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Zvi Mazel
Diplomazia
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L’Egitto nelle mani dei Fratelli Musulmani 23/08/2012

L’Egitto  nelle mani dei Fratelli Musulmani
Analisi di Zvi Mazel

(Traduzione di Angelo Pezzana)


Zvi Mazel            Mohamed Morsi

Mentre la stampa occidentale si ostina a vedere un certo pragmatismo nel nuovo presidente egiziano, Morsi ha ormai nelle proprie mani le leve di controllo del potere. Si è sbarazzato della vecchia guardia militare, sostituendola con ufficiali provenienti dal suo movimento o simpatizzanti. Ha sistemato una cinquantina di capi redattori nei giornali dell’area governativa, in modo particolare alla guida del prestigioso Al Ahram, di Al Akhbar e di Al Goumhuria. Piazza i suoi uomini alla guida dei 27 governatorati del paese, mandando in pensione quelli dell’era Mubarak, in gran parte generali fedeli al Rais deposto.
Nello stesso tempo epura, con metodo, tutto il settore pubblico. Molti ritengono che il dispiegamento di truppe nel Sinai «  per combattere il terrorismo islamico » rientri in questo piano. Si tratta quindi di far vedere alla popolazione che il regime dei Fratelli Musulmani non accetta il diktat americano-israeliano, e che intende restaurare la sovranità egiziana, soprattutto nei confronti di Israele.

Gli rimane da controllare che la nuova costituzione sia in linea con l’ideologia dei Fratelli. Insieme ai Salafiti, sono largamente maggioritari nell’Assemblea costituente, fatto che ha spinto le componenti liberali al boicottaggio dei lavori ; d’altro canto L’Alta Corte Costituzionale sta esaminando un ricorso in vista dello scioglimento dell’Assemblea, la cui composizione è contraria alle disposizioni della costituzione. Si deve perciò esprimere entro settembre. Secondo alcune voci il testo in preparazione confermerebbe la supremazia della Shari’a,  alla quale tutti dovranno uniformarsi ; delle commissioni speciali si incaricheranno di sorvegliare i media per proibire qualsiasi critica all’islam o al Profeta. Si parla insistentemente di un ‘ Comitato dei Saggi dell’Islam’, incaricato di seguire da vicino i lavori parlamenteri, un fatto che annullerebbe tutti i poteri dei deputati eletti dal popolo. Per i momento è ancora un progetto, ma.. Ricordiamoci che per la Shari’a, i deputati non sono che degli esseri umani, non possono legiferare, tutte le leggi devono basarsi sul Corano e gli Hadith. Siamo ormai lontani dai principi della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo..  E’ chiaro, oggi, che quando Morsi parlava di creare una « società civile », intendeva solo un’opposizione al regime militare, non si riferiva a un regime laico. D’altra parte, dopo aver nominato vice presidenti un copto e una donna, Morsi ha scelto Mohammed Maki, un musulmano sunnita vicino ai Fratelli, che è – sarà un caso ?- il fratello del prof. Ahmed Maki, nuovo ministro della giustizia, conosciuto per la sua opposizione al regime di Mjubarak, ma che si era ben guardato dal rendere pubblico il suo sostegno agli islamisti.

Curiosamente, i Fratelli Musulmani, in quanto movimento, lavorano sempre nella clandestinità più totale, come facevano nei decenni della persecuzione. Dove prendono i finanziamenti ? Chi sono i membri e come sono  reclutati ? Non lo sa nessuno. Non hanno alcuna apparenza di legalità da quando Nasser li aveva sciolti e messi fuori-legge nel 1954. Il loro statuto è rimasto immutato quando la giunta è arrivata al potere, i Fratelli, nel timore di dover rivelare i propri segreti, hanno evitato persino di chiedere il riconoscimento. Cosa che non gli ha impedito di creare un proprio partito politico, che ha ottenuto quasi il 50% in parlamento, e vedere uno dei loro eletto presidente dell’Egitto. Morsi ha annunciato che si sarebbe dimesso dai Fratelli, ma è ovvio che non abiurerà alla sua dottrina, rimandendo fedele ai suoi capi. Vi sono alcuni aspetti problematici che preoccupano sempre più gli egiziani, che si aspettavano ben altro dalla rivoluzione. Una vera oppossizione sta formandosi. I tre piccoli partiti liberali, che avevano fatto una penosa figura alle elezioni, si sono uniti per formare « la terza via », in lotta contro la presa del potere dei Fratelli. Quanto a Hamdeen Sabahi, candidato nesseriano, arrivato terzo al primo turno delle elezioni presidenziali con il 18% dei voti, ha creato il partito « Corrente Popolare », per promuovere il suo programma nazionalista e panarabo. La stampa non governativa alza i toni, e ne paga un prezzo molto alto. La televisione « Al Pharain » ( i Faraoni), è stata chiusa per aver minacciato di morte Morsi ; il suo proprietario, Tawfik Akasha, noto per la sua ostilità verso i Fratelli – e contro Israele – ha indetto una manifestazione nazioanale venerdì prossimo, ed è agli arresti domiciliari ; stessa sorte per il redattore capo di Al Dostour, che aveva criticato il presidente. I capi redattori di altri due quotidiani –Al Fajer e Saut al Umma- che avevano anch’essi criticato Morsi, sono stati convocati e interrogati. Nello stesso tempo, altri quotidiani, come Al Akhbar, non accettano più gli articoli di alcuni loro corrispondenti anti-governativi ; alcuni giornalisti molto noti hanno consegnato i fogli in bianco per solidarietà con i colleghi censurati.

Morsi sa bene che l’opposizione si organizza ; sa anche bene che i Fratelli stanno perdendo consensi : lui stesso ha avuto il 25% dei voti al primo turno delle presidenziali, quando il suo partito aveva ottenuto il 47% dei seggi paarlamentari. E’ altresì cosciente che la gente non ha più paura di scendere in strada, che dappertutto si dice che un nuovo dittatore ha sostituito quello di prima, l’unica differenza è che lui porta la barba. Per questo ha fretta di impadronisrsi della giustizia. L’Alta Corte costituzionale sta esaminando dei ricorsi che mirano a far riconosere l’illegalità del movimento dei Fratelli Musulmani, e quindi il partito « Giustizia e Libertà » da lui creato, con il risultato di invalidare l’elezione di un presidente candidato del movimento e del partito. Morsi ha inviato il suo nuovo ministro della giustizia a tentare di far ragionare la Corte, ma senza risultati. Per cui adesso si dà da fare per erodere i poteri della Corte nella nuova costituzione e cerca di mandare in pensione i giudici dell’epoca Mubarak..

E’ indubbio che la manifestazione di venerdì sarà un test per i Fratelli ; ne sono coscienti e hanno già ordinato all’esercito di proteggere tutti i loro edifici istituzionali. Un imam zelante ha lanciato una fatwa che ordina di uccidere chiunque si oppone al regime della Fratellanza. Davanti alle reazioni di protesta, qualche leder del movimento ha espresso parole di condanna, ma sottovoce. Qualunque sarà il  risultato della manifestazione, i Fratelli non rinunceranno al loro obiettivo : un Egitto islamico duro e puro.

Zvi Mazel è stato ambasciatore in Egitto, Romania e Svezia. Fa parte del Jerusalem Center fo Public Affairs. Collabora con Informazione Corretta


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