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Zvi Mazel
Diplomazia
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Quando l’Occidente e gli stati arabi differiscono 25/11/2014
 Quando l’Occidente e gli stati arabi differiscono
Analisi di Zvi Mazel

(Traduzione di Laura Camis de Fonseca)

E' possibile leggere l'articolo originale in inglese, pubblicato sul Jerusalem Post http://www.jpost.com/Middle-East/Analysis-When-the-West-and-Arab-nations-differ-382658
Informazione Corretta ha pubblicato la lista delle organizzazioni terroristiche islamiche emanata dalla UAE http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=56131


Membri della Fratellanza musulmana: per qualcuno non si tratta di terroristi

L’elenco di organizzazioni terroristiche stilato il 16 novembre dagli Emirati Arabi Uniti (UAE) ha suscitato acuto imbarazzo in Occidente, perché vi figurano in modo preminente i Fratelli Musulmani e tutte le loro ramificazioni in Medio Oriente, Africa, Asia, Europa e Stati Uniti. La UAE è andata oltre: ai nomi dei soliti accusati – al Qaeda ed i suoi affiliati, lo Stato islamico, Boko Haram, Ansar Bayt al-Maqdis e simili - ha aggiunto quelli di note organizzazioni islamiche in Italia, Svezia, Finlandia, Serbia, Gran Bretagna (quattro), Danimarca, Norvegia, Germania, Belgio e Stati Uniti (due).

Sono tutte ONG che operano come organizzazioni assistenziali oppure in difesa dei diritti delle minoranze islamiche. Alcune vennero create dai primi gruppi di immigrati islamici in Europa negli anni ’50 e furono egemonizzate più tardi dai Fratelli Musulmani; altre furono create direttamente dalla Fratellanza, per garantire che i nuovi immigrati – studenti o lavoratori – mantenessero la loro identità islamica e non si integrassero nella società occidentale.

L’elenco ha suscitato reazioni irate in Europa e negli Stati Uniti, perché include potenti organizzazioni islamiche come il CAIR (Consiglio per i Rapporti Americano-Islamici), il MAS (Società Musulmana Americana), lo UOIF (Unione delle Organizzazioni Islamiche Francesi). Sono organizzazioni che collaborano positivamente con i governi nazionali, ma per la UAE sono organizzazioni terroristiche in quanto affiliate alla Fratellanza Musulmana.

Nella lista compare anche la Federazione delle Organizzazioni Islamiche in Europa, che è il ramo europeo della Fratellanza Musulmana. E’ attiva fra gli immigrati islamici sin dagli anni ’50, è stata registrata come ONG in Gran Bretagna nel 1989. Oggi ha la sede centrale a Bruxelles e raccoglie più di 1000 (!) organizzazioni Islamiche in 30 paesi: organizzazioni femminili e per la protezione dell’infanzia, associazioni studentesche e di lavoratori, organizzazioni di assistenza. Lo scopo dichiarato della Federazione è il rafforzamento dell’identità religiosa di tutti i Musulmani del Continente e la promozione di due obbiettivi fondamentali: la restaurazione del Califfato e l’imposizione della Shar’ia. I media ed i governi occidentali pensano ancora che la Fratellanza sia un movimento moderato autenticamente islamico, che opera per la modernizzazione e lo sviluppo del mondo musulmano, e che sia la sola speranza per quel mondo.

Il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che CAIR e MAS non sono organizzazioni terroristiche ed ha chiesto ‘chiarimenti’ alla UAE - altrettanto ha fatto Oslo riguardo al Consiglio Islamico di Norvegia. Stoccolma ha rifiutato la classificazione della Fratellanza, in particolare della Associazione Islamica di Svezia, come organizzazione terroristica. Londra non ha ancora reagito: alcuni mesi fa il primo ministro David Cameron ha avviato un’indagine per verificare se i Fratelli Musulmani nel Regno Unito hanno legami con il terrorismo. L’indagine pare sia terminata, ma i risultati non sono ancora stati pubblicati. Secondo indiscrezioni di stampa, sono state trovate prove di tali legami, ma il governo ha chiesto un supplemento di indagine, perché teme possibili reazioni violente da parte dei cittadini musulmani. La Lega Araba ha subito reso pubblico l’elenco. Il suo segretario generale, l’egiziano Nabil Elaraby, ha rilasciato un comunicato che afferma: ‘siamo pienamente d’accordo con tale decisione, specialmente in considerazione dell’ondata di terrore nella regione’, aggiungendo che l’Arabia Saudita aveva già dichiarato che la Fratellanza è una organizzazione terroristica, e che altrettanto aveva fatto l’Egitto. Occorre ricordare che i Fratelli Mussulmani in Egitto rifiutano ancora di accettare la deposizione del presidente Mohammed Morsi e combattono apertamente contro il presidente Abdel Fattah al-Sisi.

Per coincidenza in questi giorni assistiamo a inaspettate evoluzioni nei turbolenti rapporti fra l’Arabia Saudita, il Bahrein e gli Emirati da un lato, e il Qatar dall’altro, che è invece un deciso sostenitore della Fratellanza. Alcuni mesi fa questi paesi richiamarono ‘per consultazioni’ i loro ambasciatori a Doha, come protesta per il sostegno del Qatar alla Fratellanza e per la campagna mediatica di al Jazeera in favore della Fratellanza, contro l’Egitto e gli Emirati del Golfo. Posero anche un ultimatum all’Emiro del Qatar: devi espellere i capi della Fratellanza e il loro primario teologo e predicatore Yusuf al-Qaradawi e fermare gli incitamenti ostili.

La scorsa settimana questi paesi hanno raggiunto un compromesso. I tre ambasciatori torneranno a Doha, i rappresentanti dei Fratelli Musulmani potranno restare in Qatar, ma verrà fermato l’incitamento ostile. Per ora non si è visto nessun cambiamento di tono nelle trasmissioni del popolare canale TV del Qatar. Il cosiddetto compromesso pare frutto delle paure dell’Arabia Saudita e degli Emirati del Golfo, che si trovano ad affrontare da un lato il pericolo del dilagante Stato Islamico, dall’altro la concreta possibilità di un Iran nucleare, ora che i negoziati fra Teheran e l’Occidente sono al punto critico. I Sauditi sono giunti alla riluttante conclusione che è ora di primaria importanza che tutti i paesi del Golfo presentino un fronte unito. Il Monarca saudita ha chiesto la comprensione dell’Egitto ‘in nome del superiore interesse comune degli Arabi’. Al Cairo il Presidente ha rilasciato un breve comunicato di approvazione, ma alla domanda se l’Egitto avrebbe normalizzato i rapporti con il Qatar il presidente Sisi ha risposto che il Cairo avrebbe aspettato di vedere i risultati effettivi dell’accordo. Nessuno si aspetta che i Fratelli Musulmani cessino davvero di combattere un regime che considerano illegittimo, che ha imprigionato i loro capi e ne ha anche condannati alcuni a morte. Il giornale egiziano Al-Masry al-Youm ha scritto, citando fonti non identificate, che Sisi era stato tenuto al corrente del processo di riconciliazione fra l’Arabia Saudita e il Qatar, e che il Qatar ha promesso non soltanto di fermare la propaganda contro l’Egitto, ma di investire anche nella sua economia. Questa cautela indica che non si fida del Qatar, ma vuole mostrare rispetto per l’Arabia Saudita, che è il suo migliore alleato.

Allo stato attuale i paesi arabi, presi nel turbine che minaccia di inghiottirli, così come ha inghiottito la Libia, la Somalia, lo Yemen, l’Iraq, la Siria e il Libano, cercano disperatamente di trovare una via di salvezza, anche a costo di compromessi pericolosi. I paesi europei, che potrebbero essere i prossimi a esser presi nel turbine, ancora non vogliono riconoscere la pericolosità delle organizzazioni terroristiche attive in casa loro, ed i loro legami con la Fratellanza.

Zvi Mazel è stato ambasciatore in Egitto, Romania e Svezia. Fa parte del Jerusalem Center fo Public Affairs. I suoi editoriali escono sul Jerusalem Post. Collabora con Informazione Corretta.


http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90

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