia Saudita . 
Questa sentenza ha annullato tutte le precedenti decisioni giudiziarie su tale questione, tra cui quella della Corte amministrativa suprema, il più alto tribunale amministrativo del paese che aveva respinto l'accordo e della Corte per le questioni urgenti che lo avevano sostenuto. Secondo un'altra sentenza dello stesso giorno, tutti i ricorsi pendenti contro la decisione del Tribunale amministrativo supremo sono stati respinti. 
Alcuni commentatori sono stati solleciti a sottolineare come le sentenze siano state emesse un giorno prima dell'inizio della visita del principe Mohammed bin Salman, il potente principe ereditario saudita - suggerendo che si è cercato di dimostrare come la questione era stata risolta. 
Nelle sue disposizioni la SCC afferma che si tratta di un accordo internazionale tra l'Egitto e l'Arabia Saudita, pertanto i tribunali non hanno giurisdizione e che è prerogativa del parlamento monitorare le misure adottate dal ramo esecutivo. 
Secondo l'articolo 151 della Costituzione, il presidente ratifica gli accordi internazionali e li firma dopo che sono stati votati dal parlamento. Tuttavia, lo stesso articolo, aggiunge che i trattati di pace e le alleanze possono essere ratificati solo dopo un referendum e lo stesso vale per gli accordi che rinunciano ai diritti sovrani; non può esserci accordo o trattato contrario alla costituzione o che porti alla rinuncia a parti del territorio nazionale. Questo disconoscimento è particolarmente appropriato poiché il caso in esame riguarda il trasferimento di una parte del territorio egiziano - le due isole sono state a lungo considerate come appartenenti all'Egitto - alla sovranità saudita.
Su questo un referendum non fu mai tenuto. 
D'altra parte, secondo l'articolo 195 della stessa Costituzione, una decisione finale della Corte costituzionale suprema non può essere impugnata e gode dello status di Res Judicata. 
La Corte ha fatto un ulteriore passo avanti e ha affermato che il ramo giudiziario non dovrebbe interferire in alcun modo nel processo di ratifica degli accordi internazionali, che entrano in vigore dopo essere stati votati dal parlamento. una dichiarazione piuttosto controversa.
La supervisione giudiziaria del processo, più il CSC, esaminerà due aspetti: da un lato, è davvero un accordo internazionale e sono state osservate le procedure stabilite dalla costituzione, dall'altra è conforme agli interessi egiziani. Questi due aspetti sono parametri costituzionali non soggetti a revisione giudiziaria ordinaria. La Corte costituzionale suprema ha giurisdizione esclusiva. 
Questa complessa situazione è il risultato della decisione del presidente Abdel Fattah Al Sisi di trasferire le isole all' Arabia Saudita dopo che è stato raggiunto un accordo sulla demarcazione marittima tra i due paesi nell'aprile 2016, durante la visita del re saudita in Egitto. Una mossa che sorprese gli egiziani, che avevano sempre creduto che Tiran e Sanafir appartenessero a loro. Eppure,non erano state da sempre egiziane le isole, due volte conquistate da Israele e poi restituite all’ Egitto. Anche se i libri scolastici scrivevano diversamente; inoltre l'accordo appariva incostituzionale poiché il primo articolo della costituzione afferma che l'Egitto è una nazione ‘sovrana e unita’ che non può essere divisa. 
C'era molta rabbia per ciò che era percepito come il cedimento di Sisi alla volontà dei sauditi a causa del tanto necessario sostegno finanziario che stavano fornendo all'Egitto. Vi furono dimostrazioni di strada violente con appelli per annullare l'accordo e 
interventi in Parlamento che sostenevano che le isole erano appartenute all'Egitto da tempi immemorabili e che abbandonarle per denaro saudita era una macchia sull’ onore del paese e una violazione della costituzione. 
Il presidente cercò in tutti i modi di spiegare che l'Egitto non rinunciava a parte della sua sovranità e che aveva controllato le isole solo dal 1950. Il ministero degli affari esteri egiziano pubblicò una serie di documenti, tra cui un memorandum che affermava che dopo la presa di "Oum" el RashRash "- Eilat - da parte di" bande sioniste "[la brigata Negev durante l'operazione Uvda] nel marzo 1949) l'Egitto e l'Arabia Saudita avevano sentito il bisogno di rinforzare le loro difese; su richiesta del re Faruk, il re ibn Saud accettò il trasferimento temporaneo delle isole. 
Ciononostante, nell'aprile 2016 i favorevoli e i contrari all'operazione hanno prodotto mappe e documenti antichi per far valere le loro ragioni, ma senza risultato. 
Il tribunale amministrativo supremo ha deciso che l'accordo era nullo, mentre il tribunale per le questioni urgenti lo ha confermato. 
Nel frattempo il parlamento aveva votato a larga maggioranza per la ratifica anche se vi sono stati nuovi ricorsi sulla base della sentenza del Tribunale amministrativo supremo sul fatto che l'accordo violava la costituzione. 
Su questo è intervenuta la Corte costituzionale suprema su richiesta del governo per tagliare il nodo gordiano.
Le decisioni del 3 marzo hanno scatenato una tempesta. Ma i membri della maggioranza in parlamento hanno dichiarato che la Corte aveva posto la parola fine alle contestazioni, rendendo valido il voto di ratifica del parlamento del 2017. 
Inoltre, alla Corte spettava la giurisdizione unica ed esclusiva sugli accordi internazionali. I membri dell'opposizione hanno concordato sul fatto che il dibattito sul processo di ratifica fosse terminato, anche se gli egiziani dissentivano sul fatto che non era stato emesso alcun giudizio sulla questione centrale. 
L'accordo è diventato legale e vincolante a partire dalla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale nell'agosto 2017. 
L'Arabia Saudita ora possiede ufficialmente le isole. Il che pone una nuova domanda. Tiran e Sanafir sono - o erano - nell'Area C, e secondo l'allegato militare del trattato di pace con Israele dovrebbero rimanere smilitarizzate. Solo la polizia civile può essere presente ed è soggetta al controllo della MFO, la forza multinazionale degli osservatori. Dal momento che le isole erano disabitate, il controllo della polizia egiziana si svolgeva soprattutto e a livelli regolari sui trasporti navali. 
A chi la MFO presenterà ora i suoi rapporti? Al governo egiziano che li inoltrerà ai sauditi? Direttamente ai sauditi? In uno scambio di note tra il primo ministro israeliano Netanyahu e il ministro degli esteri egiziano Shoukry, l'Egitto ha riaffermato il suo fermo impegno nei confronti del trattato di pace, del documento fondativo MFO e di tutti i trattati e intese tra Egitto e Israele, affermando che l'Arabia Saudita aveva accettato di riconoscere tutti gli obblighi relativi alle isole. 
L'Egitto ritiene quindi che non vi siano violazioni da parte dell'Arabia Saudita su quanto stipulato nell'accordo di pace. 
L'Arabia Saudita ora governa le due isole e lo stretto di Tiran: il percorso marittimo di Israele verso l'Asia e l'Africa. I due paesi sono ancora ufficialmente in guerra, anche se c'è un insieme di interesse ed entrambi sono in prima linea nella lotta contro la minaccia iraniana. Mohammed Bin Salman progetta un vasto progetto industriale, commerciale e turistico lungo la costa occidentale del suo paese in collaborazione con l'Egitto. 
Un ponte collegherà i due paesi attraverso le due isole. Il progetto è presentato come favorevole alla pace e alla cooperazione. 
Durante la sua visita, il principe ereditario ha anche annunciato la creazione di un fondo comune da 10 miliardi di dollari per creare un progetto simile nel sud del Sinai. 

Si potrebbe affermare che Israele non dovrebbe avere nulla da temere ... ma questo è il Medio Oriente volatile, in cui tutto può accadere e Israele potrebbe dover affrontare ostacoli imprevisti.


Zvi Mazel è stato ambasciatore in Svezia dal 2002 al 2004. Dal 1989 al1992 è stato ambasciatore d’Israele in Romania e dal 1996 al 2001 in Egitto. È stato anche al Ministero degli Esteri israeliano vice Direttore Generale per gli Affari Africani e Direttore della Divisione Est Europea e Capo del Dipartimento Nord Africano e Egiziano. Collabora a Informazione Corretta



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