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Zvi Mazel
Diplomazia
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La presenza dei Fratelli Musulmani nella politica egiziana 25/01/2010
La presenza dei Fratelli Musulmani nella politica egiziana
Analisi di Zvi Mazel
(Traduzione di Emanuel Segre Amar)


Zvi Mazel

Al Cairo i Fratelli Musulmani hanno annunciato di avere
eletto Muhammed Badee nuovo capo supremo; una successione politica che
arriva in un momento quanto mai critico. Pochi mesi fa Muhammed Mahdi
Akef - che negli ultimi sei anni aveva guidato l'organizzazione - aveva
annunciato che non avrebbe accettato un nuovo mandato, provocando una crisi
di proporzioni ancora più grandi, dato che i problemi non erano certo nuovi.
Akef aveva continuamente provocato violenze in Egitto con le sue
dichiarazioni estremiste. Non si limitava solo a sostenere apertamente Hamas
e l'Iran, ma un anno fa era arrivato a dichiarare che avrebbe preferito
vedere un Malese musulmano come Presidente dell'Egitto piuttosto che un
egiziano copto.
Inoltre un numero sempre maggiore di Fratelli richiedevano delle riforme
all'interno del movimento. Quando il precedente leader arrivò alla
conclusione di non poter ricucire le distanze tra le differenti linee,
decise che era giunto il momento di ritirarsi.
Le generazioni più giovani sono mosse dal desiderio di sostituire la vecchia
guardia per rendere più democratico il movimento, e sono diventate sempre
più agguerrite. Avevano riposto le loro speranze nel numero due di Akef,
Muhammad Elsayed Habib, ma questi aveva poi dato le dimissioni essendo in
disaccordo con la politica di Akef, perdendo in tal modo il suo posto
all'interno del Consiglio Guida (il cuore del governo del movimento) in
dicembre.
La spaccatura ha poi finito con l'aggravarsi durante le successive elezioni.
Queste, in se stesse - sia quelle per il Consiglio Guida, sia quelle
successive per il posto di capo supremo - sono state molto combattute, tanto
più che molti le hanno considerate truccate. Ciononostante, dal momento che
i Fratelli Musulmani sono al bando in Egitto, la votazione è stata gestita
nel segreto e quindi non poteva avere degli osservatori. Quello che è
trapelato è che Badee è stato eletto con una maggioranza di due terzi dei
consiglieri, e che la sua elezione causerà problemi per i riformisti.
Quello dei Fratelli Musulmani è ben lungi dall'essere un movimento
democratico aperto a più idee. E' sempre rimasto fedele alla dottrina
estremista religiosa di colui che lo ha fondato in Egitto nel 1928, Hassan
el-Banna, e del più grande teologo, Sayed Qotob.
Qotob era di gran lunga più controverso dello stesso Banna. Ha finito con il
radicalizzarne la dottrina - che si richiamava alla restaurazione
del califfato ed alla creazione di un'unica nazione per tutti i musulmani
sotto la sovranità di Allah, avente il Corano come Costituzione e la shari'a
come sistema legale - e ha dichiarato che tutte le società arabe vivevano
nella jahalia (l'ignoranza del vero Islam), come era già prima della venuta
di Maometto, ed erano per ciò stesso "infedeli". Lo scopo vero di
queste affermazioni era ben chiaro: era legittimo combattere contro queste
società arabe per creare il nuovo califfato. Per rendere il tutto anche più
serio, fornì le motivazioni religiose che giustificavano gli attacchi
contro gli stati non islamici per portarli all'interno del grande abbraccio
dell'Islam.
Questa dottrina è stata oggi fatta propria da tutti i movimenti jihadisti -
compreso al-Qaida - e dà loro quella legittimazione della quale hanno
bisogno per uccidere civili innocenti, che siano musulmani o non musulmani.
Badee è un professore di veterinaria di 67 anni. Non è solo un irremovibile
conservatore, ma è anche un devoto allievo di Qotob. Furono in prigione
insieme a metà degli anni '60 durante uno dei frequenti tentativi
dell'allora presidente Gamal Abdel Nasser di abbattere l'organizzazione. Non
deve quindi sorprendere che Badee appartenga al nocciolo duro del movimento,
che ne sia anzi un elemento estremo.
Il fatto stesso che egli sia stato eletto è un chiaro segnale che comprova
quanto il movimento non intende andare verso scelte più aperte, anzi, stia
rinforzandosi nelle posizioni ancora più estreme. E' pur vero che il suo
primo
messaggio in qualità di leader supremo è stato piuttosto moderato. Ha
parlato dell'importanza di restare uniti all'interno dell'organizzazione; ha
poi affermato di essere pronto a collaborare con tutte le forze politiche
del paese; è arrivato anche a sostenere che i Fratelli Musulmani non
intendono ergersi a nemici del regime egiziano. E' tuttavia del tutto
improbabile che il nuovo leader, eletto da una maggioranza di conservatori,
possa cambiare l'indirizzo del movimento.
Le vecchie linee dure formano ora la maggioranza del nuovo Consiglio eletto
in dicembre, nel quale i riformisti sono stati sonoramente sconfitti. Habib
e Abd
Elmoneim Abu Alfoutouh, entrambi persone ben note nel mondo riformista
egiziano, non sono stati rieletti. Nella realtà dei fatti l'unico tra i
riformatori ad essere stato rieletto nel nuovo Consiglio è Asam Elarian.
I Fratelli Musulmani sono stati messi al bando da Nasser nel 1954 dopo un
tentativo non riuscito di assassinarlo. 60.000 dei suoi membri sono stati
messi in prigione in successive ondate di arresti, e numerosi suoi leaders -
compreso lo stesso Qotob - sono stati messi a morte. Lo stesso Badee ha
trascorso nove anni in prigione.
Quando il Presidente Anwar Sadat prese il potere in Egitto, concesse la
libertà a Badee ed a numerosi altri membri dei Fratelli nella speranza che
lo avrebbero sostenuto nella sua lotta contro i nasseriani che ostacolavano
la sua linea politica. Tuttavia Sadat non annullò la messa al bando del
movimento.
Impossibilitata ad avere una vita ufficiale, l'organizzazione ha cercato
altri vie per sopravvivere. I Fratelli hanno messo in piedi l'unione degli
studenti, e lanciato un'azione ben congegnata per infiltrarsi e prendere il
potere in tutti i movimenti sindacali egiziani. Hanno creato anche numerose
associazioni di beneficenza, assicurando notevoli aiuti ai poveri. Questo è
stato fatto nel nome del loro particolare estremismo religioso, ed è stato
il fattore più importante che ha reso possibile la grande crescita della
loro influenza religiosa in Egitto nei trascorsi decenni.
Spinto dagli USA a concedere maggiori libertà democratiche, il Presidente
Hosni Mubarak ha concesso ai Fratelli di partecipare alle elezioni del 2005
in qualità di "indipendenti". In seguito si è reso conto del suo errore e ne
ha bloccato la messa in atto. 88 Fratelli sono stati eletti
nel Parlamento, il 20% dei rappresentanti, e questo ha fatto dei Fratelli,
pur messi al bando, il maggiore gruppo parlamentare di opposizione a Mubarak
ed al suo partito di governo.
I Fratelli Musulmani sono un'opposizione che si fa sentire moltissimo, che
reclama l'abolizione del Trattato di pace con Israele e l'espulsione
dell'ambasciatore israeliano. Akef ha dichiarato, in più occasioni, che
"Israele dovrebbe sparire dalle carte geografiche".
Nonostante la presenza del gruppo nel Parlamento, l'Egitto sta facendo un
grande sforzo per frenare le sue attività. Circa 5000 suoi membri sono
attualmente in prigione, e 40 istituzioni finanziarie che avevano versato
dei fondi al movimento sono state chiuse negli ultimi due anni.
La generazione più giovane dei Fratelli Musulmani è pronta a modificare
l'organizzazione per renderla più unidirezionale, e vorrebbe anche farla
diventare più attiva in politica. Per cominciare, si rivolgono verso il
mondo di internet, riferendosi al proprio soprannome elettronico con
l'espressione di "blogger dell'opposizione". Il loro modo di
agire non è stato ben accolto dalla vecchia guardia, e recentemente dei
confronti violenti sono scoppiati tra le due fazioni.
Nel tentativo di calmare la situazione, i leaders del movimento hanno
mnifestato la volontà di creare un partito politico - restando
comunque indipendenti - ed è anche cominciata a circolare una bozza di
programma. Purtroppo questa bozza non ha offerto quel cambiamento
sostanziale che veniva richiesto dai riformisti. Le donne ed i copti
continuano a restare esclusi dai posti di potere, e le proposte di legge da
proporre al Parlamento aspettano sempre di essere prima approvate dal
comitato religioso di saggi - una procedura simile a quella che si riscontra
in Iran. Dal momento che vi sono delle leggi ben precise che proibiscono di
costituire un partito politico che segua delle direttive religiose, non vi è
alcuna possibilità che i Fratelli Musulmani possano fondare
un partito con un tale programma. Inoltre la maggioranza degli
egiziani non è certo pronta a vivere sotto regole dettate da leaders
religiosi.
I commentatori politici ritengono che Mubarak veda un pericolo nella linea
politica intrapresa dai Fratelli Musulmani, e ciò finirà logicamente col
danneggiare l'organizzazione dei Fratelli nelle prossime elezioni generali
che si terranno in novembre. Ma la vera, grande domanda da porsi è se i più
giovani accetteranno la volontà dei più anziani, o se preferiranno piuttosto
continuare sulla strada intrapresa con la loro lotta. Vi era stato un
tentativo dei riformisti, negli anni 90, di distaccarsi per creare un
partito tutto loro, ma questo tentativo non ebbe successo. Oggi il quadro
politico è completamente cambiato, ed un nuovo tentativo intrapreso dai
Fratelli moderati potrebbe essere seguito da un gran numero di
egiziani.

Zvi Mazel è stato ambasciatore d'Israele in Egitto e Svezia, collabora in
qualità di analista del mondo musulmano su quotidiani e centri di
intelligence e politica internazionale.



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