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Ugo Volli
Cartoline
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La pietra di paragone 04/06/2018

La pietra di paragone
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

A destra: il Consiglio dei Diritti Umani dell'Onu: "Qui approviamo la risoluzione 'Sionismo è razzismo', e anche le dichiarazioni 'Guerra è pace', 'Terrorismo è libertà, 'Dittatura è democrazia' "

Cari amici,
Gaza sul piano strategico e militare non conta nulla, non controlla territori o passaggi importanti, non ha truppe potenti. Quando Hamas spara i suoi razzi, un bel po’ gli cadono fra i piedi, quasi tutti gli altri sono abbattuti da Iron Dome, quelli che restano si abbattono su case civili e asili infantili, che non sono obiettivi militari legittimi, ma casi di terrorismo. Quando manda le sue truppe a cercare di sfondare il confine, provoca una strage dei suoi stessi militati (o terroristi, se volete essere precisi), al cui confronto gli assalti del General Cadorna erano benissimo pianificati; quando scava i tunnel d’assalto, rubando il cemento dedicato alla popolazione civile, se li fa subito scoprire e distruggere. Il massimo successo dell’ultima campagna sono gli aquiloni incendiari, che hanno messo a fuoco i dintorni di Gaza, campi e boschi: interessante e piuttosto sadica dimostrazione di amore per la terra che dicono di amare e che sanno solo stuprare, ma priva di effetti militari.

Gaza non conta nulla sul piano strategico, ma come pietra di paragone degli atteggiamenti del mondo su Israele è invece preziosa. Per esempio, due giorni fa si è votato al consiglio di sicurezza dell’Onu su due mozioni contrapposte. La prima era quella kuwaitiana che chiedeva “protezione internazionale” per Gaza (contro Israele, naturalmente) e che ha ottenuto la maggioranza (con l’astensione di Gran Bretagna, Polonia, Olanda e Etiopia, voto favorevole di Russia, Cina, Kazakistan, Perù, Bolivia, Svezia, Guinea, Kuwait e Francia, che ha rispettato così il suo tradizionale antisemitismo diplomatico: se ne dubitate leggete questa pagina, davvero sconvolgente: https://mabatim.info/2018/01/28/le-quai-dorsay-et-les-juifs/) ed è stata respinta grazie al veto americano (http://www.israelhayom.com/2018/06/03/rival-un-security-council-proposals-on-gaza-both-fail/). La seconda, proposta dagli Usa per condannare i lanci dei missili da Gaza, ha avuto solo il voto favorevole americano e un certo numero di astensioni, ma costituisce una nuova tattica, “più aggressiva”, nel presentare le ragioni israeliane all’Onu (https://www.jpost.com/Israel-News/US-utilizes-new-UN-strategy-that-puts-Israel-on-offensive-559005).

Gaza è pietra di paragone qui perché gli stati membri del concilio non sono così sprovveduti (anche se forse altrettanto antisionisti) di coloro che firmano stolidi appelli contro Israele in Italia e nei paesi occidentali e dunque sanno benissimo che gli abitanti di Gaza non hanno bisogno di protezione da Israele bensì da Hamas che li manda a scontrarsi con i militari che legittimamente difendono il confine. Ma gli stessi stati che chiedono solidarietà contro i terroristi che assalgono il loro territorio e che magari giustamente la loro polizia uccide per impedire che possano colpire i loro civili, per esempio spesso in Francia e in Gran Bretagna, negano la stessa solidarietà a Israele quando i terroristi vengono da Gaza (e in verità anche quando vengono da altrove, basta che gli obiettivi del terrorismo siano ebrei).

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Ma al di là dell’Onu, vi sono altri aspetti che rendono Gaza interessante. Per esempio è venuto fuori negli ultimi giorni che l’Autorità Palestinese proprio su Gaza ha minacciato di interrompere la collaborazione di sicurezza con Israele. Non importa che questa minaccia sia stata in passato ripetuta spesso, e che addirittura in alcuni casi sia stata annunciata l’avvenuta interruzione di questa collaborazione, per esempio dopo gli incidenti provocati dai terroristi sul Monte del Tempio o dopo l’inaugurazione dell’ambasciata americana a Gerusalemme. Quel che è interessante è la ragione per cui Mohamed Abbas e i suoi minacciano Israele (anche loro impotenti e un po’ ridicoli, ma non importa). L’Autorità Palestinese minaccia di interrompere la collaborazione con Israele se lo stato ebraico prenderà provvedimenti per alleviare il disagio della popolazione di Gaza rendendo più facile l’ingresso delle merci ella Striscia. Sì, avete letto bene. La collaborazione sarà sospesa, dicono a Ramallah, se Israele fornirà aiuti a Gaza, non se NON li fornirà. Leggete qui i dettagli: https://www.middleeastmonitor.com/20180525-pa-threatens-to-cut-security-ties-with-israel-if-gaza-blockade-lifted/amp/.

No, non è una bizzarria. E’ un punto importante, perché spiega un aspetto della situazione di Gaza di cui di solito non si parla. Chi assedia Hamas non è Israele, che si limita a impedire che nella striscia entrino materiali utilizzabili per costruire armi. Del resto Gaza confina anche con l’Egitto, oltre che con Israele e, chissà perché, nessuno condanna l’Egitto e tutti Israele per “l’assedio”. Ma il punto è che per una serie di problemi, dai permessi di uscita, per esempio per ragioni mediche o religiose o scolastiche, e anche per le forniture di elettricità e combustibili, l’Autorità Palestinese è sempre stata la sola interlocutrice di Israele e pretende di continuare ad esserlo. Non solo: nel corso degli ultimi anni l’Autorità Palestinese ha usato questa posizione per cercare di creare scontento nei confronti di Hamas e di provocare il suo rovesciamento. Ha fatto anche di più, tagliando radicalmente i trasferimenti di denaro che andavano agli stipendi dei dipendenti pubblici di Gaza. Come accadde già nel 2014, l’azione dell’Autorità Palestinese ha contribuito a spingere Hamas all’attacco contro Israele per prevenire possibili disordini interni.

La violenza delle lotte di potere fra gruppi palestinesi e la sua influenza sulla situazione di sicurezza della regione e prima di tutto di Israele è un altro tema che tutti gli osservatori documentati (non i firmatari di appelli e i loro patetici difensori, naturalmente) conoscono bene, ma di cui nessuno parla, perché nella mente dei politici, dei media e dei firmaioli antisraeliani il colpevole degli incidenti può essere solo uno, il perfido giudeo (o il suo stato). Ma anche i questo caso, guardare a Gaza i maniera non superficiale e stereotipa aiuta a capire qual è la situazione vera della regione.

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Ugo Volli


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