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Zvi Mazel
Diplomazia
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Iran/Egitto: un'intesa sfuggente 12/02/2013

" Iran/Egitto: un'intesa sfuggente"
Analisi di Zvi Mazel

(Traduzione di Angelo Pezzana)


Zvi Mazel                             Mahmoud Ahmadinejad, Mohamed Morsi

Il Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è arrivato in Egitto per la riunione della 'Cooperazione Islamica', anche se in realtà l'intenzione era quella di capire se si potevano incrementare le relazioni fra Teheran e Cairo. Dal giugno 2012, quando Morsi venne eletto, questo è il loro terzo incontro. Tutti sono avvenuti in occasione di summit internazionali islamici, segnati da calde accoglienze e lunghi discorsi, come molti osservatori non hanno mancato di notare, per sottolineare la fine dei cattivi rapporti dell'era Mubarak, quando l'ayatollah Khomenini aveva interrotto le relazioni fra i due stati per protestare contro il trattato di pace con Israele, dando inizio ad iniziative terroriste contro Mubarak ad opera della "Gama'a Islamya" negli ultimi anni del secolo scorso, tra i quali il fallito attentato alla vita dello stesso Mubarak ad Addis Abeba nel 1995.

 
Mubarak è stato un fedele alleato dell'Occidente, con ottime relazioni con gli Stati Uniti come con Israele attraverso il trattato di pace, così come è stato il leader degli stati arabi pragmatici, Arabia Saudita, Emirati del Golfo, Giordania e Marocco, contro l'Iran.
Quando Teheran minacciò il Bahrain, affermando che era la 14a provincia iraniana, Mubarak si precipitò immediatamente nella capitale Manama, avvisando l'Iran di non fare alcuna mossa contro il piccolo stato.
Con gli Usa, il presidente egiziano è stato il grande protettore degli Emirati contro l'Iran.

Oggi, il "nuovo Egitto rivoluzionario", come lo definiscono tutti, sotto la guida dei Fratelli Musulmani ha cambiato campo. " Il nuovo Egitto non ha nemici", ha dichiarato Nabil Elaraby, il primo ministro degli esteri dopo la caduta di Mubarak, lasciando capire che le sue parole erano rivolte all'Iran. Dopo le parole sono arrivati i fatti.

Sono iniziate le visite militari ufficiali, un tempo gestite dal " Consiglio Supremo delle Forze Armate", le navi iraniane hanno avuto il permesso di passare nel Canale di Suez per raggiungere il Mediterraneo, mentre l'Iran afferma con decisione di volere sempre migliori relazioni con l'Egitto, augurandosi di ristabilire le relazioni diplomatiche.E' stato questo il contenuto del messaggio portato al Cairo dal ministro degli esteri iraniano alcuni giorni fa.


Seconto il quotidiano del Kuweit "Al-Qabas" alcune settimane fa c'è stato al Cairo un incontro segreto con il capo di "al-Quds Force"- le forze rivoluzionarie iraniane- invitato per istruire su come si organizza una forza di élite speciale - diversa dell'esercito regolare- fedele direttamente al regime del presidente Morsi. Ci sono stati segnali nei mesi scorsi che la Fratellanza Musulmana stava formando una milizia speciale a protezione del regime per combattere contro le opposizioni, data già per operativa.
Nel dopo rivoluzione, si discute molto sulla necessità di sviluppare economia e legami commerciali, insieme al turismo e come incrementare il traffico aereo con l'Iran. Egitto e Iran insieme, formano una popolazione di 160 milioni di persone. All'Iran interessano investimenti industriali, cosa di cui l'Egitto ha forte necessità. Per questo ha tutto l'interesse ad avere buone relazioni con un forte potere regionale come l'Iran. Anche se i Fratelli Musulmani - e il loro leader Morsi - sono ancora troppo impegnati nella crisi politica interna per sviluppare attivamente una politica estera.

Per questo stanno organizzando un "Forum Arabo/Islamico", per coordinare progetti regionali mirati a ridurre le tensioni locali. Dietro a questa proposta di Morsi - formare un comitato di 4 stati, Egitto,Arabia Saudita,Turchia,Iran - c'è la volontà di risolvere la crisi siriana. E' stato però di breve durata, come c'era da aspettarsi, dato che Turchia e Arabia Saudita ne sono usciti a causa delle tensioni con l'Iran. Morsi ha cercato di rilanciarlo questa settimana al Cairo, ma i sauditi non sono nemmeno venuti. Riyadh e gli Emirati del Golfo sono molto sospettosi verso le attività minacciose dell'Iran, incluso il programma nucleare, e accusano Teheran di incitare le minoranze sciite del Golfo, Bahrain, Kuweit e Arabia Saudita, contro i regimi sunniti.

Sono preoccupati per la crescente influenza iraniana sull'Iraq, dove il potere è passato dai sunniti ai leader sciiti, dopo l'intervento e successiva uscita delle forze alleate, mentre la Turchia è ai ferri corti con l'Iran per quanto riguarda la Siria.

Ma questo non impedisce i Fratelli Musulmani egiziani di stabilire migliori relazioni con l'Iran. Non vogliono un conflitto proprio ora che sono impegnati con l'obiettivo di mantenere il successo - come è avvenuto in Egitto e in Tunisia e in buona parte del Medio Oriente- dei movimenti legati alla Fratellanza. Sono ottimisti per quanto riguarda Libia e Siria, ritengono questa una opportunità unica che non si ripeterà.
Morsi è convinto della prossima caduta del presidente siriano Bashar Assad, ma non vuole un intervento militare di Stati Uniti e altri governi occidentali, che potrebbero destabilizzare ancora più la regione. Nomina la Siria il meno possibile, e usa toni moderati quando afferma che l'Iran ha un ruolo da svolgere. Una musica per le orecchie degli ayatollah.

Morsi è anche convinto che fra Arabia Saudita e Iran sarà possibile trovare un accordo. Anche l'Arabia Saudita lavora per ridurre le tensioni, ad esempio le navi iraniane, per raggiungere il Canale di Suez, possono fare tappa a Jeddah, perchè " le esercitazioni fanno parte delle buone relazioni nella regione". Il Re Abdullah ha abbracciato Ahmadinejad durante il summit islamico economico dell'anno scorso alla Mecca. Dalla caduta di Mubarak le relazioni fra Egitto ed Emirati sono peggiorate, temono infatti le attività minacciose dei Fratelli Musulmani. Di recente, negli Emirati, è stato arrestato un gruppo di Fratelli Musulmani accusati di complottare contro i loro governi.

Molti analisti ritengono che l'antagonismo storico tra l'islam sunnita e quello sciita renderà impossibile all'Iran sciita - che sta cercando di imporre il regime sciita in tutto in Medio Oriente attraverso i suoi alleati Iraq,Siria e Hezbollah- di trovare un terreno comune con i Fratelli Musulmani, alla guida oggi dell'estremismo sunnita. Ahmed el-Tayeb, lo sceicco di Al-Azhar, che si è incontrato con Ahmadinejad al Cairo questa settimana, l'ha messo in guardia dall'incitare i regimi sciiti contro quelli sunniti. Un avvertimento ovvio da parte di un religioso sunnita.

In ogni caso gli ingredienti della politica estera dei Fratelli, insieme alla loro ostinata volontà di sopravvivenza, sono un forte incentivo per arrivare a capire quali sono i campi nei quali hanno l'interesse comune a risolvere problemi spinosi. L'Iran, che ben conosce le sabbie mobili mediorientali e temendo la perdita del fedele alleato siriano - e con il rapporto sempre più difficile con Hezbollah- cerca di evitare l'isolamento, per cui cerca qualche forma di accordo con l'Egitto fin quando non avrà ridisegnato i propri interessi nella regione.

L'Egitto deve anche considerare le proprie relazioni con gli Stati Uniti e il trattato di pace con Israele. Il presidente Obama mostra simpatia verso la Fratellanza. Dopo la sua rielezione, ha detto che userà tutto il peso diplomatico della sua presidenza per trovare una soluzione al problema nucleare iraniano, sebbene tutte le opzioni siano ancora in piedi. Di sicuro non obietterà se Egitto e Iran troveranno un compromesso che serva gli sforzi diplomatici americani. Sia la Fratellanza che l'Iran sono ostili a Israele e si augurano che scompaia. Morsi ha appena ricevuto la proverbiale foglia di fico che aspettava. Ahmadinejad ha appena dichiarato al giornale Al-Ahram il 6 febbraio che " l'Iran non minaccia di attaccare l'Entità sionista, ma sviluppa la sua forza militare soltanto a scopo di difesa".

Israele non dovrebbe dare peso a una dichiarazione che, ovviamente mira solo a facilitare una alleanza con l'Egitto senza danneggiarne i legami con gli Usa.

Per finire, le relazioni diplomatiche sono ancora da ridefinire formalmente, ma i due capi di stato si sono già incontrati tre volte e ufficiali di alto livello sono arrivati al Cairo, accolti dai media con riguardo,

L'elefante è nel negozio di cristalli, anche se nessuno sembra accorgersene.

Zvi Mazel è stato ambasciatore in Egitto, Romania e Svezia. Fa parte del Jerusalem Center fo Public Affairs.
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