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Zvi Mazel
Diplomazia
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Egitto: di nuovo tempo di rivoluzione ? 12/12/2012

Egitto: di nuovo tempo di rivoluzione ?
Analisi di Zvi Mazel

(Traduzione di Angelo Pezzana)


Zvi Mazel

Invece di scomparire, le dimostrazioni di massa contro Morsi e il regime dei Fratelli Musulmani si stanno intensificando ad un livello tale che si può definire una nuova rivoluzione. Malgrado il presidente sia stato eletto in libere elezioni, sta perdendo ogni giorno di più la propria legittimità, dovendosi confrontare oggi con una estesa coalizione di partiti non islamici appartenenti a tutte le forze politiche. La sinistra, i nasseriani e i liberali stanno ora coordinando le loro azioni sotto l’insegna comune del “Fronte di Salvezza Nazionale”, guidato da Mohammed el Baradei, insieme a un gruppo di lieader influenti quali Hamdeen Sabahi e Amr Moussa. Questa settimana, con una mossa anti-regime, si sono mobilitati i media non legati al governo, mentre elementi vicino al presidente si sono dimessi. Non è più un segnale che Morsi può permettersi di ignorare, anche perché è consapevole di vere ricevuto appena il 25% dei voti nella prima tornata delle elezioni presidenziali. Si trova di fronte a una sollevazione uguale a quella che nei primi giorni della rivoluzione  cacciò Mubarak due anni fa.

Infatti, questa settimana, avendo emesso un decreto che chiamava l’esercito in aiuto alla polizia e alle forze di sicurezza per garantire protezione al referendum sulla costituzione, ha ammesso, aldilà di ogni dubbio e intenzione, di avere perduto la propria legittimità, dovendosi appoggiare all’esercito per mantenere il potere  proseguire il programma.

All’esercito è stato dato il compito di proteggere le istituzioni pubbliche, dotandolo di precisi poteri, come arrestare i cittadini e deferirli davanti a un tribunale. Poteri, teoricamente, limitati nel tempo, e che decadranno a referendum concluso, dopo la pubblicazione dei risultati. Malgrado ciò, è stato un ritorno alle infami leggi di emergenza del passato regime, cancellate dal Supremo Consiglio delle Forze Armate. Concedendo all’esercito di intervenire negli affari interni il regime dimostra di non avere più il controllo della situazione, e che le istituzioni pubbliche non sono più in grado di mantenere legge e ordine, e che polizia, forze di sicurezza  e potere giudiziario hanno dovuto consegnarsi nelle mani dell’esercito.

Pochi giorni fa, l’esercito ha intimato a tutti i partiti di porre fine alla violenza e di risolvere pacificamente  le questioni nate dalla dichiarazione presidenziale sul referendum, avvertendo che “ non avrebbe permesso al paese di sprofondare nella catastrofe “. Questa dichiarazione è stata interpretata come un segnale che l’esercito non si sarebbe lasciato trascinare nella mischia,  malgrado il fatto che i Fratelli Musulmani avessero salutato subito la dichiarazione dell’esercito mentre l’opposizione non si fosse pronunciata. All’esercito non conveniva intervenire, a meno che non ci fosse imminente il pericolo di una guerra civile. E i generali non avevano dimenticato i loro fallimenti nel gestire il paese il potere ad interim tra la caduta di Mubaraq e l’elezione presidenziale. Infatti non hanno dimostrato una particolare astuzia sia nello sparare contro i dimostranti, sia nel facilitare la presa del potere da parte dei Fratelli Musulmani. Hanno preferito rimanere neutrali, anche perché la costituzione che dovrà essere votata con il referendum contiene risposte positive a tutte le loro richieste.

Nella costituzione c’è un capitolo speciale che specifica come il Consiglio Nazionale di Difesa debba funzionare – l’esercito ne ha la maggioranza e il  bilancio e l’intera gestione dell’economia è nelle mani del solo esercito- è scritto molto chiaramente; il ministro della difesa verrà scelto fra gli ufficiali di grado più elevato e i tribunali militari agiranno in modo indipendente, con il diritto di giudicare i cittadini per il reato di “ attacco all’esercito”. In più, il presidente non potrà dichiarare guerra senza essersi prima consultato con il SCAFE e con il benestare del parlamento. In altre parole i militari mantengono lo status speciale e il potere come era sempre stato in Egitto.

Quel che rimane da veder è il compromesso fra Morsi e i Fratelli Musulmani da un lato e con l’opposizione dall’altro. Se rimangono sulle loro posizioni, ci sarà un incremento di violenza che obbligherà l’esercito a intervenire, anche se controvoglia. A oggi, non ci sono segnali che l’opposizione dia qualche indicazione di voler fermare le dimostrazioni fintanto che il presidente conferma il referendum. Se ne deduce, a ragione, che la costituzione fu redatta frettolosamente solo pochi giorni dopo la dichiarazione del presidente il 22 novembre. Una dichiarazione che dava a Morsi  tutti i poteri giudiziari, ma anche totale immunità, rendendolo aldifuori in modo totale dal controllo legale.

L’assemblea costituente era  non solo totalmente dominata da islamisti - anche se la maggioranza  era costituta da non-islamisti, tra i quali tutti  i delegati copti – eppure si dimisero o ne boicottarono i lavori. In altre parole, la costituzione proposta è illegittima perché non redatta sulla base di un largo consenso di tutte le forze politiche. In base a questo l’opposizione chiede che il referendum sia cancellato, ma che anche una nuova assemblea costituente venga formata per redigere una nuova costituzione che includa le discussioni succedutosi intorno ai 236 articoli per esaminarne la natura islamista-

Non meno di 43 ricorsi pendono davanti alla Alta Corte Corstituzionale, attesa di sentenza assolutoria. In una sua precedente dichiarazione, Morsi aveva  privato l’Alta Corte del diritto  di scioglimento dell’assemblea. Oggi, cancellando quella dichiarazione, la Corte rientra in possesso di quel diritto. Ma la Fratellanza, inviando migliaia di manifestanti a bloccare l’ingresso del tribunale, impedisce il regolare svolgimento delle audizioni. Con il risultato che il tribunale rinvia sine die le sentenze.

Morsi era convinto che cancellando la sua dichiarazione presidenziale avrebbe pacificato l’opposizione magari lè’avrebbe anche divisa, senza per questo cancellare il referendum, che è l’obiettivo  prioritario dell’opposizione. La Fratellanza avrebbe fatto tutto il possibile che le rimaneva  per combattere l’opposizione. Non dobbiamo dimenticare che è alimentata  da una ideologia religiosa molto forte, di certo non meno di quella che regna fra gli  ayatollah in Iran, poco importa  se sono sunniti o sciiti. Entrambi credono nella supremazia dell’Islam,  entrambi credono nei sacri doveri imposti dal regine di Allah sulla terra.

Dobbiamo aspettarci che lo scontro tra I Fratelli Musulmani e l’opposizione diventi più forte. Sempre un numero maggiore di egiziani  respingono un regime islamico che vuole imporre la shari’a. Vogliono un  nuovo Egitto, democratico, quel sogno che reclamavano quei giovani che avevano invaso le strade due anni fa dando inizio alla rivoluzione. Non hanno più paura di sfidare il regime e lottano per la loro libertà. E’ una situazione nella quale entrambi gli schieramenti sono decisi a vincere.

Qualcuno potrebbe dire che è in corso una nuova rivoluzione.  Anche se  Morsi riuscirà a indire un nuovo referendum, la gente non si rassegnerà. Lotteranno ancora per impedire alla Shari’a di deventare legge.  La situazione è densa di pericoli. Vedfremo che cosa faranno l’Unione europea e gli Stati Uniti.  Finora sono stati incapaci di valutare la realtà, continuando a stare dalla parte dei Fratelli Musulmani. Una scelta  che ha portato sempre più rabbia fra la gente.

Zvi Mazel è stato ambasciatore in Egitto, Romania e Svezia. Fa parte del Jerusalem Center fo Public Affairs. Collabora con Informazione Corretta


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