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Ugo Volli
Cartoline
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Faccia di tolla palestinista 09/10/2017

Faccia di tolla palestinista
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici,

i musulmani la chiamano taqiya (https://en.wikipedia.org/wiki/Taqiya) ed è considerata una grande virtù obbligatoria di fronte ai nemici, in italiano si direbbe piuttosto “faccia di bronzo” e viene praticata piuttosto dagli adulteri colti in fallo. Essa consiste nel negare tutto, anche l’evidenza, nel dissimulare la propria identità, nel fingere di fare altro da quel che si combina davvero, e nel raccontare storie improbabili che potrebbero essere prese per buone dai più ingenui dei propri nemici. E’ un atteggiamento che si alterna con l’orgogliosa e proterva affermazione della propria identità in altre occasioni: per esempio, quando ammazzano qualche innocente, gridano “Allah akbar”, cioè “Dio è grande”, che dal mio punto di vista come contorno sonoro di un attentato o dell’esecuzione di un prigioniero è una bestemmia velenosa.

Ma se si ignora quest’altra faccia complementare, violenta e inumana, dell’identità musulmana, la taqiya o faccia di tolla può sembrare quasi una cosa allegra e divertente, un’attitudine naturale all’invenzione narrativa, che giustifica l’attribuzione alla cultura araba di quella fantastica raccolta di storie che sono “Le mille e una notte” (in realtà di origine egiziana, mesopotamica, indiana e persiana: https://it.wikipedia.org/wiki/Le_mille_e_una_notte). In particolare anche chi come me segue da molti anni quotidianamente i gesti e le dichiarazioni dei palestinisti, resta sorpreso dalla capacità di affabulazione che usano per giustificare le loro pretese e azioni illegali. Non si tratta solo di essersi inventati giusto cinquant’anni fa un popolo inesistente e mai nominato prima, con tanta convinzione da crederci ora loro per primi; e neppure di essersi attribuiti parentele del tutto improbabili con Filistei, Gebusei, Cananei e altri popoli estinti da due o tre millenni. Ci sono fantasie più specifiche.

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Terroristi islamici

Prendete per esempio Hamas. Con grandi squilli di tromba e approvazioni universale, dice che accetta il governo dell’Autorità Palestinese, anzi che gli cede il potere su Gaza. Nel frattempo si mette a distruggere sistematicamente le antichità archeologiche di Gaza, con un accanimento degno di Isis e Talebani (http://www.israelhayom.com/2017/10/08/hamas-levels-bronze-age-archaeological-treasure-in-gaza/) e nomina vicepo del suo politburo (nome giustamente sovietico per l’organo di comando), il responsabile del rapimento di Gilad Shalit e dei tre studenti ammazzati a sangue freddo nel 2014 (http://www.israelhayom.com/2017/10/06/terror-mastermind-named-deputy-leader-of-hamas/). Fin qui, tutto normale e normale che i media occidentali, faccia di bronzo anche loro ma senza neanche la giustificazione del Corano, non ne parlino affatto. Quel che è un capolavoro di taqiya è che Hamas dice sì di cedere il potere... ma non le armi, i missili, i tunnel, il controllo dei gruppi terroristi. Scusatemi, cari amici, dite voi, chi governa? Chi ha le armi o chi controlla (forse) i postini e i segnali stradali? Qualcuno deve averlo fatto notare ai capi di Hamas, perché hanno fatto un'ulteriore bellissima variante della faccia di tolla. No, hanno detto, siamo seri. Cederemo le armi, certamente le cederemo... ma solo dopo la liberazione della Palestina (http://www.israelhayom.com/2017/10/08/hamas-vows-it-wont-disarm-until-palestine-is-liberated/), che come è noto sta dietro l'angolo. Anche Abbas deve aver reagito con una variante locale dell'"accha nisciuno è fesso", per cui gli hanno fatto dire (dall'Egitto, per evitare le pernacchie), che scioglieranno l'esercito dopo che sarà firmato un accordo con Israele (https://www.timesofisrael.com/hamas-wont-disarm-before-peace-deal-with-israel-egypt-said-to-tell-abbas/). Conclusione: questa rappacificazione palestinista seguirà rapidamente la sorte di tutte le altre che si sono succedute negli ultimi dieci anni: nel cestino.

Pensate che sia solo Hamas a raccontare balle così divertenti? E no. Prendete per esempio il Monte del Tempio. Vi ricordate un paio di mesi fa l'indignazione dei palestinisti per i metal detector? Dicevano: "Non si può perquisire la gente che va a pregare! "Questo è il nostro luogo sacro, i metal detector impediscono che le preghiere salgono al cielo!" Be', qualcuno li ha presi alla lettera e ha fatto una petizione alla Corte Suprema perché, trattandosi di un luogo sacro, siano impediti comportamenti sacrileghi, come giocare a calcio sulla spianata, che è una simpatica abitudine dei custodi del sacro luogo, pagati dalla Giordania per impedire che ebrei e cristiani possano pregarvi. La corte suprema ha approvato la petizione. E' proibito giocare a calcio sulla spianata. Voi accettereste, se siete cristiani, che qualcuno si esercitasse a pallacanestro a San Pietro o a pallavolo nella Basilica di Assisi? Be', la reazione dei palestinisti e dei religiosi musulmani è stata degna di loro: non "Grazie per aver tutelato la sacralità del luogo." Ma: "Ci reprimono! Noi sulla spianata facciamo quel che vogliamo e non ci facciamo certo comandare dai tribunali sionisti!" (http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/236383). Bella onestà di pensiero, non vi pare? Bel rispetto del sacro, del "loro" sacro, che, come disse una volta Abbas viene "profanato" dai sozzi piedi degli ebrei (guardate qui, se non ci credete c'è anche il filmato: http://www.palwatch.org/main.aspx?fi=157&doc_id=15714). Va a finire che grazie alla faccia di tolla dei palestinisti, ai poveri poliziotti israeliani toccherà anche fare i raccattapalle.

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