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Ugo Volli
Cartoline
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'Rivoluzionare' l'Islam è possibile 14/01/2015
 “Rivoluzionare” l'Islam è possibile
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli


Abdel Fattah Al Sisi

Cari amici,
ho sentito ripetere che non si può fare di tutt'erba un fascio, che bisogna distinguere, che non si può mettere il mondo islamico tutto in una stessa categoria. Concordo pienamente, è assolutamente necessario distinguere: i criminali dalle persone ragionevoli, i sostenitori del terrorismo da chi lo combatte, i selvaggi dai civilizzati. Magari tenendo conto che ci sono anche dei sostenitori del terrorismo e dei selvaggi che praticano l'arte della taquiya, che è la virtù islamica (definita come virtù dai loro testi) della dissimulazione di fronte agli infedeli. Quella, per intenderci che praticava Arafat invocando la pace in inglese e la guerra in arabo; quella che praticano Abbas che negozia la mattina e il pomeriggio esalta i terroristi; o fra gli intellettuali l'anguillesco, inafferrabile Tariq Ramadan, degno nipote del fondatore della Fratellanza Musulmana.

Dunque, distinguiamo. A far da amici dei terroristi sono in tanti, ma oggi ci metto solo la leadership turca, per cui ho una particolare passione, dato che è guidata da quel buontempone di Erdogan. Pensate che di recente ha incominciato a presentarsi in pubblico circondato da una schiera di guerrieri medievali, come in un film in costume (http://rt.com/news/222027-erdogan-abbas-ottoman-welcome/). Che l'uomo non sia troppo equilibrato si sa, di recente ha sostenuto con la massima serietà che Colombo, quando arrivò per la prima volta in quella che sarebbe stata chiamata America, ci trovò una bella moschea, perché i turchi erano già lì da tempo (http://rt.com/news/205895-islam-america-erdogan-cuba/). Ma è anche un favoreggiatore del terrorismo (http://www.algemeiner.com/2015/01/11/in-turkey-erdogan-grooms-a-new-jihadi-generation/); attraverso il suo braccio destro Davutoglu ha fatto sapere che l'Isis non è terrorista (https://rojavareport.wordpress.com/2014/08/07/turkish-foreign-minister-defends-isis-against-accusations-of-terrorism/, http://www.islamicinvitationturkey.com/2014/10/18/turkish-pm-davutoglu-isis-is-not-a-terrorist-organization/) e di fatto appoggia per quel che può lo Stato islamico. Erdogan combatte la stampa libera con mezzi assai brutali (http://www.meforum.org/4961/erdogan-in-wonderland-freedom-in-turkey), ma non ha vergogna di dire che la stampa turca è la più libera del mondo (http://www.islamicinvitationturkey.com/2014/10/18/turkish-pm-davutoglu-isis-is-not-a-terrorist-organization/). Per quanto riguarda Parigi e gli attentati, il suo problema principale è che Netanyahu abbia “osato” andare al corteo (http://news.yahoo.com/erdogan-blasts-netanyahu-daring-attend-paris-rally-185208445.html); i suoi “liberi” giornali, o quelli che sono rimasti dopo gli arresti dicono che se i giornalisti di Charlie Hebdo sono stati ammazzati, be' è certamente colpa loro (http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/189803). Per completare una piccola immersione nel clima di questo paese, che sarebbe buffo come il Granducato di Ruritania nelle operette viennesi se non fosse tragico, vi invito a leggere l'articolo che si apre con quest'ultimo link ( http://www.gatestoneinstitute.org/5036/turkey-pet-dogs) in cui si sostiene fra l'altro che i mali del mondo vengono dal terribile peccato religioso di tenersi cani e gatti in casa.

Basta su questo, vi intrattengo quasi ogni giorno sulle illuminanti analisi e sulle virtuose pratiche degli islamisti e dei loro amici. Vediamo quelli che è importante differenziare da loro. C'è innanzitutto il sindaco di Rotterdam, un signore nato in Marocco di nome Ahmed Aboutaleb che ha detto pari pari che è incomprensibile che un gruppo di persone come i suoi concittadini e correligionari possa combattere la libertà; ma se proprio vogliono farlo, sono pregati di fare le valigie e andare altrove. Potete sentirlo qui, se capite l'olandese - se no ci sono i sottotitoli inglesi: http://www.dailymail.co.uk/news/article-2907941/Moroccan-born-mayor-Rotterdam-tells-fellow-Muslims-not-appreciate-freedoms-living-West-pack-bags-f-live-TV.html.

C'è poi l'analisi del sottosegretario alla cultura del governo inglese, Sajid Javid, un politico brillante di religione musulmana: "Non è possibile trascurare il fatto che le persone che svolgono questi atti - quello che abbiamo visto appena orribilmente questa settimana a Parigi, quello che è accaduto a Londra e Madrid - si dicono musulmani [...] La risposta pigra [a questa realtà] sarebbe di dire che tutto ciò non ha nulla a che fare con l'Islam o i musulmani, e basta. Questa risposta sarebbe pigra e sbagliata. Non si può scappare dal fatto che queste persone utilizzano l'Islam, [...] come strumento per svolgere le loro attività [...] tutte le comunità possono fare di più per cercare di aiutare a trattare con i terroristi, cercare di aiutare a rintracciarli, ma penso che sia assolutamente giusto dire che questo è un compito particolare per le comunità islamiche, perché che ci piaccia o no, questi terroristi chiamano se stessi musulmani" (http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/189824).

Ma il caso di gran lunga più importante è quello del presidente egiziano Al Sisi, che ha fatto un importantissimo discorso all'università o piuttosto al seminario islamico di Al Azhar - la stessa, se ricorderete, dove Obama con un malaccorto discorso all'inizio della sua presidenza ha aperto il pentolone sobbolente dell'islamismo in Egitto e poi in Siria e Libia, con la conseguenza di centinaia di migliaia di vittime. Il discorso di Al Sissi è importantissimo, anche perché viene da uno che ha il potere e la volontà, come si è visto, di farlo rispettare. Vi invito a sentirne questo breve estratto (http://www.memritv.org/clip/en/4704.htm). A differenza di Obama, Al Sisi non adula l'Islam, non cerca il consenso del pubblico con affermazioni assurde (vi ricordate, Obama aveva sparato addirittura un elogio del fondamentale contributo che l'Islam aveva dato alla storia della cultura americana...). Al Sisi è secco e chiaro. Dice che l'Islam è malato, che alla religione si è sovrapposta una ideologia, che questa ideologia mette l'Islam contro il mondo e lo danneggia gravemente e che dunque essa dev'essere smantellata, che bisogna fare “una rivoluzione” per distruggerla. Parole straordinarie, accolte con un certo gelo dai teologi di Al Azhar, ma comunque accolte, perché il generale ha mostrato di avere davvero in mano l'Egitto. Queste cose, nella misura dei suoi poteri, le ha applicate, combattendo la Fratellanza Musulmana, il terrorismo di Al Qaeda nel Sinai, isolando quello di Hamas e compagnia a Gaza. Per un paio d'anni questa azione gli è costata l'ostilità dell'amministrazione Obama, che ha fatto del “compromesso storico” con l'islamismo l'asse sciagurato della sua politica - e quindi anche dell'Europa che gli viene sempre dietro, magari con un bel po' di estremismo in più, come si è visto nel caso del riconoscimento dello “Stato di Palestina”.

Io dubito se sul piano storico/teorico la distinzione di Sisi fra religione e ideologia abbia fondamento. L'idea di religione come una semplice “fede” che implica solo un dialogo con Dio e una morale limitata a temi sessuali e al comportamento individuale verso gli altri è un'invenzione cristiana, ne troviamo le radici in Paolo di Tarso; essa è stata ulteriormente soggettivizzata dalla Riforma. Nel mondo antico (dunque anche nell'ebraismo) e in particolare nell'Islam la fede è solo un elemento in quella che bisogna chiamare con Wittgenstein “forma di vita”: un modo di esistenza, un sistema di valori, una serie di norme che regolano tutta la vita individuale e sociale, una “teologia politica” e dunque un'ideologia. Il problema è che mentre l'etica ebraica è democratica (dentro la religione il principio di maggioranza è importantissima) e ha al centro il concetto di liberazione e autodeterminazione di un popolo che sottopone solo se stesso alle regole rigorose rivelate da Dio, ammettendo che gli altri popoli possano avere la loro strada che è accettata se solo rispetta alcuni principi generalissimi (non uccidere, non rubare, non fare violenza agli animali, non avere una vita sessuale sregolata, avere un sistema giudiziario), l'Islam è una religione di conquista e di sottomissione degli altri, che non ha spazio per la democrazia né per il rispetto degli altri. Per questo la sua dose di violenza è incomparabile con quella di altre religioni (http://www.skeptic.com/eskeptic/15-01-14/).

Queste però sono in parte difficoltà teoriche: tutte le formazioni umane cambiano e si adattano al mondo. E il nostro mondo è del tutto incompatibile con quello delle bande di guerrieri/pastori/banditi da cui è emerso Maometto. La scommessa gigantesca sull'Islam è questa: esso può vivere pacificamente in mezzo agli altri solo se “si rivoluziona” (espressione di Al Sisi). Questa è la sua scommessa; che si mantenga e si affermi è difficilissimo, ma di straordinaria importanza per tutti. Il conflitto di civiltà (che c'è, eccome, credo che tutti adesso non possano non riconoscerlo) si quieterà solo se l'Islam saprà rivoluzionarsi e deciderà di rinunciare alla sua ideologia guerresca di padrone del mondo, accettando di convivere da pari e di rispettare gli altri. Se questa rivoluzione partirà dall'Egitto attuale, sarà un merito storico incomparabile. Potrebbe riuscirci Al Sissi? Solo in parte, l'Islam è troppo grande, l'inerzia dei secoli gigantesca. Ma introdurre una differenza esplicita su questo punto, dare un riferimento ai moltissimi musulmani che vogliono solo vivere bene, rispettando la divinità ma senza volere per forza sottomettere gli altri, sarebbe un progresso enorme. Sperando solo che gli islamisti non lo uccidano come hanno fatto con Sadat e con tutti quelli che hanno osato dialogare davvero con l'Occidente e con Israele


Ugo Volli


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