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Zvi Mazel
Diplomazia
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Affondare nelle sabbie mobili: c’è ancora speranza per l’Egitto ? 02/04/2013

Affondare nelle sabbie mobili: c’è ancora speranza per l’Egitto ?
Analisi di Zvi Mazel

(Traduzione di Angelo Pezzana)

http://www.jpost.com/Middle-East/Foundering-in-quicksand-Is-there-hope-for-Egypt-308374


Zvi Mazel                             Mohamed Morsi

Il sogno da lungo atteso dai Fratelli Musulmani sta diventando un incubo. Dopo essere sopravvissuti a 80 anni di persecuzioni e avere conquistato il potere democraticamente, si trovano improvvisamente al centro dell’odio popolare. Mai gli egiziani si sono trovati in così cattive acque. Eppure Morsi resiste e sta preparando nuove elezioni presidenziali, mentre la Fratellanza non risparmia nessun sforzo per mantenere il potere.

La crisi economica, sociale e politica è così profonda, che la minaccia di una guerra civile è più che reale. Molti analisti pensano che l’esercito non lo permetterà intervenendo, anche se fare marcia indietro verso un regime civile accettato da tutti sarà un’impresa lunga e difficile. La disobbedienza civile sta crescendo. A Port Said la polizia è sparita dalle strade, è arrivato l’esercito per mantenere legge e ordine. Un po’ ovunque la gente manifesta perché il governo del paese venga affidato al popolare ministro della difesa Abdel Fattah Al Sisi al posto di Morsi, pur sapendo che questo non succederà, eppure continuano a sperarlo. Al Cairo e un po’ in tutte le città del paese si svolgono ogni giorno manifestazioni perché Morsi e i Fratelli se ne vadano. Intervengono anche i militanti della Fratellanza Musulmana, causando molte vittime e migliaia di feriti sebbene  entrambe le parti cerchino di impedire l’esplodere  della violenza. L’economia è nel caos, i partiti non islamici di opposizione, sotto il simbolo del “Fronte Nazionale di Salvezza”, dimostrando così una notevole unità di azione, boicottano il regime finchè non saranno accolte le loro richieste, cancellare la costituzione islamica e  formare un governo provvisorio in attesa di nuove elezioni.

I Fratelli Musulmani, dopo aver conseguito una netta vittoria nelle prime libere elezioni parlamentari e con la nomina del loro candidato presidente, hanno profondamente deluso coloro che li avevano votati con fiducia. La loro condizione non è migliorata, anche se Morsi, appena eletto, aveva promesso – e non mantenuto – di realizzare cinque importanti riforme nei primi cento giorni: aumentare la sicurezza, diminuire i mostruosi ingorghi stradali nella capitale, eliminare la mancanza di benzina e del gas da cucina, cancellare la mancanza del pane a prezzo controllato, e far sparire le montagne di rifiuti nelle strade.
Il fatto che Morsi si sia impadronito di tutti i poteri legislativi, garantendosi la più totale immunità, ha provocato una ribellione tale da obbligarlo a fare marcia indietro. Ha licenziato il Procuratore Generale, sostituendolo con uno nuovo, ma la scorsa settimana la Corte di Cassazione del Cairo ha annullato la sua nomina, portando allo sbaraglio l’intero sistema giudiziario. Si dice che Morsi abbia preso queste decisioni, impopolari e malaccorte, senza consultarsi con i suoi consiglieri, per cui alla fine pare sia stata la Guida Suprema della Fratellanza ad obbligare Morsi a fare i passi indietro. In altre parole, il Presidente è sotto la tutela dei Fratelli Musulmani.

L’ insoddisfazione della gente è più evidente che mai. Nelle elezioni studentesche i candidati indipendenti sconfiggono quelli della Fratellanza.  Ancora di più, le elezioni del sindacato giornalisti ha visto la vittoria di Diaa Rashwan, direttore del “Centro Al-Ahram per gli Studi Politici e Strategici”, e strenuo oppositore della Fratellanza.  Giovani ed élites stanno abbandonando il movimento, che sembra arrancare senza essere cosciente del fatto che i tempi sono cambiati, che la gente non ha più paura di manifestare in strada per il futuro del proprio paese. Invece Morsi cerca in tutti i modi di nominare suoi uomini ovunque gli è possibile, a tutti i livelli, locali e nazionali, affinchè controllino tutto, dall’ordine pubblico alla distribuzione alimentare, tutto sotto i suoi ordini diretti. E’ chiaro che non intende andarsene. Con un sorprendente cambiamento, adesso si occupa dell’esercito, con il risultato che, per la prima volta da quando era Nasser al comando dell’Accademia militare, non vengono più respinti i candidati islamici.

Poi c’è l’aspetto legislativo. La Camera bassa del Parlamento è stata sciolta dai tribunali per brogli elettorali, così Morsi ha delegato temporaneamente i poteri legislativi al “Shura Council” della Camera alta. Questi poteri potevano essere usati per leggi d’urgenza, ma Morsi, con una solida maggioranza islamica dell’80% , Fratellanza e Salafiti, li usa per organizzare le prossime elezioni, limitando il diritto di sciopero e di manifestare. Così come vengono approvate leggi restrittive per le Organizzazioni Non Governative – mentre si legalizzano quelle della Fratellanza- quel movimento che era stato messo fuorilegge da Nasser. Queste leggi si sono dimostrate indispensabili dopo che l’Alta Corte Amministrativa aveva dichiarato che il movimento era illegale e pertanto ne raccomandava lo scioglimento. In un paio di giorni è stata approvata una nuova legge, che adesso attende il riconoscimento dell’Alta Corte Amministrativa. Il problema sta nel fatto che la Fratellanza, sin dalla sua fondazione, ha sempre rifiutato di rivelare i nomi dei propri membri e l’origine dei finanziamenti, due requisiti per essere registrati come movimento.

Mentre le organizzazioni femministe  manifestano contro la continua, ripetuta violenza contro le donne e contro le Fatwe che la incoraggiano, la Fratellanza sul proprio sito internet ha condannato la recente risoluzione Onu sui diritti delle donne “ perché in contrasto con la Shari’a”

Curioso poi, mentre il livello della violenza nelle strade è in costante aumento, che il Presidente non abbia niente da dichiarare.  E’ come se la Fratellanza avesse adottato il motto “meno parli, meno danni produci”, adottando un basso profilo nella speranza  che le proteste muoiano di morte naturale, con i manifestanti stanchi e sfiduciati. Un segnale che però non è all’orizzonte. Alla ripresa delle ultime violenze vicino alla sede della Fratellanza al Cairo, Morsi aveva dichiarato che se le azioni di “teppismo” non fossero cessate, sarebbero state prese misure severissime.  Una dichiarazione che ha aggiunto benzina sul fuoco, originando nuovi scontri con molti feriti.

Nel frattempo le riserve valutarie si stanno esaurendo, tra breve non ci sarà più denaro sufficiente per pagare le importazioni di petrolio e i rifornimenti alimentari di base, che venivano pagati con il 25% del bilancio statale. Qatar, Arabia Saudita e Libia forniscono aiuti ragguardevoli, ma vengono investiti in sussidi e importazioni varie. Nessuna delle tanto attese riforme è stata attuata. Senza queste riforme il “Fondo Monetario Internazionale” bloccherà il prestito di 4.8 miliardi di dollari di cui l’Egitto ha disperatamente bisogno. Senza contare il problema legato al pagamento degli interessi, visto che l’islam non lo riconosce in base alla Shari’a. Senza la soluzione di questo problema, i paesi occidentali non faranno prestiti all’Egitto.

L’interruzione di energia elettrica è sempre più frequente, come le code ai distributori di benzina come ai rifornimenti di gas da cucina, mentre il cibo scarseggia. Gli investitori se ne sono andati, i turisti hanno paura. Rivolte di affamati non sono lontane. Eppure la Fratellanza si dimostra cieca, incapace di valorizzare quanto aveva acquisito in quasi cento anni.  Regime e opposizione sono a un punto morto, mentre le sabbie mobili stanno per inghiottirli entrambi.

Zvi Mazel è stato ambasciatore in Egitto, Romania e Svezia. Fa parte del Jerusalem Center fo Public Affairs.
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