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Zvi Mazel
Diplomazia
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La Gran Bretagna e la Fratellanza: finalmente ha capito ? 25/04/2014

La Gran Bretagna e la Fratellanza:  finalmente ha capito ?
Commento di Zvi Mazel

(Traduzione di Angelo Pezzana)

http://www.jpost.com/Features/Front-Lines/Arab-world-Has-the-penny-finally-d
ropped-350381


David Cameron          Barack Obama                       Mohammed Morsi

Sin dall’inizio delle cosiddette primavera arabe, i Fratelli Musulmani hanno goduto l’onore delle cronache. Giunti al potere attraverso elezioni democratiche in Egitto e Tunisia, sono poi stati rovesciati in un breve lasso di tempo dalla popolazione che aveva capito le loro reali intenzioni. Qualcuno in Occidente – non tutti – l’aveva capito, come il Primo Ministro inglese David Cameron, che ha ordinato una inchiesta approfondita sul movimento, sui suoi valori e su come funziona, sulle sue attività in Inghilterra e su quanto configgono con gli interessi del Paese. Una decisione presa perché la Fratellanza è presumibilmente dietro gli attacchi terroristici in Egitto, visto che alcuni dei suoi membri si sono rifugiati in Gran Bretagna, da dove dirigono le operazioni terroristiche.  Egitto e Arabia Saudita hanno classificato la Fratellanza una organizzazione terrorista. Curiosamente, Washington, che si ostina a sostenere Morsi malgrado le manifestazioni di massa degli oppositori al suo regime, continua a stare dalla parte dei Fratelli Musulmani, al punto da arrivare a “punire” l’Egitto sospendendone in parte l’assistenza militare. Un esponente del Dipartimento di Stato ha dichiarato alcune settimane fa a un giornale kuwaitiano che i Fratelli Musulmani non erano una minaccia per l’America.

 Una opinione non condivisa dalla maggior parte dei paesi arabi, dove è profondamente radicata la diffidenza verso il movimento. Che è alla radice del moderno islam politico, una parola in codice che rappresenta l’islam che mira alla restaurazione del Califfato, anche a costo di usare la violenza se necessario. Viene anche considerato l’origine delle organizzazioni terroristiche islamiche nate dalla sua ideologia, messa in atto da leader provenienti dalle sue file. La Fratellanza ha aperto succursali in tutti i paesi arabi sin dagli anni ’30, nella prospettiva di conquistarne il potere. Hanno usato la forza in Egitto, Siria, Libia, Algeria e Tunisia. In Egitto venne bandita ai tempi del re Faruk e di Nasser. I Fratelli Musuilmani hanno assassinato Sadat; Mubarak li ha combattuti e oggi vengono nuovamente dichiarati terroristi. In Siria hanno cercato negli anni ‘80 di rovesciare Hafez el Assad, che ne uccise alcune migliaia. In Tunisia il loro leader, Rashid Ghannouchi, venne espulso negli anni’80 e si rifugiò in Inghilterra, da dove cercò di organizzare una rivolta che rovesciasse Ben Ali. Fallì, e misure severissime vennero prese contro i Fratelli. In Algeria stavano per impadronirsi del potere dopo aver vinto le elezioni nel 1992. Fu l’esercito a fermarli, dopo una sanguinosa guerra civile che costò 300.000 morti.
In Libia crearono i “ Gruppi combattenti libici”, con l’obiettivo di cacciare Gheddafi. Fallirono, mentre quelli che non vennero arrestati fuggirono in Afghanistan.

In Arabia Saudita e negli Emirati del Golfo, si trovarono sotto l’influenza del rigoroso islam wahabita, che ben si accordava con la loro ideologia. Tuttavia non perdettero di vista l’obiettivo principale, fondare un regime islamico nei paesi arabi, con l’aiuto di giovani  combattenti che credevano nella restaurazione del Califfato. Ne nacque alla fine un profondo conflitto tra loro e gli Emirati del Golfo, con l’eccezione del Qatar.

Re Abdelaziz “Ibn Saud” si incontrò nel 1936 con Hassan el Banna, il fondatore della Fratellanza, mentre si recava per la prima volta in pellegrinaggio alla Mecca. Malgrado fosse colpito fortemente dalle componenti umanitarie dell’organizzazione, non permise che nel regno ne venisse aperta una succursale, consapevole del fatto che la sua politica avrebbe causato una minaccia al regime.  Il re, malgrado fosse lui stesso un devoto musulmano, mai volle esportare l’ideologia wahabita, prendendo anche le distanze dall’establishment religioso dando alla politica estera una impostazione pragmatica. I suoi successori Saud, Faisal, Khaled e Fahed  accolsero a braccia aperte i Fratelli che fuggivano l’ira di Nasser (che avevano cercato di assassinare); ripagarono il favore aprendo cellule locali, infiltrandosi in scuole e università al fine di diffondere il loro credo.

Re Saud e dopo il Principe Faisal si lasciarono persuadere dai Fratelli a creare nel 1962 la “Lega Mondiale Islamica” per diffondere l’islam in Occidente, creare centri islamici e moschee in Europa e negli Stati Uniti.  Fu così che, con il finanziamento saudita, fondarono la loro organizzazione mondiale con lo scopo di recrutare nuovi aderenti fra le minoranze arabe in Occidente, con lo scopo di infiltrare  e impadronirsi dei regimi dall’interno. Ci volle l’11 settembre e il fatto che 16 dei 18 dirottatori fossero sauditi per far prendere coscienza all’Arabia Saudita. I Fratelli vennero espulsi, le loro attività proibite.  Nel Kuwait e in altri Stati del Golfo, dove erano erano stato ospitati negli anni ’50, gli fu permesso di aprire sezioni locali, che però diedero inizio subito ad attività sovversive. Anche qui i regimi capirono il pericolo, per cui centinaia di Fratelli finirono in prigione. Oggi soltanto il Qatar si rifiuta fermamente di schierarsi contro la Fratellanza che entro i confini di quel piccolo paese tira le fila dietro la Tv Al Jazeera, che sostiene tutti i movimenti vicini ideologicamente che vogliono impadronirsi del potere dopo le primavere arabe.  Questo è il centro della spaccatura fra Qatar – tuttora dalla parte di Morsi e della Fratellanza in Egitto – e Arabia Saudita, Kuwait, Barhain, Emirati, che invece aiutano finanziariamente il nuovo regime in Egitto. Una spaccatura  che indebolisce il Consiglio di Difesa del Golfo nella sua battaglia contro la minaccia iraniana.  In ogni caso il Qatar si sente sicuro grazie all’aiuto degli Stati Uniti, che mantengono importanti basi militari nel paese e sostengono la Fratellanza.

Cameron è il primo leader occidentale ad affrontare il problema. La sua task force, guidata da Sir John Jenkins, attuale ambasciatore in Arabia Saudita e fine diplomatico,  sta vagliando tutti i documenti ufficiali e riservati, aprendosi anche alla collaborazione dei cittadini. Un rapporto è atteso entro la fine di luglio. Va detto che risulta strano come i famosi servizi di sicurezza inglesi non abbiano ancora tutta la documentazione necessaria. Dopo tutto, la Fratellanza venne creata nel 1928 in Egitto, allora sotto la guida britannica. Ufficiali inglesi , presumibilmente, incoraggiarono Hassan el Banna a contrastare la crescita dei movimenti nazionalisti.

C’è di più, Ibrahim Munir, segretario generale dell’Organizzazione Mondiale della Fratellanza, ha vissuto a Londra negli ultimi 30 anni, ed è da Londra che ha guidato le attività dell’organizzazione. E’ a Londra che Rashid Gannouchi si rifugiò quando nel 1981 venne espulso dalla Tunisia, ritornando nel paese a guidare la Fratellanza dopo la caduta di Ben Ali nel 2011.

Ali Sadr Eldin Bayanouni, leader della Fratellanza in Siria è vissuto molti anni in Inghilterra. Parecchi Fratelli Egiziani trovarono rifugio a Londra dopo la caduta di Morsi, fra questi Mahmud Hussein, segretario generale del movimento. La decisione di Cameron ha spinto Ibrahim Munir a trasferire altrove la sede dell’organizzazione; scartata la Tunisia, aveva sperato in un trasferimento in Austria, che però è fallito. Tiene un basso profilo, anche se si è subito affrettato a dichiarare ai media che la Fratellanza è sempre stata rispettosa delle leggi britanniche, come apparirà dai risultati delle indagini.

In quanto a Washington, stiamo ancora aspettando un commento sulla mossa britannica.

Zvi Mazel è stato ambasciatore in Egitto, Romania e Svezia. Fa parte del Jerusalem Center fo Public Affairs.  I suoi editoriali escono sul Jerusalem Post. Collabora con Informazione Corretta 


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