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Zvi Mazel
Diplomazia
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Egitto: il braccio di ferro 18/07/2012

Egitto: il braccio di ferro
Analisi di Zvi Mazel

(Traduzione di Yehudit Weisz)

Zvi Mazel                      Mohammed Morsi

L’Egitto ha un Presidente eletto democraticamente, eppure, sebbene sia capo dell’esecutivo, le sue prerogative sono state erose dalla Giunta militare. Continua lo scontro tra Mohamed Morsi, portabandiera della potente Confraternita dei Fratelli Musulmani, e il Consiglio Supremo delle Forze Armate. Eppure quest’ultimo, aveva trasferito in pompa magna i suoi poteri al nuovo Presidente subito dopo il suo giuramento, il 30 giugno, o meglio, la parte dei poteri che l’esercito non si era arrogata. Prima della proclamazione dei risultati al secondo turno delle elezioni presidenziali, i Fratelli erano stati spogliati della maggior parte dei loro diritti acquisiti: il parlamento in cui avevano larga maggioranza, è stato disciolto; il potere legislativo è stato usurpato dalla Giunta che aveva messo le mani anche sull’Assemblea Costituente. Inoltre la Giunta si era arrogata il titolo di Comandante dell’Esercito: il Presidente non può dichiarare guerra senza il suo consenso preliminare; in più è la Giunta che nomina gli ufficiali di grado più alto e che fissa e amministra il budget. L’esercito, forte del proprio impero economico, non cede di fronte a un Presidente che si trova in difficoltà a imporre la sua autorità e a dirigere il paese come si addice al rappresentante di un movimento assurto al potere democraticamente. Certo, il Presidente nomina il Primo Ministro e i ministri, ma è privo del potere legislativo e persino di decidere in merito al bilancio, dispone soltanto del diritto di promulgare i decreti presidenziali, i cui effetti restano da dimostrare. Per i Fratelli la situazione è insostenibile. Da 84 anni si battono per giungere al potere, malgrado persecuzioni, esecuzioni capitali e lunghe carcerazioni, per cui non si lasceranno scappare facilmente la preda che alla fine sono riusciti ad afferrare, nè accetteranno di condividere il potere con l’esercito. Quindi il braccio di ferro continua e potrebbe in qualunque momento diventare violento. Morsi d’altronde non ha perso un minuto: appena eletto ha promulgato un decreto per convocare il disciolto parlamento. Questo scioglimento rappresentava in realtà un colpo durissimo per la Confraternita che in caso di nuove elezioni non potrebbe certo sperare in un risultato così vasto. Gli egiziani in effetti hanno iniziato a manifestare insoddisfazione. I Fratelli non hanno ancora mantenuto le promesse (si erano impegnati tra l’altro, a non candidarsi alla presidenza) e durante la sua breve esistenza il parlamento ha perso tempo a discutere di Shari’a e non dei problemi reali del paese. Il parlamento ha risposto alla convocazione presidenziale, ma la seduta è durata soltanto dodici minuti in cui si è deciso di sottoporre al giudizio della Corte di Cassazione lo scioglimento pronunciato dalla Corte Costituzionale. Una decisione che ha suscitato disapprovazione quasi generale, essendo il Consiglio Costituzionale in cima alla piramide giudiziaria e i cui giudizi sono privi della possibilità di appello. La Giunta d’altronde aveva condannato il decreto presidenziale e la Corte Costituzionale l’aveva dichiarato inesistente. A sua volta la Corte di Cassazione si era dichiarata incompetente per esaminare i giudizi della Corte Costituzionale. Morsi si è arreso, per il momento, si è così tornati al punto di partenza. I Fratelli cercano la soluzione miracolosa che possa evitare lo scioglimento definitivo del parlamento e le conseguenti nuove elezioni. Non si tratta però del loro unico problema sul piano giuridico. Il Tribunale Amministrativo si appresta a deliberare sulla richiesta di scioglimento dell’Assemblea Costituente depositata da un gruppo di avvocati, i quali sostengono che, avendo gli islamisti la maggioranza assoluta, non rappresenta tutte le parti politiche, come vorrebbe la dichiarazione costituzionale in virtù della quale è stata creata. Per cercare di parare il colpo, Morsi siè affrettato a firmare la legge votata dal parlamento - disciolto - che aveva creato l’Assemblea. In teoria, la legge entra immediatamente in vigore, e solo la Corte Costituzionale può annullarla, ma l’opposizione sostiene che una legge votata da un parlamento disciolto perché eletto in violazione della costituzione, è ipso facto inesistente. In breve, è difficile credere che la decisione del Tribunale Amministrativo possa mettere fine a questo ping pong… In queste dispute bizantine i Fratelli si attaccano a qualunque cosa pur di riuscire a mantenere la loro influenza sulle istituzioni del paese. I loro nemici non sono da meno, vi sono stati molti ricorsi contro la legittimità del loro movimento. La Confraternita era stata ufficialmente disciolta da Nasser nel 1954 e né Sadat né MubaraK l’avevano autorizzata a ricompattarsi pur lasciandole libertà di azione… i Fratelli si presentavano alle elezioni, sotto l’etichetta di “indipendenti” o insieme al partito Wafd. Dopo la caduta di Mubarak la Giunta ha liberato dal carcere i suoi militanti, permettendogli di operare alla luce del sole. Ma questi ultimi non si sono mai iscritti al movimento, come sancisce la legge (non volendo dichiarare apertamente che il loro programma sarebbe stato quello di applicare la Shari’a e restaurare il califfato…). Ne consegue che le loro attività erano sempre illegali. Che ne è allora del loro partito”Libertà e Giustizia”? La Giunta l’ha ratificato malgrado la legge proibisca la creazione di partiti politici su base religiosa. Abbiamo parlato di bizantinismo? E’ chiaro il potenziale esplosivo delle prossime decisioni giuridiche, che potrebbero provocare in teoria il discioglimento del partito (e quindi dell’elezione dei suoi membri) e persino l’annullamento dell’elezione di Morsi. Si stanno facendo forti pressioni per ottenere il ritiro delle denunce prima che le diverse istanze vengano deliberate il prossimo settembre. E’ inutile dire che le istituzioni statali vanno al rallentatore, nessuno ha i poteri necessari per far avanzare le delibere urgenti. Il Primo Ministro Ganzouri ha presentato le sue dimissioni alla Giunta e il suo governo si occupa degli affari correnti in attesa che il Presidente nomini un nuovo governo. Morsi ha promesso che il Primo Ministro non sarà un Fratello Musulmano. Sarà fedele a questa promessa? Comunque non ha ancora trovato la personalità giusta da proporre. Come previsto, Mohamed el Baradei ha rifiutato, come gli altri prima di lui, per non voler appoggiare il regime della Fratellanza. La situazione in Egitto scivola verso il degrado. Non si vede alcun progresso nel settore del turismo, fonte principale di valuta straniera; le riserve si assottigliano e non coprirebbero che tre mesi d’importazioni. L’allarme è alto. Le esportazioni sono in calo, non si son fatti investimenti e l’Egitto è ricorso a prestiti a breve termine per garantire il pagamento dei prodotti di prima necessità, in un paese dove il 40% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Si delinea lo spettro delle rivolte per fame. Ogni giorno migliaia di egiziani si ammassano contro i cancelli del palazzo presidenziale per chiedere aiuti e la polizia è costretta a chiudere le strade di accesso al palazzo… Non manca occasione in cui il Presidente non mostri di essere al comando del paese, ha fatto due importanti viaggi all’estero, il primo in Arabia Saudita con il duplice scopo di ridurre le tensioni tra i due paesi e ottenere urgentemente un aiuto economico. A giudicare dai comunicati, è tornato a mani vuote, Ryad non è pronta ad abbandonare la sua diffidenza, per non dire la sua ostilità, nei confronti dei Fratelli Musulmani. Poi ad Addis Abeba ha partecipato alla riunione dell’Organizzazione dell’Unità Africana. Si trattava di dimostrare che a differenza di Mubarak, che non si era mai fatto vedere, lui invece era invece interessato all’Africa. E’ vero che la distribuzione delle acque del Nilo tra i paesi a monte del fiume e l’Egitto che è a valle, assume un’importanza cruciale nella misura in cui questi paesi si sviluppano e necessitano di maggiori quantitativi di acqua. Infine ha ricevuto al Cairo Hillary Clinton, venuta a promettere aiuti e cooperazione economica – sottolineando però che gli USA si aspettano un regime democratico e che siano rispettati gli accordi di pace con Israele. La Clinton è stata accolta da manifestazioni ostili, in particolare da parte di un nuovo movimento, quello dei “Fratelli Cristiani”, e da altre organizzazioni che protestano contro il sostegno portato dall’America agli islamisti. In tutta questa situazione, Morsi non ha un compito facile. Si può affermare che l’Egitto è alla deriva. Non c’è nessuno al posto di comando. Senza Costituzione, senza Parlamento, senza un governo in grado di prendere decisioni a lungo termine il paese sta andando verso l’anarchia, mentre i Fratelli e i Generali sono interamente dediti a combattersi per la vita o per la morte; in un qualsiasi momento tutto questo potrebbe accendere una rivolta nelle piazze. Si è ben lontani dal sogno generoso dei giovani rivoluzionari… E in questa atmosfera avvelenata, apprendiamo la notizia che il presidente deposto, vittima della vendetta popolare, è stato trasferito dall’ospedale militare, dove si stava ristabilitando, all’infermeria del carcere…


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