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Zvi Mazel
Diplomazia
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Iran: perchè gli ayatollah non possono fare marcia indietro 06/10/2013
 

Iran: perchè gli ayatollah non possono fare marcia indietro
Analisi di Zvi Mazel

(Traduzione di Angelo Pezzana)

http://www.jpost.com/Iranian-Threat/News/Analysis-Nuclear-weapons-an-Islamic
-Revolution-327968

Khomeini,    Khamenei,   Rohani: i volti della teocrazia iraniana

Qualcuno in Occidente si rifiuta di riconoscere, malgrado tutto, la realtà, illudendosi che gli ayatollah si trasformino in liberali che combattono per la democrazia e i diritti umani.
Questo non succederà per due ragioni convincenti.
La prima è ovviamente l’ideologia fanatica del regime sciita. La seconda è l’enorme quantità di denaro investito nel programma nucleare e nelle operazioni di terrorismo nel mondo.
Il regime iraniano si basa sull’eredità dell’ayatollah Khomeini che impose la rivoluzione islamica in Iran nel 1979, ne stabilì i principi che trasmise al successore Khamenei.
I due punti prioritari di quell’eredità sono un governo retto da una autorità religiosa ( Velayat-e faqih), e la rivoluzione islamica deve essere permanente. Entrambi sono i pilastri del regime iraniano. Il leader supremo di questa autorità religiosa non deve essere la figura più rispettata del paese, basta che sia un imam, perché avrà più potere del presidente eletto e del parlamento. Sotto di lui ci sarà il Congresso dei Guardiani, che controllerà che le leggi siano strettamente conformi alla Shari’a.

Per rivoluzione permanente, Khomeini e i suoi successori intendevano non solo che l’Iran avrebbe dovuto per sempre essere governato da una autorità religiosa, ma che il modello iraniano di regime guidato dalla Shari’a si doveva esportare in primo luogo nei paesi mediorientali, poi negli Stati Uniti, simbolo della decadenza dell’Occidente, chiamato “il grande Satana”.
Interessante notare che “rivoluzione permanente” era stata inventata da Trotsky, al quale non bastava avere trasformato la Russia in un paese comunista, ma voleva esportare questa ideologia nel mondo intero, dato che riteneva che se il comunismo si fosse affermato nella sola Russia non ce l’avrebbe fatta contro l’intero mondo ostile e sarebbe stato sconfito.

Khomeini era dello stesso parere per quanto riguardava la rivoluzione della Shari’a islamica in un mondo arabo a maggioranza sunnita. Per questo nel 1982 diede vita a Hezbollah, perchè lo rappresentasse in Medio Oriente e al confine nord con Israele. Per mantenere saldo il regime, gli ayatollah non realizzarono nessuna riforma sociale ed economica per migliorare le condizioni della popolazione, che aveva combattuto contro il regime dello Shah.
Diedero vita ai Guardiani della Rivoluzione, una milizia quasi- militare,fanaticamente devota al leader e finalizzata a rinforzare la rivoluzione islamica.
Non solo,i Guardiani ebbero il controllo di gran parte dell’economia e degli apparati della sicurezza e di intelligence. In più, durante la guerra con l’Iraq, gli ayatollah crearono una nuova organizzazione para-militare, i Basijis, forti oggi di un milione di miliziani, indispensabili alla sopravvivenza del regime.
 Ma è stato il programma nucleare ad assicurare la vittoria dell’Iran nel portare il terrore nelle comunità sunnite, come l’Arabia Saudita e gli Emirati del Golfo, come anche il sostegno all’esportazione della rivoluzione islamica.
Un programma  iniziato già dallo Shah, bloccato però con l’arrivo di Khomeini che spinse l’Occidente a non più finanziarlo,e che poi lo stesso Khomeini sospese non convinto della sua utilità.
Poi venne la guerra con l’Iraq, quando Saddam Hussein non esitò a usare le armi chimiche, che convinsero l’Iran che le armi nucleari erano utili per proteggere e sviluppare la rivoluzio e islamica.
L’esistenza di siti atomici venne resa pubblica dall’opposizione al regime nel 2002, quando il mondo scoprì che l’uranio veniva arricchito a Natanz e il plutonio ad Arak. Entrambi i siti erano stati costruiti in condizioni di estrema segretezza, in violazione del "Trattato di Non Proliferazione" che l’Iran aveva firmato. Fu così chiaro che il paese aveva scelto l’opzione nucleare.
Altri siti vennero alla luce più avanti, fra i quali Parchin, dove venivano testate tecniche esplosive. Il programma nucleare iraniano è stato giudicato fra i più importanti al mondo.

Nello stesso tempo l’iran stava sviluppando un sistema di missili a testata nucleare in grado di raggiungere l’Europa oggi e gli Usa in un prossimo futuro. Nel frattempo Teheran rinforzava i suoi legami con la Siria e inviava finanziamenti e armi a Hezbollah, che diventava una minaccia strategica nella regione e contro Israele. Gli aiuti arrivarono anche ai sunniti di Hamas, denaro e armamenti, missili inclusi. Seguirono operazioni terroristiche in tutto il mondo, dall’attacco alla Comunità ebraica in Argentina nel 1994 al tentato assassinio all’ambasciatore saudita in Usa dello scorso anno.

Il costo del programma nucleare, il mantenimento delle Guardie rivoluzionarie e della milizia Basiji, gli aiuti alla Siria, a Hezbollah e Hamas, il finanziamento del terrorismo nel mondo, hanno raggiunto dimensioni impressionanti, miliardi e miliardi di dollari, hanno lasciato vuote le casse dello Stato per lo sviluppo del paese, malgrado gli introiti rilevanti che entravano dalla vendita del petrolio.
Il regime degli ayatollah, impegnato a diffondere la rivoluzione islamica e a esportarla, non può interrompere il proprio programma nucleare,  diventato il centro dell’attività politica.
Senza la minaccia nucleare, perderebbe la propria influenza nel mondo e dovrebbe forzatamente occuparsi della mancanza di sviluppo e delle libertà civili, spiegare alla popolazione perché le ricchezze del paese siano state dilapidate. Sarebbe la fine della rivoluzione islamica.

Il Primo Ministro israeliano conosce molto bene la situazione in Iran e la natura di quel regime, avendone riferito a Obama e alle Nazioni Unite. Malgrado la retorica pacifista di Rohani, il regime non ha intenzione di allontanarsi dall’obiettivo stabilito. Purtroppo l’Occidente non ha il coraggio per confrontarsi e disperatamente cerca di convincersi a credere ai toni “moderati” che il nuovo presidente iraniano ha adottato. Teheran se ne è accorta molto bene. Andrà avanti altri 15 anni, sempre simulando la buona fede, cercando nuovi negoziati ?

 Parafrasando le parole del profeta Geremia " Nessuno è così cieco come quelli che non vogliono vedere ".

Zvi Mazel è stato ambasciatore in Egitto, Romania e Svezia. Fa parte del Jerusalem Center fo Public Affairs. Collabora con Informazione Corretta


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