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Zvi Mazel
Diplomazia
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Che sia uno ‘scontro di civiltà’? 10/05/2011

Che sia  uno ‘scontro di civiltà’?   
di Zvi Mazel
(Traduzione di Laura Camis de Fonseca)


Zvi Mazel

 Dove sono il  sollievo e la gioia  nel mondo arabo ed islamico per la fine di Bin Laden?   Per anni  autorevoli esponenti dell’Islam in tutto il mondo ci hanno detto che l’Islam è  religione di pace e di tolleranza,  che Bin Laden ed i suoi imitatori sono colpevoli di distorcere il vero messaggio  coranico di giustizia e carità per i deboli  ed i poveri.   Ci saremmo aspettati che  folle entusiaste -  dal  Pakistan al Marocco -  mostrassero la loro soddisfazione ora che gli Stati Uniti le hanno liberate da chi ha provocato la morte di decine di migliaia di persone,  per la maggior parte di fede islamica,   e ha inferto un colpo quasi mortale a quello  che si presenta come l’Islam moderato sulla scena mondiale.  
Invece c’è stato uno strano silenzio pieno di orrore e  dolore, non soddisfazione.  Con qualche eccezione.  Il Libano  si è espresso in modo positivo, e così ha fatto   Salam Fayyad a nome dell’Autorità Palestinese.  L’agenzia di stampa dell’Arabia Saudita ha emesso un comunicato ufficiale  che auspica che  l’eliminazione di Bin Laden  sia  un passo avanti nella  guerra contro il terrorismo.  L’Egitto non ha fatto commenti:  chiaro segno  che  i nazionalisti  che attualmente detengono il potere mirano a ricostituire un fronte arabo unito sul modello di quello di Nasser.  Più loquaci  sono state  le organizzazioni islamiche.  A Gaza Hamas ha definito Bin Laden ‘ santo guerriero dell’Islam’;  il capo del  gruppo meridionale  del Movimento Islamico in Israele, Ibrahim Sarsour,   ha dichiarato che l’uccisione di Bin Laden è stata fatta per favorire la rielezione di Obama.  Decine di organizzazioni jihadiste in tutto il mondo hanno promesso di vendicare il  loro martire.
In realtà non c’è da stupirsi. C’ è una frattura profonda fra l’Islam e l’Occidente,  quella stessa frattura che Samuel Huntington  ha  ben illustrato nei suoi articoli e nel suo libro  sullo scontro di civiltà e  le guerre di religione.
Dalle notizie giornalistiche si  rileva che  le operazioni terroristiche di Bin Laden e di  organizzazioni  che  seguono il suo  esempio hanno  ucciso  più  di diecimila persone: uomini, donne e bambini.  Circa 3000 persone  l’11 settembre negli Stati Uniti, altre centinaia a Madrid, Londra, Mumbai (India);  ma molti  attacchi terroristi hanno avuto luogo in paesi musulmani come l’Iraq, il Pakistan, l’Afghanistan, e anche a Istanbul, a Jerba in Tunisia, a Bali in Indonesia, in Marocco e altrove.  A questo cumulo di sangue  occorre aggiungere i milioni di persone uccise in nome dell’Islam nel  sud del Sudan, in Darfur, in Algeria, India, Pakistan e Bangladesh.  Ma ben pochi seguaci dell’Islam sono  pronti a riconoscere la realtà.  E’ molto più facile sostenere che gli attacchi terroristici sono la risposta legittima  alla guerra che l’Occidente fa all’Islam, oppure che alla radice delle infelici condizioni del mondo arabo e della sua violenza c’è il conflitto fra palestinesi e israeliani.
Un miliardo e  duecento milioni di persone vivono in un mondo islamico che non conosce democrazia. Dittature, corruzione, povertà estrema, analfabetismo e disoccupazione non lasciano spazio al progresso.  Vediamo le masse iniziare a ribellarsi contro i governanti, senza per ora avvicinarsi alla democrazia. I vecchi demoni dell’Islam radicale e nazionalista sono all’opera per rivolgere le rivoluzioni a proprio favore.  Non abbiamo ancora  visto il rafforzamento delle forze liberali nei paesi islamici ed arabi.  Il cammino sarò  ancora molto, molto lungo, prima che sorgano nuovi regimi basati sulla libertà di opinione, il rispetto dei diritti della persona,  l’uguaglianza delle donne e la fine della discriminazione contro le minoranze. 
Alla base del problema c’è l’educazione. Ai bambini di questi paesi viene insegnato fin dall’infanzia che l’Islam è superiore alle altre religioni. Può esserci un po’ di rispetto per il Cristianesimo e l’Ebraismo in quanto  monoteismi basati sulla rivelazione divina, ma non fino al punto di legittimare i loro  adepti,  dato che  l’Islam è l’unica religione vera.
L’educazione islamica segue ogni studente anno per anno, instilla i suoi comandamenti, i suoi miti e soprattutto la convinzione della sua superiorità nel profondo dei cuori.  Così  viene metodicamente plasmata l’identità  di base delle persone negli stati arabi.  Il risultato finale di tale educazione è dunque la discriminazione  verso  le minoranze  religiose ed etniche.  Ma poi queste persone plasmate nella certezza della superiorità dell’Islam si trovano davanti a una realtà sgradevole:  gli stati arabi sono fra i più poveri del mondo, mentre l’Occidente prospera.  La contraddizione porta ad una  dura crisi di identità;  uno degli esiti di questa crisi è l’ardente desiderio di imporre l’Islam agli ‘infedeli’, inclusi i regimi arabi troppo secolarizzati,  anche con mezzi estremamente violenti.  Ecco la chiave per capire Bin Laden e la reazione d’imbarazzo del mondo arabo davanti alla sua eliminazione.
Purtroppo sarà impossibile o quasi impossibile istituire democrazie basate sulla libertà e sulla tolleranza nei paesi arabi ed islamici, finchè questi paesi  non riformeranno radicalmente il loro sistema educativo.  Libere elezioni possono facilmente dare il potere a estremisti islamici o nazionalisti che  stabiliranno nuove dittature:  libere elezioni non significano democrazia.

Zvi Mazel è stato ambasciatore in Romania,Egitto e Svezia. Fa parte del Jerusalem Center fo Public Affairs. Collabora con Informazione Corretta.


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