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Zvi Mazel
Diplomazia
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Israele-Egitto: una relazione difficile 15/03/2012

Israele-Egitto: una relazione difficile
di Zvi Mazel

(Traduzione di Angelo Pezzana)

Cairo, Fratelli Musulmani, in alto Zvi Mazel

Troppi piloti alla guida della nave:
uscito in contemporanea sul Jerusalem Post

 La Giunta Militare

La recente politica egiziana nei confronti di Israele riflette l’eccezionale instabilità nella quale è sprofondato il paese, mentre il Consiglio Supremo delle Forze Armate fa esattamente il contrario di ciò che vogliono con forza i nuovi partiti, in particolare i Fratelli Musulmani.
Mentre il Maresciallo Tantawi ratificava la scorsa settimana la nomina del nuovo ambasciatore in Israele, la Camera Bassa del Parlamento, votata nelle recenti elezioni, approvava per alzata di mano una risoluzione nella quale Israele veniva definito “ nemico n° 1 dell’Egitto”, chiedeva l’espulsione dell’ambasciatore , e la fine alla vendita del gas egiziano a Israele.
Nello stesso tempo l’Egitto svolgeva un ruolo determinante nelle trattative che hanno messo fine all’aumento della violenza che infiammava il confine sud con Gaza. Senza i notevoli sforzi egiziani, poteva diventare necessario un intervento dell’esercito, con il rischio di far crescere enormemente la tensione nella regione.
La Giunta militare ha dato prova di essere cosciente dell’importanza delle relazioni con Israele – e con gli Stati Uniti- e di sapersi muovere in modo pragmatico. Si era temuto in Israele – vista la scadenza del mandato dell’attuale ambasciatore – che il livello diplomatico potesse essere abbassato ad un semplice Incaricato d’Affari, cosa che sarebbe stata apprezzata dai Fratelli Musulmani e da coloro che richiedono le revisione del trattato di pace. Resta ora da vedere se il nuovo ambasciatore potrà prendere servizio, prima che l’esercito – visto che il potere è nelle mani di un parlamento in gran parte dominato dai Fratelli – non rientri nelle caserme. Per quanto concerne Gaza, la Giunta non ci teneva a vedere questa zona calda infiammarsi ancora di più, nel momento in cui ha bisogno di tutte le sue energie per gestire una situazione interna che può esplodere da un momento all’altro. In più, l’epilogo della crisi ha ricordato al mondo arabo che l’Egitto è ancora l’attore principale sulla scena palestinese. Per cui i generali hanno dovuto affrontare una stampa scatenata rimasticando dei vecchi chichés del tempo di ‘Piombo Fuso’ per accusare Israele di atrocità, passando tranquillamente sotto silenzio le centinaia di missili caduti su città e villaggi nel sud di Israele in questi ultimi giorni.

 I Fratelli Musulmani

 In quanto ai Fratelli Musulmani, i loro successi elettorali non sono stati seguiti da una presa di coscienza della realtà politica. I loro dirigenti non hanno smorzato gli attacchi contro Israele, e sono stati proprio i loro discorsi incendiari che hanno infiammato le masse e scatenato l’assalto all’ambasciata; sono forse sempre loro ad avere incoraggiato gli attentati contro l’oleodotto che trasposta il gas egiziano verso Israele e la Giordania - ne sono stati fatti tredici fino ad oggi - causando all’Egitto la perdita di un miliardo di dollari a causa della sospensione delle forniture.
La Camera Bassa del Parlamento non ha alcun potere esecutivo, non può quindi decidere nulla per quanto riguarda l’ambasciatore o l’esportazione del gas. Stando così le cose, il governo nominato dal Consiglio Superiore delle Forze Armate, rispetto alla costituzione di transizione, non è responsabile davanti al Parlamento, per cui anche un voto di sfida resterebbe senza effetto. Lascia però capire bene da che parte soffia il vento e che cosa possiamo aspettarci il giorno in cui i Fratelli formeranno il governo, dopo l’elezione del presidente prevista per giugno.

 Il Governo

 Non che l’esercito si sia comportato sempre razionalmente. Dobbiamo ancora capire perché le forze di sicurezza abbiano lasciato che i manifestanti occupassero il palazzo che ospita l’ambasciata d’Israele e arrivare sino all’ingresso degli uffici, in flagrante violazione delle convenzioni internazionali. Forse è persino più difficile capire perché il Maresciallo Tentawi ha rifiutato di accogliere l’appello del Primo Ministro israeliano, se è dovuto intervenire Obama con una telefonata perché si decidesse ad agire.
Qualcuno attribuirà ai generali una mancanza  di esperienza: difficile governare questo vasto paese sovrapopolato, quando il presidente è stato sfiduciato, quando la maggioranza delle istituzioni civili funzionano a mala pena, con una economia così disastrata.
L’abbiamo verificato con l’episodio sciagurato delle ONG (che non ha nulla a che vedere con Israele). Avendo autorizzato – tacitamente ?- il raid contro i loro uffici e la messa sotto accusa dei loro impiegati, la Giunta ha poi dovuto fare marcia indietro a permettere agli americani di lasciare il paese, il che gli ha valso i fulmini del parlamento dove i deputati, furenti, esigevano le dimissioni del governo.
Il Maresciallo Tantawi ha dovuto ricordare, come abbiamo detto prima, che il governo nominato dal Consiglio Superiore delle Forze Armate resterà al suo posto fino all’elezione del nuovo presidente. Non dobbiamo farci delle illusioni: questi comportamenti negativi su Israele ( e sugli Usa) rimarranno. Ci saranno molti ostacoli da superare prima della fine del periodo di transizione. Prima di tutto va nominato un Consiglio Superiore di 100 persone, che dovrà redigere la nuova costituzione. Che dovrà poi essere ratificata da un referendum. Solo dopo si potrà procedere alle elezioni presidenziali. Se tutto procede, il primo turno avrà luogo il 23-24 maggio; se nessun candidato ottiene il 50% dei voti, ce ne sarà un secondo. I risultati definitivi si conosceranno verso la metà di giugno, più o meno quando verrà emesso il verdetto sul processo a Mubarak. Un processo che rischia di svolgersi a base di scontri e manifestazioni spesso violente. I Fratelli Musulmani, forti della loro maggioranza in parlamento, faranno di tutto perché la costituzione si ispiri essenzialmente all’islam, riduca di molto le prerogative del presidente a vantaggio del parlamento.
Già dichiarano che veglieranno a che il futuro presidente abbia una “ solida formazione islamica “.

 Israele

La nuova costituzione e il nuovo presidente avranno obbligatoriamente una influenza determinante sulle relazioni fra Egitto e Israele. A priori, si può dire che gli interessi comuni sono quelli di sempre. Sono gli stessi per quanto riguarda la sicurezza e i contatti fra i servizi dei due paesi si mantengono stabili. La domanda è però quale sarà l’atteggiamento di un governo diretto dai Fratelli Musulmani ? I contatti più importanti verranno interrotti ? Che fine faranno gli scambi commerciali, tra i quali la vendita del gas naturale ? Che ne sarà delle cosiddette “ Zone Industriali Qualificate “ (QUIZ), che permettono all’Egitto, in cooperazione con Israele, di esportare - soprattutto prodotti tessili – verso gli Stati Uniti senza pagare diritti doganali ? Se questo accordo verrà revocato, sarà tutta l’industria tessile egiziana che colerà a picco. Rimane il problema del Sinai, dove i terrorismo gioca un ruolo sempre più grande, con il governo che fatica ad imporre la propria autorità. Hamas, che è – ricordiamolo – il legame con Gaza dei Fratelli Musulmani, utilizza il Sinai per approvvigionarsi illegalmente di armi. Mentre l’Iran, da sempre considerato come un nemico da Mubarak, non risparmia i suoi sforzi per accattivarsi il nuovo regime.

Le domande non mancano… purtroppo sono le risposte ad essere assenti


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