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Zvi Mazel
Diplomazia
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Gaza e la ‘coalizione virtuale’ 28/08/2014

 

Gaza e la ‘coalizione virtuale’
Analisi di Zvi Mazel

(Traduzione di Angelo Pezzana)

http://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/ANALYSIS-Israel-and-the-virtual-c
oalition-against-Hamas-372443


Khaled Meshaal e l'emiro del Qatar al Thani


Al Thani con Abdullah, sovrano dell'Arabia Saudita

Nell’attuale conflitto con Hamas, gli interessi nazionali di Egitto, Arabia Saudita e Stati del Golfo – con l’eccezione del Qatar – appaiono identici a quelli di Israele. Hamas, è una derivazione dei Fratelli Musulmani, nemica di questi Stati e che ne minaccia la stabilità. E’ ciò che ha spinto qualcuno in Israele a sognare una coalizione contro Hamas. Ma gli altri paesi condividono la stessa posizione ? E’ tutto da verificare. Il Medio Oriente può essere paragonato a delle sabbie mobili che conducono a una prospettiva sempre più instabile.

L’Arabia Saudita, per esempio, sta facendo ogni sforzo per controllare il confine con il Qatar, anche per non continuare a chiedere che interrompano i rapporti con la Fratellanza Musulmana espellendone i leader. Per Riad, che guida la cooperazione con il Consiglio del Golfo, conta molto di più il problema rappresentato dall’Iran. Il Qatar, invece, è inamovibile nel suo sostegno ai Fratelli Musulmani e nell’ostilità a Al Sissi, mentre Al Jazeera continua la sua implacabile campagna contro l’Egitto. Questo non è accettabile non solo per l’Arabia Saudita, ma anche per gli altri Stati del Golfo, che, tutti, esercitano pressioni affinchè il Qatar espella i Fraelli Musulmani, tra i quali Sheikh Qardawi. Ma l’emiro fa orecchio da mercante e non si è mosso, anche quando Arabia Saudita, Bahrein e Stati del Golfo hanno richiamato i loro ambasciatori da Doha, dopo che l’aveva fatto l’Egitto per primo. In Aprile, i ministri degli esteri degli Stati del Golfo, in riunione a Riad, sottoscrissero una risoluzione nella quale chiedevano al Qatar – senza nominarlo apertamente – di fermare le attività sovversive contro gli altri Stai del Golfo. La risoluzione venne firmata da tutti all’unanimità,e il Qatar accettò quello che venne chiamato ‘l’accordo di Riad’. Per non mettere in imbarazzo l’emiro, i singoli passi dell’accordo non vennero resi noti, anche se venne formato un comitato speciale affinchè ne controllasse l’attuazione. Cosa che non fu fatta, come riferì il quotidiano saudita A-shark AlAwsat, pubblicato a Londra. Tutto venne posticipato a un successivo incontro tra i ministri degli esteri del Golfo da tenersi a Gedda il 30 Agosto. Non è chiaro se sia stato raggiunto un compromesso sul ritorno degli ambasciatori, e, in caso contrario, se non sia in arrivo la rottura delle relazioni diplomatiche con il Qatar.

L’Arabia Saudita ha cercato di trovare un terreno commune due settimane fa organizzando un incontro straordinario sulla cooperazione islamica, producendo una risoluzione che condannava “ l’aggressione di Israele a Gaza”. Il Qatar aderì prontamente, così nacque la “ solidarietà islamica unita con Gaza”. Alcuni giorni dopo l’Arabia Saudita riunì i ministri degli esteri del Golfo e una dichiarazione comune venne redatta su questi temi, ringraziando l’Egitto per quanto aveva fatto per arrivare a un cessate il fuoco. Il Qatar firmò la dichiarazione, sottolineando che entrambe le parti miravano a un compromesso. I Fratelli Musulmani, in fuga dalla repressione di Nasser – che avevano cercato di assassinarlo – si stabilirono nel 1954 in Arabia saudita e in Qatar, accolti favorevolmente in entrambi i paesi, che vedevano in loro gli “intellettuali islamici” che avrebbero aiutato lo sviluppo delle istituzioni religiose e educative.

In quel tempo, il Qatar era un piccolo e sottosviluppato emirato. I Fratelli vi crearono una rete di istituzioni religiose e educative al fine di promuovere la restaurazione dell’ideologia del Califfato. Diedero vita anche a una sezione locale della Fratellanza, che però poi venne smantellata per non provocare antagonismi. Questo non impedì il formarsi di iniziative ‘individuali’, come qulle di Shiekh Qardawi, il leader spirituale del movimento che viveva a Doha, con un programma settimanale su Al Jazzera dal titolo “ La vita e la Sharia”. Fino all’anno scorso lo stesso direttore di Al Jazzera era un fratello musulmano.
Detto per inciso, Khaled Mashaal vive a Doha, come molti altri Fratelli che hanno lasciato l’Egitto dopo la caduta di Morsi.

Sebbene l’Arabia Saudita sia più sviluppata, i Fratelli cercano di infiltrarsi nel suo sistema educativo, impadronendosi soprattutto dei gradi superiori della scuola. Insegnano studi islamici alla Jeddah University, fra gli studenti vi era Osama Bin Laden, il futuro fondatore di Al Qaeda, che raccolse intorno a sé migliaia di seguaci. Poi ci fu una divisione tra la Fratellanza e la famiglia reale durante la prima Guerra del Golfo. La Fratellanza si opponeva alla cooperazione tra il regno e l’America contro l’Iraq, protestando contro la presenza sul “sul sacro suolo islamico” delle truppe americane.
Poi ci fu l’11 settembre, la società saudita rimase di stucco quando si seppe che 16 dei 19 dirottatori erano sauditi provenienti da famiglie della classe dirigente. La Fratellanza venne immediatamente espulsa dal regno, e trovò rifugio in Qatar. Fu così che l’Arabia Saudita vide il Qatar quale base della Fratellanza Musulmana, una minaccia diretta contro la stabilità degli Stati del Golfo e il punto più debole contro l’Iran e le organizzazioni estremiste sunnite.
Va ricordato che all’inizio Riad sostenne Hamas e Al Qaeda, prima di rendersi conto del pericolo che rappresentavano. Oggi Hamas e Hezbollah sono sigle terroristiche in Arabia Saudita e i cittadini sauditi che vi aderiscono vengono condannati a lunghi anni di detenzione.

Veniamo all’Egitto, l’alleato più vicino all’Arabia Saudita sin da quando Al Sissi è arrivato al potere. Entrambi i paesi combattono l’islam estremista e dipendono l’uno dall’altro. L’Egitto ha bisogno del sostegno finanziario di Riad, che invece riceve in cambio aiuto politico dal Cairo. Se uno dovesse cadere per colpa dell’Isis o Al Qaeda, l’altro lo seguirebbe subito dopo. L’Egitto è sotto attacco del terrorismo islamico nella Penisola del Sinai e ai confini con la Libia. Il Cairo vede Gaza come l’origine del terrorismo in Sinai, mentre Hamas è sottoposta a indagine investigativa con il divieto di operare in Egitto.
L’Egitto è oggi il punto più forte della coalizione virtuale contro Hamas, eppure c’è una potente corrente di simpatia verso i palestinesi e di ostilità verso Israele che non è affatto diminuita e che si esprime quotidianamente sui media egiziani e arabo sauditi. Riad vede il pericolo della Fratellanza, e cerca disperatamente di rappacificare gli Stati del Golfo con il Qatar, ma quest’ultimo è determinato a mantenere la sua speciale relazione con la Fratellanza a spese dei suoi vicini.

Nulla è mai semplice nel Medio Oriente, un comune interesse e un comune nemico non sono mai sufficienti a cementare una alleanza fra popoli con fedi e tradizioni differenti.

Zvi Mazel è stato ambasciatore in Egitto, Romania e Svezia. Fa parte del Jerusalem Center fo Public Affairs.  I suoi editoriali escono sul Jerusalem Post. Collabora con Informazione Corretta


http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90

 


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