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Zvi Mazel
Diplomazia
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Egitto: l’ora delle scelte 23/05/2012

Egitto: l’ora delle scelte
Analisi di Zvi Mazel
 (Traduzione di Angelo Pezzana)


Zvi Mazel

Sulla carta tutto appare semplice. Il primo luglio la giunta militare consegnerà il mandato al presidente eletto, così finirà il fin troppo lungo periodo di transizione segnato da crisi ed esplosioni sporadiche di violenza. La scorsa domenica, 20 maggio, la propaganda elettorale è finita e gli egiziani hanno potuto avere tre giorni tranquilli prima dell'inizio del primo turno elettorale il 23 e 2 4 maggio. Se nessun candidato raggiungerà il 50% dei voti, si terrà un secondo turno il 16 e 17 giugno. L’elenco ufficiale dei candidati – 13 in tutto – rivela che la scelta avverrà fra candidati islamisti e appartenenti al vecchio regime.

13 candidati
I candidati più conosciuti, quelli che hanno una qualche possibilità di diventare presidente, sono i seguenti:

Amr Moussa, che è stato Ministro degli Esteri e segretario generale della Lega araba.

Ahmed Shafiq, già capo delle forze aeree, Ministro dei Trasporti aerei e ultimo Primo Ministro di Mubarak.

Abdel Moneim Abu el-Foutouh, ex vice-presidente dei Fratelli Musulmani, espulso per aver accettato la candidatura senza il loro consenso.

Mohammed Morsi, presidente del Partito ‘Libertà e Giustizia’ dei Fratelli Musulmani, loro candidato ufficiale.

Hamdeein Sabahi, presidente del Partito neo-nasseriano ‘Karame’.

I sondaggi – il cui livello di veridicità è da prendere in Egitto con molta cautela – danno come favoriti Amr Moussa e Abu el-Foutouth, anche se Shafiq sembrerebbe risalire in modo spettacolare negli ultimi giorni. Morsi e Sabahi sono nelle ultime posizioni.

Amr Moussa trae beneficio dalla sua notorietà, nazionale e internazionale. La sua esperienza gli permetterebbe di affrontare i gravi problemi economici in un paese distrutto da mesi di conflitti tra le forze dell’ordine e manifestanti, tra musulmani e copti. In più, gode dell’appoggio di una parte dell’elettorato stanco di lotte di potere tra i partiti. Ma per molti rimane l’uomo del passato regime. Lui si difende, sostenendo di aver abbandonato il governo Mubarak nel 2001, quando divenne segretario della Lega araba, e di avere agito in favore del paese e del mondo arabo, una posizione che gli ha sempre valso grande popolarità. Un cantante alla moda gli aveva dedicato persino una canzone dal titolo “ Amo Amr Moussa e odio Israele”, come si vede, tutto un programma.

Ahmed Shafiq viene considerato moderato e cauto, ma anche lui fa parte della vecchia guardia. Il suo pasato militare ne farebbe il candidato preferito dalla giunta, nella speranza che saprebbe mostrare clemenza verso i vecchi compagni d’arme, non porrebbe domande imbarazzanti sulle loro attività passate, lasciandogli dirigere in tranquillità il loro impero economico. I Fratelli Musulmani, che non si fidano di lui, hanno cercato di bloccare la sua candidatura approvando una legge che proibisce di candidarsi alle personalità più in vista del passato regime, come vice-presidente e primi ministri. Deciderà il Consiglio della costituzione, essendo questa legge probabilmente contraria al principio secondo il quale non si può negare retroattivamente un diritto acquisito. I Fratelli accusano anche Shafiq di corruzione, per aver venduto a Gamal Mubarak dei terreni appartenenti allo Stato a un prezzo irrisorio. Il Procuratore della Repubblica non ha però ancora deciso se procedere all’incriminazione. A meno di 48 ore dall’apertura delle urne, non si comprende come la sua candidatura potrebbe essere invalidata dopo che gli egiziani residenti all’estero hanno già votato, in gran parte per lui.

Abu el-Foutouh, che si presenta come un islamista moderato, gode di una certa popolarità. Si propone di creare uno stato ‘laico’, compatibile con l’islam senza però dire come. Paradossalmente, sostenendo la sua candidatura, i salafiti lo hanno danneggiato, presentandolo come il candidato dell’islam estremista. Cerca voti, prendendo posizioni sempre più anti-Israele.

Mohammed Morsi è poco noto al grande pubblico. Si è presentato un po’ suo malgrado, quando la candidatura di Khairat el-Shater, l’uomo forte dei Fratelli, è stata invalidata insieme a quelle di altri due candidati più popolari, il salafita Hazem Ismail e Omar Suleiman. Morsi sostiene la Sharia come sistema di governo e anche lui attacca Israele. Le sue possibilità di successo sono minime.

Hamdein Sabahi si richiama alla politica di Nasser, un misto di sinistra militante e nazionalismo pan-arabo. Ha più volte attaccato l’accordo di pace invocando la distruzione di Israele. In questi ultimi tempi si mostra però più prudente, per dare di sé l’immagine di uomo politico responsabile.

La campagna elettorale
E’ stata dura e gli scontri a volte anche sanguinari. Gli egiziani hanno l’impressione che, per la prima volta nella loro lunga storia, potranno scegliere il presidente in elezioni libere, senza il timore della polizia segreta onnipresente nei regimi precedenti. Tutti i candidati affermano di voler sviluppare l’economia e l’eliminazione di tutti i mali che affliggono il paese. Ma il popolo rimane scettico di fronte alla mancanza di esperienza dei “nuovi” e non si fida dei “vecchi” che l’esperienza se la sono fatta sotto il passato regime. Il problema centrale è a chi dare la preferenza: un candidato islamista e un regime basato sulla Sharia, o un candidato che non si richiama all’islam. Si è visto come gli elettori hanno mandato in un primo momento in parlamento il 75% di deputati islamisti. Non è detto però che oggi si augurino un presidente che imponga la Sharia e neppure che tutti i poteri siano nelle mani dei Fratelli.

Questo preoccupa i Fratelli Musulmani. Il loro candidato non riesce ad emergere nei sondaggi, malgrado gli sforzi e le somme considerevoli di denaro investito nella propaganda. D’altra parte la Commissione di Controllo elettorale il ha richiamati, per il fatto che nella propaganda elettorale fanno uso di slogan religiosi, cosa proibita dalla legge, come avviene anche nelle moschee, dove la propaganda è anch’essa proibita, in più nelle riunioni elettorali sostengono che  dare il voto al loro candidato è un obbligo religioso, perché ogni musulmano è  obbligato  ad agire secondo le regole della Sharia. Hanno persino trovato delle personalità religiose che hanno emesso una ‘fatwa’, secondo la quale votare per un rappresentante del vecchio regime è un peccato contro l’islam.

La minaccia dello scioglimento
C’è un altro problema, il parlamento, dove i Fratelli hanno la maggioranza, è sotto minaccia di scioglimento per via dell’incostituzionalità della validità delle elezioni, dopo che i candidati indipendenti hanno denunciato una discriminazione nei loro confronti in rapporto al numero di candidati presentati dai partiti. Il Consiglio costituzionale dovrà prendere una decisione in giugno, dopo l’elezione del presidente. I Fratelli temono, con nuove elezioni, di perdere la maggioranza, per cui stanno preparando un progetto di legge che modifichi la composizione del Consiglio, al fine di farvi entrare membri che si oppongano allo scioglimento del parlamento. I giudici del Consiglio sono indignati, qualcuno parla di un “massacro dei giudici”, mentre una sessione straordinaria del Consiglio  sta per discutere misure appropriate.

Un altro problema è la mancanza di una Costituzione che definisca i poteri del presidente e del parlamento, per stabilire se l’Egitto avrà un regime presidenziale come in passato, oppure un regime parlamentare. I Fratelli vogliono un regime parlamentare, nel quale saranno loro, che sono in maggioranza, a decidere la formazione del governo, con le prerogative del presidente ridotte. Il testo avrebbe dovuto essere pronto e approvato prima delle elezioni presidenziali, con i membri dell’assemblea costituente nominati dal parlamento- islamista-  per il 75% islamisti.

Il Consiglio della costituzione ha quindi ordinato lo scioglimento, anche se il parlamento non arriva a mettersi d’accordo sulla costituzione della nuova assemblea. Si è anche temuto che a causa della costituzione, la giunta militare potesse invalidare l’elezione del presidente, fatto che avrebbe sicuramente causato dei disordini. Che però non ci sono stati. E’ più probabile che la giunta pubblichi un decreto costituzionale temporaneo riguardante le relazioni tra presidente e parlamento, che resterebbe in vigore fino all’approvazione della nuova costituzione, preservando la maggior parte delle prerogative del presidente. I Fratelli Musulmani, temendo che il loro candidato non venga eletto, vi si oppongono con forza. 

Israele nella campagna elettorale
Malgrado le dichiarazioni bellicose di questo e quel candidato, Israele è lungi dal dominare la campagna elettorale. Si parla spesso di rivedere l’accordo di pace, ma non di annullarlo. La situazione catastrofica dell’economia, le lotte tra copti e musulmani, la rivalità tra Fratelli Musulmani e salafiti, sono in cima alle preoccupazioni, accanto al timore che la giunta mantenga il suo potere. Tutti però sono convinti che sarà la scelta del presidente a decidere il futuro dell’Egitto: un regime musulmano basato sulla Sharia, nella quale l’età minima per sposarsi per le ragazze verrà abolita e dove le pene corporali – mani tagliate, lapidazione della donna adultera- reintrodotte come propongono un certo numero di progetti di legge in discussione nel parlamento; oppure un presidente su posizioni laiche e moderate…

Senza dimenticare che la sentenza al processo Mubarak è attesa per il 2 giugno…

Zvi Mazel è stato ambasciatore in Egitto, Romania e Svezia. Fa parte del Jerusalem Center fo Public Affairs. Collabora con Informazione Corretta


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