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Ugo Volli
Cartoline
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Un anniversario da festeggiare 29/11/2017
Un anniversario da festeggiare
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

A destra: testo e autore della Dichiarazione Balfour

Cari amici,

quest’anno c’è un accumulo eccezionale di anniversari per Israele. Abbiamo appena ricordato il cinquantenario della guerra dei sei giorni e il centoventesimo anniversario del primo congresso sionistico, ed ecco che, proprio oggi, arriva il settantesimo compleanno della votazione dell’Assemblea Generale dell’Onu che decise di dividere il mandato britannico di Palestina in due parti, una per il popolo ebraico, e una per gli abitanti arabi. E’ la premessa immediata per la nascita dello stato di Israele, che avverrà l’anno dopo, quando a maggio le truppe inglesi lasceranno il paese e Ben Gurion lesse la dichiarazione di indipendenza nella sala della vecchia villa del primo sindaco di Tel Aviv Dizengoff, diventata nel frattempo il primo nucleo del museo d’arte della città. Insomma, si tratta di un evento altrettanto importante degli altri anniversari, il secondo riconoscimento internazionale del diritto del popolo ebraico a un proprio stato sul territorio in cui esso si era formato, che aveva governato per oltre un millennio (dal tempo che la Bibbia chiama dei “Giudici” fino alla definitiva conquista romana nel 70 dC) e che non aveva mai smesso di abitare almeno in parte e di desiderare dall’esilio.

Il primo era stato iniziato con la Dichiarazione Balfour, di cui è appena trascorso il centesimo anniversario, e dal processo politico che ne era seguito. Il ministro degli esteri inglese, il 2 novembre 1917 aveva fatto arrivare all’organizzazione sionistica inglese la notizia che "Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di una patria [national home]le per il popolo ebraico, e si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo”. La dichiarazione venne ripresa il 24 aprile 1920 dalla conclusione della conferenza di Sanremo fra le potenze vincitrici della I Guerra Mondiale, che le riprendeva testualmente come base del futuro mandato britannico. Poi il trattato di Sèvres del 10 agosto 1920, che regolava la pace con la Turchia, stabiliva all’articolo 95 che “il responsabile del mandato di Palestina dovrà mettere in atto la dichiarazione del 2 novembre 1917 a favore dell’istituzione di una patria per il popolo ebraico”. Infine il Consiglio della Società delle Nazioni, predecessore dell’Onu, il 24 luglio 1922 votava all’unanimità il mandato di Palestina, richiamando la clausola del trattato di Sèvres e dopo aver premesso che “ è stata così riconosciuta la connessione storica del popolo Ebraico con la Palestina e i motivi per ricostituire la sua casa nazionale in quel paese” stabiliva fra l’altro.

“ART. 2. Il Mandatario sarà responsabile per porre il paese in condizioni politiche, amministrative ed economiche tali da assicurare l’istituzione di una casa nazionale Ebraica. ART. 4. Un’appropriata agenzia Ebraica dovrà essere riconosciuta come un ente pubblico al fine di consigliare e cooperare con l’Amministrazione di Palestina su temi economici e sociali ed altri soggetti come questi potrebbero influenzare l’istituzione della casa nazionale Ebraica e gli interessi della popolazione Ebraica in Palestina, e, sempre soggetta al controllo dell’Amministrazione per assistere e prendere parte allo sviluppo del paese. L’organizzazione Sionista finché la sua organizzazione e costituzione sono nell’opinione del Mandatario appropriate, sarà riconosciuta come detta agenzia. Questa dovrà agire in consultazione con il Governo di Sua Maestà per garantire la cooperazione di tutti gli Ebrei desiderosi di aiutare nell’istituzione della casa nazionale Ebraica. ART. 6. L’amministrazione della Palestina, pur garantendo che i diritti e la posizione di altre sezioni della popolazione non siano pregiudicate, faciliterà l’immigrazione Ebraica in condizioni adeguate e incoraggerà, in collaborazione con l’agenzia Ebraica di cui si riferisce all’Articolo 4, l’effettivo insediamento degli Ebrei sulla terra, inclusi terreni statali e terreni incolti non necessari per scopi pubblici.”

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Bisogna aggiungere che quando il 18 aprile 1946 la Società delle Nazioni fu rimpiazzata dall’ONU, questa organizzazione prese su di se le decisioni precedentemente prese dalla Società, compreso naturalmente il Mandato di Palestina che conserva tuttora tutta la sua valenza di trattato internazionale come si evince dalla lettura dell’articolo 80 del charter ONU detto anche “clausola del popolo ebraico”.

La Gran Bretagna, come è noto, tradì tutti questi impegni, in particolare a partire dagli anni Trenta impedì l’immigrazione ebraica nel mandato, che era il suo scopo centrale, assumendosi una pesantissima corresponsabilità nello sterminio nazista degli ebrei europei. Dopo la guerra, in cui i responsabili sionisti decisero giustamente di lottare contro il nazismo anche a fianco dei loro oppressori inglesi, questo portò alla rivolta ebraica e alla fine del Mandato. La votazione dell’Onu avvenne allora per questa ragione: la risoluzione 181 sulla spartizione della ex Palestina mandataria britannica fu approvata con 33 si (fra cui Usa, Francia e Urss), 10 no (i paesi arabi) , 9 astenuti (fra cui Gran Bretagna e Cina).

Come è noto, Israele accetto la divisione del territorio approvata dall’Onu, che pure era tremendamente sfavorevole, indifendibile dato che era divisa in tre parti (Galilea orientale, piana costiera, Neghev) che si toccavano solo in due punti, senza Gerusalemme, la Giudea, la Samaria, la Galilea occidentale. I paesi arabi invece (non il popolo “palestinese” che allora non era stato ancora inventato, tanto che la parola “palestinese” significava allora ebreo che vive in Terra d’Israele) non accettarono la risoluzione, si posero come obbiettivo lo sterminio degli ebrei non solo in Israele ma in tutto il mondo arabo e scatenarono subito la guerra: dal 30 novembre in forma di guerriglia, dal maggio 1948 come guerra aperta di grandi eserciti (armati e in parte guidati dagli inglesi) contro il neonato stato ebraico. Che però vinse allora e in tutte le guerre successive, diventando quel luogo prospero, democratico e innovativo che tutti conosciamo. Ma questa è un’altra storia. Oggi ci basta ricordare che non esiste stato al mondo il cui fondamento sia stato così ripetutamente ed esplicitamente deciso dalle istituzioni internazionali: non esiste cioè stato più legittimo, giuridicamente e politicamente, oltre che storicamente e moralmente di Israele. Per questo oggi è un anniversario da festeggiare.

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