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Zvi Mazel
Diplomazia
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Sogno o incubo: come l’islam vede il Califfato 27/12/2014
 Sogno o incubo: come l’islam vede il Califfato
Analisi di Zvi Mazel

(Traduzione di Angelo Pezzana)

Lo scorso ottobre una docente di Giurisprudenza Islamica si è dimessa dal suo incarico all’Università Dammam in Arabia Saudita per unirsi alle armate dell’ISIS nella Siria del nord. Nel suo sito Iman Mustafa al-Burgha ha scritto: “ L’Umma islamica ha bisogno di martiri, che abbandonino la loro comoda vita per diventare un testimone di fronte al mondo musulmano…. Io ho abbandonato il mio alto stipendio per servire la Umma islamica e combattere le ingiustizie”. Nella sua pagina di Facebook – poi cancellata ma molto citata sulla stampa araba – aveva scritto “ Dal momento in cui ho capito le tragedie del popolo musulmano sono diventata un membro dell’Isis, prima ancore che venisse creato… Jihad è l’unica strada per la creazione dello Stato islamico. I suoi leader possono cambiare nel cammino verso la giusta vittoria e se Al Bagdadi si dovesse allontanare da questa via, noi lo sostituiremo; la vera strada illumina il cammino dei veri credenti che abbandonano il mondo e le sue usanze dissolute per compiere il loro dovere fino alla morte.”

Al-Burgha respinge la teoria secondo la quale l’Isis non rappresenta l’Islam ed è furente contro le dichiarazioni di Obama in merito. Per lei l’Isis segue con rigore la Shari’a. Condanna i musulmani che rimangono silenziosi mentre la Shari’a è incompiuta, la nazione musulmana è umiliata dagli ebrei “che uccidono il notro popolo davanti a noi. ”
Ne è seguito un dibattito appassionato fra gli intellettuali musulmani che hanno discusso le sue tesi. Il movimento salafita, pur condividendone le idee – andando indietro all’Islam del tempo del Profeta e quindi al ritorno del Califfato – è in disaccordo con la violenza e la barbarie dell’Isis.
Ma ciò che li preoccupa è il fatto che la prof.Iman è una riconosciuta esperta di Legge islamica, avendola insegnata in una delle università più prestigiose dell’Arabia Saudita e del mondo islamico.
Studenti da tutti i paesi arabi vengono a imparare i principi della loro fede e molti condividono le sue idee. Alcuni influenti leader religiosi hanno sostenuto che era conosciuta per le sue idee estremiste, ma questa precisazione non è stata sufficiente. Nessuno si è lamentato o ha cercato di impedirle di proseguire i suoi insegnamenti, in più lei si è dimessa di sua volontà.

È un fatto che le leggi islamiche, dal loro sviluppo dal tempo di Maometto non sono orientate verso la ricerca della pace e della tolleranza. Il loro fine è imporre l’Islam, con la predicazione o con la violenza. E’ stato con la violenza che Maometto ha imposto l’Islam alle tribù arabe ed è con la violenza che i suoi successori hanno cercato con i loro eserciti di conquistare il mondo, dal Medio Oriente al Nord Africa, alla Cina, a Est come a Ovest, finchè non furono fermati in Francia.

Qui sta la radice del problema. Isis promuove la Shari’a integrale, come dimostra la prof. Al-Burgha. La stessa Shari’a che viene insegnata nelle scuole e nelle università del mondo islamico. Le punizioni crudeli –financo barbare- inflitte ai peccatori, lapidazione per le donne, decapitazione e crocifissione per gli infedeli, sono parte di questo insegnamento. Uccidere gli Yadizi perché giudicati pagani, schiavizzare le loro donne, fa parte dell’Islam e della Shari’a.
Così veniva imposta ai cristiani la condizione di Dhimmi e altre misure discriminatorie durante l’Impero Ottomano fino al 1856, quando il Sultano fu costretto dalle Grandi Potenze a mettervi fine.

Eminenti intellettuali di Al Azhar, il massimo centro di studi islamici del mondo sunnita, così come altri studiosi in Paesi arabi, hanno affermato che ciò che Isis sta compiendo è contrario ai valori umani dell’Islam; però non possono portare neppure un solo argomento che dimostri come l’Isis stia male interpretando la Shari’a. Tutto ciò che fanno è discuterne fra loro. Fino ad oggi, I libri di scuola all’Università Al Azhar si richiamano alla Shari’a, sono pieni di storie su detti del Profeta, i suoi allievi, i primi quattro califfi e i loro generali. E’ questa la storia dell’osannato comandante militare Khaled Ben Walid, che uccise il capo di una tribù che aveva abbandonato l’Islam, gli tagliò la testa, la fece bollire in una pentola e la mangiò.

Indagini condotte sui media dell’Arabia Saudita, hanno rivelato che il 92% dei sauditi approvano la condotta dell’Isis. E’ facile capire perché: è quanto gli è stato insegnato a scuola e ascoltato nei sermoni del Venerdì nelle moschee. Nei Paesi arabi non vi è mai stata una dimostrazione contro l’Isis, i giovani si arruolano nell’Isis per manifestare la loro identità o perché alla ricerca di ambigue emozioni. Non molti fanno ritorno.

C’è un solo modo per cambiare questo stato di cose: la riforma della Legge islamica. Missione impossibile ? In Egitto, il Presidente Al Sissi ha dichiarato più volte che le espressioni più estreme della Shari’a dovrebbero essere cancellate. Su suo ordine, il Ministero dell’Educazione ha eliminato lo scorso giugno il corso di educazione islamica insegnato nelle scuole, sostituito da valori morali inseriti in un nuovo testo.
Ma questa notizia non è stata riportata in Occidente come meritava.

Malgrado ciò, dietro alle porte chiuse delle istituzioni culturali islamiche si discute sulla necessità delle riforme. Non è una richiesta unanime e non è ancora un dibattito aperto. Le forze conservatrici stanno opponendosi con molta forza. E sono ancora la stragrande maggioranza. Vinceranno ? Forse no, ma il percorso sarà lungo e difficile.

Zvi Mazel è stato ambasciatore in Egitto, Romania e Svezia. Fa parte del Jerusalem Center fo Public Affairs. I suoi editoriali escono sul Jerusalem Post. Collabora con Informazione Corretta.


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