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Zvi Mazel
Diplomazia
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Egitto: di nuovo a un bivio 20/06/2012

Di nuovo a un bivio
di Zvi Mazel
(Traduzione di Yehudit Weisz)


Zvi Mazel                              Ahmed Shafik, Mohamed Morsi

Si stanno ancora contando i voti, i risultati ufficiali saranno pronti giovedì, ma Morsi, il candidato dei Fratelli Musulmani proclama già la vittoria.

Mentre si stanno ancora contando i voti  già celebra il proprio trionfo alle elezioni presidenziali in Egitto e i suoi seguaci stanno festeggiando una “vittoria” che il rivale Ahmed Shafik contesta con forza.

La situazione è caotica. Il Parlamento è stato sciolto così come l’Assemblea Costituente, che avrebbe dovuto redigere la nuova Costituzione. Senza una costituzione, nessuno sa quali poteri saranno conferiti alla presidenza.

Tentando di chiarire la situazione, un’ordinanza del Consiglio Supremo delle Forze Armate (SCAF) domenica scorsa ha emanato una “dichiarazione costituzionale” che conferisce ampi poteri all’esercito, fissando un’agenda e circostanziando le prerogative di nuove istituzioni civili, emendando alcune delle disposizioni della Costituzione provvisoria adottata con il referendum di marzo del 2011.

I Fratelli Musulmani si oppongono con decisione a questa ordinanza, poiché credono che intenda limitare la loro influenza.

Nei confronti di Israele, i terroristi che attaccano dal Sinai,  Hamas e le altre organizzazioni, contano sulla vittoria di Morsi per una maggiore ostilità del regime egiziano verso lo Stato ebraico.

Da come stanno ora le cose, la dichiarazione costituzionale limita severamente le prerogative del Presidente e aumenta quelle dell’esercito.

Non c’è nulla che indichi che si tratti di una misura provvisoria; al contrario, essa intende rimanere in vigore con il futuro nuovo regime dal momento che lo SCAF è investito del diritto di partecipare alla stesura della costituzione anche dopo che il Presidente sia entrato in carica.

Il Presidente sarà ancora nominalmente il comandante in capo dell’esercito ma non potrà dichiarare guerra senza l’accordo dei generali.

Solo lo SCAF avrà il potere di promuovere ufficiali.

Ancora una volta il potere legislativo è nelle mani dell’esercito, che fornirà gli esperti per stendere una costituzione, che verrà poi ratificata con un referendum. Nel caso in cui la commissione non completasse i lavori nel tempo stabilito dallo SCAF, sarà l’esercito stesso che stilerà la costituzione. Non si terranno elezioni parlamentari prima che venga ratificata la costituzione.

Eppure, l’esercito aveva detto che avrebbe consegnato il potere nelle mani del Presidente alla fine di giugno, dopo il giuramento della Corte Costituzionale.

Funzionerà? E se sarà eletto Shafik? I Fratelli Musulmani, i Salafiti e i giovani rivoluzionari l’accetteranno? La Fratellanza ha già fatto sapere che si riverserà nelle strade per protesta contro quella che chiama un tradimento. Come si comporterà l’esercito con le masse di dimostranti? Se Morsi sarà dichiarato vincitore, combatterà contro ciò che considera un tentativo dell’esercito di sciogliere il Parlamento, fino ad ’”usurpare” la stesura della Costituzione ?. E’ se è abbastanza ovvio che le forze islamiche non possono pretendere che si ripeta la straordinaria vittoria alle urne dello scorso inverno, è altrettanto chiaro che se i Fratelli Musulmani vogliono una costituzione in larga misura islamica ed è necessario che siano ampiamente coinvolti nella sua stesura.

Non è meno ovvio che uno dei più importanti obiettivi della dichiarazione costituzionale sia quello di proteggere l’esercito, di garantire l’immunità ai generali che fanno parte dello SCAF,  nel caso di una vittoria della Fratellanza al governo dell’Egitto. D’altra parte, i Fratelli faranno il possibile per estromettere i membri dello SCAF che facevano parte del vecchio regime e promuovere una gran quantità di nuovi ufficiali pronti a eseguire i loro ordini.

Il complesso rapporto tra SCAF e Fratellanza ha implicazioni vitali nei confronti di Israele. L’esercito egiziano non è interessato a promuovere un braccio di ferro con Israele; da questo, forse, deriva il vero significato della disposizione che vieta al presidente di dichiarare guerra senza l’avvallo dell’esercito, dal momento che è difficile che l’Egitto dichiari guerra agli altri suoi vicini come la Libia o il Sudan.

L’esercito intende continuare a rimanere il “partner silenzioso” del regime, come lo è stato negli anni di MubaraK.

Se questo però funzionerà ancora, è un altro paio di maniche.

A proposito delle relazioni tra Egitto e Israele, Shafik potrebbe essere più incline ad allargarle a vantaggio del suo paese. Sebbene non ci siano segnali che  la Fratellanza cancellerebbe il trattato di pace e mandando truppe nel Sinai - che diventerebbe un casus belli – probabilmente cancellerebbe il trattato a parole e manterrebbe i rapporti al minimo, aprirebbe però il confine con Gaza per il passaggio di merci e persone, una manovra che rafforzerebbe Hamas e consentirebbe all’organizzazione di procurarsi armi per intensificare gli attacchi contro Israele.

I recenti attacchi in Negev possono essere visti quali anticipatori di futuri eventi.

Zvi Mazel è stato ambasciatore in Egitto, Romania e Svezia. Fa parte del Jerusalem Center fo Public Affairs. Collabora con Informazione Corretta


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