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Zvi Mazel
Diplomazia
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Migliaia di terroristi in libertà: il dilemma di Israele 17/10/2011

Migliaia di terroristi in libertà: il dilemma di Israele
di Zvi Mazel

(traduzione di Angelo Pezzana)

 

 1027 terroristi verranno liberati in cambio di un soldato israeliano. Cinque anni dopo il rapimento di Gilad Shalit in territorio israeliano, il governo di Gerusalemme è giunto riluttante alla conclusione che liberarlo con la forza non era possibile, sia per la mancanza di informazioni precise su dove fosse o perché una azione di salvataggio avrebbe potuto mettere a rischio la sua stessa vita.

Venuto a patti su uno scambio così diseguale, lo Stato ebraico dimostra ancora una volta di non poter abbandonare i suoi soldati e che l’antico principio di salvare le loro vite è valido oggi come lo era al tempo della Bibbia. Non è stata una decisione facile. Durante questi lunghi cinque anni Israele ha affrontato un profondo dibattito. Dimostrazioni di massa e un enorme sostegno pubblico hanno premuto per la liberazione del soldato rapito mentre serviva il suo paese, con i vari governi di fronte a laceranti discussioni. La liberazione di un numero così alto di terroristi pone in essere una minaccia reale. Gli uomini e le donne che stanno per essere rilasciati hanno programmato ed eseguito attacchi criminali contro civili, fra la gente per le strade, sugli autobus, nei ristoranti, ovunque potevano, uccidendo indiscriminatamente uomini, donne, bambini. Sono stati arrestati solo grazie a coraggiose operazioni portate a buon fine da dei commando a costo di gravi rischi. Sono stati processati per i loro crimini, assistiti da avvocati di loro scelta. E alla fine dei vari gradi processuali, condannati. In prigione ricevevano i loro avvocati, rappresentanti della Croce Rossa e persino i loro famigliari. Gilad Shalit è stato tenuto prigioniero per cinque anni senza processo, senza un avvocato, senza essere stato visitato dalla Croce Rossa nemmeno una volta, lo stesso vale per i famigliari. Una vergognosa violazione della legge internazionale.

 Diversi governi israeliani hanno dovuto affrontare questo stesso problema: come non cedere al ricatto di Hamas durante i negoziati, mentre premevano le manifestazioni per la sua liberazione. Alla fine Hamas comunicò la lista del migliaio di prigionieri da liberare, ma non riuscì ad includere Marwan Barghouti, il pluri-assassino, capo del movimento dei Tanzim responsabile di centinaia di attacchi terroristici, e Ahmed Saadate, che assassinò il Ministro del Turismo Rehavam Zeevi.

Dopo cinque anni Hamas prese atto che Israele non li avrebbe mai liberati, per cui non ci sarebbe mai più stata una offerta migliore. Accettare lo scambio, non ha impedito ad Hamas di proclamare che, ancora prima che lo scambio abbia luogo, che avrebbe continuato a cercare di rapire soldati israeliani per ottenere il rilascio di altri assassini non inclusi nel presente scambio. In base a quanto stabilito, Israele rilascerà questa settimana 450 terroristi, 280 imprigionati per crimini efferati, con sentenze di svariati ergastoli; degli altri 280, 164 non potranno rientrare in Cisgiordania e dovranno rimanere nella Striscia di Gaza; 40 verranno espulsi in altri Stati. Dopo due mesi altri 550 verranno liberati. Israele deciderà, un accordo con l’Egitto, chi farà ne parte. Quasi sicuramente vi saranno inclusi un certo numero di prigionieri di provenienza Fatah.

 La maggior parte dei negoziati è stata opera di Gerhard Conrad, dell’intelligence tedesca; ma anche l’Egitto ha preso parte all’ultima fase dei negoziati, anche per dimostrare di avere ancora un ruolo significativo nella regione, malgrado la montante anarchia che sconvolge il paese dall’inizio delle dimostrazioni che hanno portato alla caduta di Mubarak. Si dice, ma la notizia non è ancora stata confermata, che l’Egitto abbia esercitato forti pressioni su Hamas per spingerne i capi ad accettare un compromesso, con la promessa di poter aprire un ufficio di rappresentanza al Cairo. Questo perché Hamas si trova a disagio a Damasco a causa della guerra civile, e vorrebbe trasferirsi in un altro paese. Cosa non facile, perché nessuno stato arabo vuole ospitare una simile organizzazione terrorista. Sembra che vi sia stata una partecipazione anche della Turchia nello scambio, dovuta alle buone relazioni con Hamas. Questo porterà a un disgelo nelle relazioni con Ankara ? Solo il tempo potrà dirlo.

 Nel frattempo Hamas emerge quale riconosciuto vincitore e la sua popolarità non è mai stata così alta, visto l’alto numero di prigionieri che è riuscita ad estorcere a Israele. Un successo a spese di Abu Mazen, capo dell’Autorità palestinese, che ha fallito nel tentativo di far riconoscere l’autodeterminazione di uno Stato palestinese entro i confini del 1967, visto che l’opinione internazionale ha confermato che potrà avvenire solo dopo negoziazioni dirette tra Israele e l’Autorità palestinese.

Anche se Gilad Shalit verrà liberato grazie all’impegno morale di Israele, lo scambio non farà avanzare la pace nella regione. Hamas sarà più forte, essendo riuscita ad ottenere la liberazione del maggior numero possibile di prigionieri, dei terroristi che di nuovo saranno pronti a mettere in atto operazioni criminali agli ordini di Hamas. Gli estremisti ne usciranno rafforzati, fra i palestinesi e nel mondo arabo, e nuovi attacchi sono all’orizzonte. Secondo le statistiche, più del 60% dei terroristi rilasciati nei precedenti scambi hanno commesso nuovi atti terroristici.

La comunità internazionale non ha nulla per cui essere orgogliosa. Come ha dichiarato Gerald Steinberg, presidente di NGO Monitor per il controllo dei diritti umani, il 12 ottobre scorso, “ Durante i cinque anni della prigionia di Gilad Shalit a Gaza, nei quali ogni diritto umano è stato vergognosamente negato, organizzazioni come UN Human Rights Council, Human Rights Watch, Amnesty International, Euro-Mediterranean Human Rights Network (EMHRN), Gisha, e la Croce Rossa Internazionale, hanno mostrato poco o nessun interesse. Allo stesso modo il Rapporto dell’Onu sulla guerra di Gaza, con a capo il giudice Richard Goldstone, aveva ignorato la prigionia di Shalit, contravvenendo platealmente alle leggi internazionali. Una macchia morale che potrà mai venire cancellata”.

 Ora tocca a Israele a stare ancora di più in guardia, rafforzare le proprie difese contro il terrorismo, dato che Hamas e gli altri gruppi terroristici, giudicando lo scambio una grande vittoria, alzeranno il livello dei loro attacchi. La pace in Medio Oriente ha fatto un grande passo indietro, e non è Israele il responsabile.

 Zvi Mazel è stato ambasciatore in Egitto, Romania e Svezia. Fa parte del Jerusalem Center fo Public Affairs. Collabora con Informazione Corretta


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