lunedi` 18 novembre 2019
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Chi sono veramente i palestinesi? Lo spiega lo storico Benny Morris (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


Clicca qui





Hai già visitato il sito SILICON WADI?


Clicca qui






 
Zvi Mazel
Diplomazia
<< torna all'indice della rubrica
Come sarà il nuovo Presidente dell'Egitto ? 23/03/2014
Come sarà il nuovo Presidente dell'Egitto ?
Commento di Zvi Mazel

(Traduzione di Yehudit  Weisz )

http://www.jpost.com/Features/Front-Lines/Arab-World-Leading-Egypt-to-a-better-future-353134


Abdel Fattah Al Sisi                Povertà in Egitto

Tre anni di rivoluzioni e tumulti sono costati duri sacrifici agli egiziani, che ora affidano tutte le loro speranze all’ex Ministro della Difesa, il Maresciallo Abdel Fattah Sisi, che gode di una popolarità che non ha precedenti. La sua immagine campeggia ovunque, dai grandi poster per le strade alle ti-shirts, alla vivace carta stagnola di cioccolatini. E’ stato sostenuto da partiti politici importanti e dai giornali più diffusi. Tutti si attendono che vinca facilmente le elezioni presidenziali fissate per il 26-27 maggio. L’Egitto vuole un uomo forte, qualcuno che ripristini la stabilità, che affronti i problemi economici e faccia sì che il Paese assuma di nuovo il suo ruolo tradizionale di potenza regionale. Il Paese ha conosciuto il socialismo con Nasser dopo il colpo di Stato dei Liberi Ufficiali nel 1952, il capitalismo sotto Sadat e Mubarak, e più recentemente il regime dei Fratelli Musulmani; nessuno di questi governi ha portato democrazia o prosperità. L’Egitto è diventato sempre più povero; ciò nonostante, persa ogni illusione, ha continuato a riporre fiducia nell’esercito. La gente vede in Sisi la sua ultima speranza. Vi è anche un altro candidato, Hamdeen Sabahi, che appartiene al Movimento Nasserista popolare, ma ha scarso seguito. Dunque, che tipo di Presidente sarà Sisi ? Quando fu scelto da Morsi per diventare il nuovo capo delle Forze Armate e Ministro della Difesa nel 2012 al posto del Generale Tantawi, Sisi era capo dei Servizi segreti militari e portavoce del Consiglio Supremo delle Forze Armate che aveva governato l’Egitto dopo la caduta di Mubarak. Era considerato un devoto musulmano, cosa che forse aveva indotto Morsi a credere che Sisi avrebbe portato l’esercito sotto l’influenza dei Fratelli Musulmani e li avrebbe sostenuti nel costituire una dittatura islamica. In un’intervista televisiva del 18 maggio scorso, Sisi ha rivelato che la Fratellanza aveva offerto all’esercito denaro e incarichi di prestigio in cambio del ritiro del sostegno alle manifestazioni popolari che, nel giugno del 2013, si erano concluse con la caduta di Morsi.
L’ex Maresciallo dell’esercito ha scelto di usare la stampa e i media per la sua campagna elettorale alla Presidenza, e rilascia molte interviste. Evita palesemente le grandi manifestazioni elettorali, sapendo molto bene che i Fratelli e altri gruppi jihadisti sono intenzionati a ucciderlo. Se scomparisse dalla scena in questo momento cruciale, il Paese piomberebbe nel caos. Malgrado non abbia esperienza politica, ha abbastanza buon senso per non fare vuote promesse e si sforza di dare risposte ambigue alle domande che gli vengono poste. Ad ogni modo sottolinea il fatto che saranno necessari sforzi straordinari per districare l’Egitto dalla sua catastrofica situazione economica. Anche se non ci sono soluzioni miracolose, farà il possibile per importare tecnologie e investimenti dall’estero per sviluppare le infrastrutture del Paese e promuovere lo sviluppo di industrie moderne. Ci vorrà del tempo perché si possa percepire il cambiamento e i prossimi due anni saranno assai difficili; agli egiziani si prospettano altri sacrifici e duro lavoro. Afferma poi che non esiste altra strada da percorrere. C’è un abisso rispetto alle enfatiche dichiarazioni di Morsi che promettevano di curare quasi tutte le malattie del Paese, dalla sicurezza personale al rifornimento illimitato di benzina e gas, fino alla pulizia del Cairo e alla raccolta dei rifiuti - tutto in cento giorni – e di portare la prosperità. Il rapido sopraggiungere della disillusione contribuì largamente all’estromissione della Fratellanza.
Oggi in Egitto vivono 85 milioni di persone, ogni sei mesi nascono un milione di bambini. Data l’alta natalità negli ultimi decenni, ogni anno 800 000 giovani devono trovare lavoro. Ufficialmente il tasso di disoccupazione è del 15% mentre in realtà è molto più alto e i posti di lavoro sono più scarsi che mai. L’energia e il turismo, i tradizionali settori forti del Paese, sono stati duramente colpiti. Il settore energetico è stato trascurato per anni, fin dall’epoca di Mubarak,. L’Egitto ha enormi risorse di gas naturale stimate come le settime al mondo. Finora però non si è fatto alcuno sforzo per sviluppare le infrastrutture necessarie per produrre il gas naturale, e oggi il Paese non è in grado di fornire gas per uso interno, tanto meno per esportarlo. Le due compagnie petrolifere internazionali che dieci anni fa avevano costruito i terminal per esportare il gas naturale liquido hanno avuto estreme difficoltà ,dal momento che non furono in grado di onorare i loro contratti in Europa e Asia per mancanza di rifornimenti. Oggi stanno negoziando con Nobel Energy in vista dell’acquisto di gas dai giacimenti Tamar e Leviathan (al largo delle coste di  Israele). Per i prossimi 20-40 anni sono in gioco miliardi di dollari. Il governo egiziano deve ancora siglare gli accordi, e non si sa ancora se il gas importato da Israele sarà solo esportato o se raggiungerà anche le case degli egiziani. L’Egitto, che sta perdendo miliardi di dollari per il mancato sviluppo delle proprie risorse, deve anche sovvenzionare al ritmo di 20 miliardi di dollari all’anno il  petrolio e il gas naturale che fornisce ai suoi cittadini, incidendo pesantemente sul bilancio dell' economia. Il nuovo Presidente dovrà ridurre i sussidi e devolverli soltanto ai poveri, cosa non facile. E quello dell’energia è solo uno dei tanti problemi che dovrà affrontare.
Per migliorare l’economia è necessario stabilizzare la situazione della sicurezza. La Fratellanza Musulmana e i gruppi jihadisti stanno intensificando i loro atti terroristici. In recenti incontri avvenuti in Turchia, Qatar e in Europa,  hanno lanciato il cosiddetto programma dei 10 punti di Bruxelles inteso a far saltare le imminenti elezioni presidenziali. E’ improbabile che abbiano successo, mentre stanno anche minacciando di uccidere Sisi; inoltre i loro attacchi ostacolano gli sforzi per ripristinare la stabilità e migliorare l’economia. Sisi coglie ogni occasione per enfatizzare il grande lavoro che stanno svolgendo le potenti forze di sicurezza del Paese, e per mettere in risalto l’istituzione di un’unità speciale di intervento rapido che risponde in tempi stretti ovunque sia necessario. Ma anche un terrorismo a bassa intensità può ritardare il progresso economico e scoraggiare il turismo, questo è il problema. Sisi non esita a esprimere il suo risentimento nei confronti degli Stati Uniti e dell’Unione Europea per aver congelato le forniture degli armamenti necessari per combattere il terrorismo. Molte volte  ha chiesto di riesaminare il problema e aiutarlo a combattere il nemico comune, l’Islam radicale. Sisi non è il solo a domandarsi perché Obama si rifiuti così ostinatamente di muoversi su questo punto. Esprime gratitudine all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi del Golfo, escluso il Qatar, e paragona il loro aiuto al famoso Piano Marshall che dopo la Seconda Guerra Mondiale pose l’Europa sulla strada della ripresa economica.
E la sua posizione su democrazia e Islam ? In un Paese islamico questi due termini sono strettamente intrecciati. Il primo articolo della nuova costituzione egiziana recita che la Sharia è la principale fonte diella legislazione. In più occasioni Sisi ha ribadito che il discorso religioso che si fa oggi nel mondo islamico ha privato l’Islam della sua umanità. Dichiara che si deve abbandonare l’estremismo, e aggiunge che gli egiziani non vogliono ritornare all’Islam radicale dopo il breve regime della Fratellanza. Dichiara che è necessario educare le nuove generazioni alla luce dei progressi in campo scientifico e tecnologico, e si augura che l’Occidente dia il benvenuto a migliaia di studenti egiziani che, dopo aver completato i loro studi, vorranno ritornare nel loro Paese e contribuire al suo rinnovamento. Non crede che nei Paesi islamici si possa trapiantare il modello occidentale di democrazia, ma promette solennemente che in Egitto i diritti umani e i principi fondamentali della libertà saranno tutelati per legge.
Finora è stato particolarmente moderato nei confronti di Israele. Ecco che cosa ha dichiarato alla Reuters il 15 maggio scorso: ” Il nostro rapporto con Israele e il trattato di pace sono stati rispettati per più di 30 anni, hanno affrontato numerose sfide e tuttora rimangono saldi. Noi l’abbiamo rispettato e continueremo a rispettarlo. Il popolo di Israele lo sa bene…E’ necessario arrivare alla pace (con i palestinesi) che è stata congelata per molti anni. Siamo pronti a fare tutto il necessario per portare pace e sicurezza nella regione.”
Non tutti approvano Sisi. L’ex Generale è accusato di progettare l’instaurazione di una nuova dittatura militare; per alcuni rappresenta la vecchia élite dell’epoca di Mubarak. Tuttavia per la maggior parte della gente Sisi è l’uomo del momento, il solo in grado di guidare l’Egitto attraverso le riforme rigorose necessarie per la ripresa economica. Resta ancora un grande ostacolo da superare, dal momento che i Fratelli Musulmani e i loro alleati jihadisti faranno qualsiasi cosa pur di disturbare le imminenti elezioni. Questo sarà il vero test delle forze di sicurezza e dell’uomo che vuole guidare il Paese verso un futuro migliore.

Zvi Mazel è stato ambasciatore in Egitto, Romania e Svezia. Fa parte del Jerusalem Center fo Public Affairs.  I suoi editoriali escono sul Jerusalem Post. Collabora con Informazione Corretta


Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT