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Zvi Mazel
Diplomazia
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Sinai, terra di nessuno ? 14/08/2011

Sinai, terra di nessuno ?
di Zvi Mazel
(traduzione di Angelo Pezzana)


Zvi Mazel          Penisola del Sinai          Gasdotto

Citando fonti militari anonime, la CNN riferiva l'altro giorno che l'Egitto stava programmando una operazione di sicurezza contro Al Qaeda nella penisola del Sinai. Questo venne però smentito parzialmente dal governatore del Nord Sinai, il quale affermò che il progetto era di natura difensiva e che sarebbe stato composto da 2000 poliziotti e diversi mezzi corazzati (il trattato di pace fra Egitto e Israele limita il numero dei soldati di cui l'Egitto può disporre nella regione). Al di là delle divergenze di opinione, occorre che il governo centrale agisca in fretta per ristabilire l'ordine nell'area.
 
Intervistati dal quotidiano AlMasry AlYom (31.7), esperti militari egiziani hanno confermato che l'Egitto ha perduto il controllo del Sinai, chiedendo che venisse imposto il coprifuoco in tutta la penisola.
 
In questi ultimi mesi il gasdottto che rifornisce Israele e Giordania è stato attaccato più volte, senza che le guardie intervenissero. Al quinto attentato, il rifornimento è stato bloccato a tempo indefinito. Oggi i gruppi estremisti islamici reclutano i beduini e hanno libero accesso ad armi e mezzi di trasporto, e terrorizzano la popolazione. Le loro identità non sono chiare, qualche gruppo è sicuramente legato ad Al Qaeda.
 
Il Sinai è talmente fuorilegge che la scorsa settimana un gruppo salafita del Nord Sinai, che si propone di restaurare le legge dei tempi del Profeta, ha annunciato che avrebbe costituito i propri tribunali,secondo la Sharia, in grado di giudicare le controversie fra le tribù di El Arish, Sheikh Zueid e Rafah, la lotta alla droga e ai trafficanti di donne. Questo a causa dell'assenza delle forze di polizia. In più, secondo uno di questi leader, i tibunali amministreranno la legge tramite 6000 aderenti al gruppo salafita dotati di armi. Questi tribunali lavoreranno, ha annunciato, fino a quando il governo centrale non sarà in grado di assicurare legge e ordine. Ha poi aggiunto che non c'è nessuna spiegazione politica dietro a questa decisione e che i salafiti non hanno nulla a che vedere con gli attentati al gasdotto, sebbene abbia poi detto " è possibile che il Sinai diventi parte di un altro stato se i confini verranno modificati", senza però spiegare cosa volesse dire: una possibile indipendenza delle tribù beduine del Sinai ? Una presa del potere da parte di estremisti palestinesi ? Concluse dicendo che i tribunali non fermeranno l'afflusso di generi alimentari a Gaza, essendo un "obbligo religioso".
 
Ciò che ha scatenato l'azione salafita è stato l'attacco spettacolare contro la stazione di polizia di El Arish il 29 luglio. All'alba dozzine di jeep e carri armati nuovi di zecca con 75 soldati armati fino ai denti aprirono il fuoco contro la stazione. I poliziotti si difesero con coraggio e rspinsero l'assalto. Morirono in cinque, tra i quali due ufficiali. Secondo il giornale AlMasry AlYom, gli assalitori, vestiti di nero, con maschere nere,portavano striscioni con scritto " non c'è altro Dio che Allah" e " Emirato Islamico del Sinai" e spararono 15.000 proiettili. Fra coloro che vennero fatti prigionieri, c'erano tre palestinesi. L'attacco fu preceduto dalla occupazione della piazza principale della città da parte dei guerriglieri vestiti di nero. Quando il governatore del Nord Sinai cercò di negoziare una soluzione pacifica, richiesero il rilascio dei terroristi che avevano attaccato Taba e Sharm el Sheikh nel 2004. Il fallimento del negoziato portò all'assalto della stazione di polizia.
 
La popolazione di El Arish era in stato di shock e si rifiutò di parlare con la stampa, nè ci fu un comunicato ufficiale. Il governo centrale però inviò rinforzi verso il canale di Suez e dei blocchi stradali furono sistemati all'entrata dei ponti sul canale, mentre venivano perquisite macchine e passeggeri. Secondo alcuni rapporti non ufficiali, sono da prevedersi altri attacchi da parte di questo gruppo misterioso.
 
Questi recenti attacchi in Sinai ci ricordano quelli organizzati dai gruppi beduini durante le manifestazioni di massa nella piazza Taharir, che portarono alla fine il regime di Mubarak. Contemporaneamente vennero assalite molte prigioni e liberati migliaia di detenuti. L'attacco alla prigione "Marag", nella parte nord del Cairo, liberò un capo di Hamas, Eyman Nofel, e Sami Shehab, capo della cellula di Hezbollah in Egitto, catturato nel 2009. Sempre secondo ElMasry, l'assalto fu iniziato dai famigliari dei detenuti, con l'aiuto dei beduini del Sinai, dotati di mezzi di trasporto moderni, e armati più di quanto lo erano le guardie della prigione. Dopo poche ore, Nofel era a Gaza, dopo aver attraversato il Sinai e i tunnel. Sami Shehab impiegò un po' di più, arrivò a Beirut quattro giorni dopo, passando dal Sudan. Questo dimostra come funziona la rete che rifornisce armi e munizioni dall'Iran e da Hezbollah a Gaza attraverso Sudan e Sinai. Queste reti sono formate dai beduini, organizzati e finanziati dalla Guardia Rivoluzionaria iraniana, con l'aiuto di Hamas e Hezbollah. Esistono da anni, conoscono a perfezione i luoghi, e sono in grado di portare a termine operazioni come quelle del Cairo e El Arish.
 
L'Iran resta il primo fornitore di armi ad Hamas e Hezbollah. Mantenere in vita queste reti è il primario interesse per Hamas e Iran, e far precipitare nel caos la penisola lo è per entrambi. Fonti israeliane hanno rivelato che Hamas ha trasferito alcune delle fabbriche di armi nel Sinai, dove non ha nulla temere, perchè Israele non attaccherà mail l'Egitto.
 
La penisola del Sinai sta dunque diventando rapidamente una base islamica per le organizzazioni estremiste aiutate da Teheran, che trae vantaggio dalla temporanea debolezza del governo centrale egiziano, che non sa come combattere la pericolosa alleanza fra Siria, Iran, l'Hamas sunnita e altri gruppi sunniti estremisti legati o ispirati da Al Qaeda.
 
Quanto a Israele, il paese guarda impotente il passaggio della penisola del Sinai a base estremista islamica che minaccia la sicurezza dell'Egitto e la propria, e non sa come fare a spiegare al Comitato Supremo dell'esercito egiziano che deve trovare la strada per frenare l'onda dell'illegalità e restaurare il potere della legge.

Zvi Mazel è stato ambasciatore in Romania,Egitto e Svezia. Fa parte del Jerusalem Center fo Public Affairs. Collabora con Informazione Corretta


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