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Ugo Volli
Cartoline
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Come fermare la prossima guerra contro Israele 10/07/2017
Come fermare la prossima guerra contro Israele
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici,

lo so che non è una prospettiva piacevole, ma Israele (e chi lo sostiene) deve continuamente pensare alla guerra. Perché se non ci si occupa di guerra, se non ci si prepara ad essa, prima o poi si scopre che la guerra ha pensato a noi – ed è troppo tardi. La guerra per Israele in questo momento ha un solo nemico principale possibile, ed è l'Iran. Il perché è facile da capire, sia in negativo che in positivo.

In negativo. E' vero che i terroristi arabi continuano a colpire e che i loro dirigenti a Ramallah come a Gaza continuano a fare guerriglia diplomatica e legale, appoggiati dagli antisemiti all'Onu come nelle cancellerie europee. Ma non sono minacce mortali. Possono fare male, ma sopravvivono solo per il fatto che Israele ritiene meno dannoso lasciarli muovere nei limiti attuali che cercare di distruggerne del tutto l'organizzazione politica. E' vero che ci sono sezioni dell'Isis nel Sinai, a Gaza e nella Siria meridionale, ma non hanno le forze per impegnare Israele. E' vero che Hamas al Sud e soprattutto Hezbollah al Nord (su cui tornerò subito), sono pericoli più seri. Ma oggi non sono altro che distaccamenti dell'Iran, armati, finanziati e quindi anche comandati dall'Iran. Potranno aver voglia di fare la guerra a Israele per motivi interni (Hamas) o per legittimarsi (Hezbollah); ma lo faranno solo se l'Iran gli toglierà la museruola. I paesi arabi indipendenti dall'Iran, dall'Egitto alla Giordania all'Arabia ai paesi del Golfo, hanno la responsabilità di aver indottrinato le loro popolazioni all'odio di Israele in maniera assolutamente nazista. Ma i loro governanti sanno bene da quarant'anni di non avere le forze per battere Israele (e infatti hanno inventato i palestinesi con la consulenza e l'appoggio dei servizi segreti russi e satelliti proprio per sostituirli). Ma da una decina d'anni hanno progressivamente capito anche che il pericolo vero alla loro stabilità viene dall'Iran e quindi in questa fase sono più alleati che nemici di Israele.

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Bandiere di Hezbollah e dell'Iran

In positivo. L'Iran vive una grande stagione imperialista. Erede di una nazione millenaria che ha a lungo dominato il Medio Oriente, l'Iran degli ayatollah ha stretto un rapporto di alleanza con la Russia di Putin, cui è unito dalla rivalità all'America, dalla dipendenza del petrolio e dalla contrapposizione ai sunniti (che sono da sempre sudditi riottosi della Russia). Obama ha scelto, invece che contenerli, di investire su di loro senza riserve, evitando di appoggiare la rivoluzione democratica del 2009, stringendo l'accordo nucleare che ne ha sdoganato il petrolio, incoraggiandoli ad assumere la leadership nella vasta area fra l'Himalaya e il Sahara, finanziandoli generosamente, ritirando le truppe americane dal Medio Oriente. Se c'è un autore dei problemi attuali della regione è proprio il presidente americano, cui va attribuita anche la reazione sunnita estremista che sta alla base della nascita dell'Isis. Su questa base l'Iran ha intrapreso una campagna imperialista che si muove su due grandi direttive. Una verso nordovest che attraversa l'Iraq (già retto da un governo sciita e invaso da truppe persiane e satelliti), la Siria sudorientale, per arrivare a ricongiungersi con il setellite Hezbollah in Libano, magari aprendo una tesa di ponte al confine di Israele verso il Golan. L'altra a sudovest, con la sovversione del Baherin e della parte orientale dell'Arabia, fino allo Yemen e al Sudan. Si tratta di una grande strategia di aggiramento, per cui l'Iran è disposto a scarificare molte vite (https://warontherocks.com/2017/06/irans-growing-casualty-count-in-yemen/) energie e soldi e a mobilitare una vera e propria legione straniera, quella su cui Hezbollah ha già dichiarato di far conto in caso di guerra con Israele (http://jcpa.org/article/irans-foreign-legion-syria/). L'Iran, che grazie al suo petrolio reso commerciabile e alle "riparazioni" economiche di Obama dispone di ingenti risorse, ha una collaborazione intensa con la Corea del Nord, che è poverissima ma – grazie alla politica di appeasement perseguita da Obama (e prima di lui da Clinton, che firmò un ridicolo accordo nel 1993) ha la bomba atomica e i missili per portarla fino in America, che potrebbe dare armi nucleari all'Iran in pochi giorni – se non ci sono già (http://www.jpost.com/Middle-East/Will-North-Koreas-long-range-missile-success-help-Iran-499037).

La guerra si farà con l'Iran, quando converrà all'Iran. Attraverso i suoi satelliti di Hezbollah, ma in realtà con l'Iran. Certo, l'esercito israeliano migliora continuamente (qui trovate qualche novità appena resa pubblica: http://www.jpost.com/Israel-News/Politics-And-Diplomacy/Millions-of-shekels-invested-into-critical-areas-makes-IDF-ready-for-war-498964) e sia gli Stati Uniti che Israele sono ben consapevoli della strategia d'attacco iraniano in Siria, che è la leva strategica del futuro conflitto (http://www.jpost.com/Opinion/Behind-the-lines-US-strategy-and-Israels-stake-in-eastern-Syria-497689). Ma lo scontro probabilmente ci sarà e anche presto, perché gli investimenti tecnologici ed economici che ha fatto l'Iran per armare Hezbollah non servivano certamente solo per ottenere una "quasi vittoria" in Siria. Anche perché il solo modo per legittimare, almeno agli occhi della piazza araba l'immensa crescita del fronte sciita è dire che esso serve per combattere Israele, cosa che gli stati sunniti non fanno più da tempo. Dunque non è affatto vero che "sono destinati ad arrugginire inutilizzabili", come sostiene qualcuno, i 150 mila razzi di cui sono armati gli Hezbollah, lanciabili almeno al ritmo di 1500 al giorno, un ritmo contro cui gli antimissili israeliani sono impotenti. Lo spiega molto bene in questo articolo che vi consiglio di leggere la migliore esperta di strategia fra i giornalisti del campo nazionale in Israele, Caroline Glick: http://www.jpost.com/Opinion/Column-One-Hezbollahs-missiles-will-not-rust-499027.

E’ vero che la deterrenza israeliana può ancora bloccare la guerra, (https://www.wsj.com/articles/theres-still-time-to-avert-war-in-lebanon-1496095992), e che in caso di guerra tutti sanno che sarebbe in tutto il Libano, in cui ormai non vi sono differenze fra l'organizzazione di Stato e esercito e quella di Hezbollah, e che Israele calcola di poter bloccare le forze terroriste in due giorni, invece dei 16 che occorsero un decennio fa. E' vero che la Russia non ha nessun interesse a farsi risucchiare in una guerra in cui non potrebbe avere vantaggi e dove anzi rischierebbe troppo. Ed è vero infine che a Washington a prendere le decisioni c'è per fortuna Trump e non Obama o la Clinton che ne avrebbe continuato le politiche. Ma il rischio è altissimo. Per bloccarlo bisogna fermare l'armamento avanzato di Hezbollah e l'avanzata degli iraniani in Siria. La partita oggi si gioca nella Siria del Nord Est, dove contro iraniani (e turchi), oltre che contro l'Isis combattono i curdi, la fanteria che l'America fino a Trump non voleva riconoscere né aiutare. E' lì, fra Palmyra, il confine turco e quello iracheno, fino a Mossul, che si combatte oggi una battaglia in cui è in gioco anche Israele.

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