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Ugo Volli
Cartoline
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Il caso Al Dura e la morale di Goebbels 22/05/2013

Il caso Al Dura e la morale di Goebbels
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli


Joseph Goebbels : "Una bugia ripetuta abbastanza a lungo diventa la verità"

Cari amici,

a proposito di notizie che si devono gustare fredde, avete visto che finalmente, dopo una decina d'anni, la verità sul caso Al Dura comincia a venir fuori?  Dodici anni e mezzo dopo, ma emerge.

Cerco di riassumere velocemente.  il 30 settembre del 2000 ci furono degli incidenti provocati dall'assedio di alcune centinaia di palestinesi a un posto di guardia israeliano che si trovava all'incrocio di Netzarim, nella Striscia di Gaza. Ci furono lanci di molotov e di pietre, anche un tentativo di sfondare la rete di protezione del corpo di guardia. La manifestazione era stata preannunciata per cui sul posto c'erano diversi fotografi e troupe televisive: non giornalisti occidentali, timorosi del rischio, ma agenti palestinesi, non si sa se davvero al loro servizio o a quello della “rivoluzione”. Parte dei materiali girati in quell'occasione sono stati scoperti e divulgati: si vedono strane attività teatrali: falsi feriti che vengono portati di corsa in ambulanza e poi si alzano e camminano tranquillamente, terroristi che fingono un assalto e sparano con gesto teatrale in un ambiente da cui sono usciti tranquillamente pochi istanti prima, cose così.


Charles Enderlin

Uno di questi filmati però assume un'importanza enorme. Vi si vede un giovane arabo accucciato dietro un bidone che stringe dietro di sé un ragazzino, che a un certo punto si abbandona per terra. Il reportage dice che il ragazzo è stato ucciso dal fuoco israeliano: la prova evidente, in pieno periodo di attentati suicidi, sono gli israeliani ammazzano i bambini. Lo firma un giornalista piuttosto noto di France 2, Charles Enderlin,  che non era presente ai fatti, ma monta il servizio. Lo potete vedere qui: http://www.dailymotion.com/video/xbl5r2_le-reportage-de-charles-enderlin-ob_news Il ragazzino in questione, Muhammed Al Dura, viene trasformato in un eroe, gli si dedicano funerali solenni, i palestinesi diffondono fotomontaggi in cui si vedono soldati israeliani sparargli addosso, la Tunisia gli dedica un francobollo, tutto ilo mondo arabo lo onora in vari modi, l'odio per Israele cresce nel mondo.


Philippe Karsenty

Molti però non sono convinti, in particolare un  francese, l'analista dei media Philippe Karsenty. Ci sono nel filmato molte incongruenze. Non si vedono i tiri che avrebbero colpito il ragazzino, e neppure una goccia di sangue  né sul corpo, né su quello del padre né per terra (qui il sangue compare il giorno dopo, quando i giornalisti vengono portati a visitare il posto). Ci sono un paio di sbuffi sul muro, che indicano le pallottole, ma sembrano tiri perpendicolari, cioè provenienti dalle postazioni palestinesi dall'altra parte della strada, non quasi paralleli al muro, come dovrebbero essere se venissero dal posto israeliano, lontano un centinaio di metri, rispetto a cui peraltro la posizione dei due arabi risulta coperta dal bidone. Le pallottole nel muro, che permetterebbero di capire da che armi sono state sparate, peraltro sono immediatamente estratte, forse dallo stesso operatore di Enderlin, e mai esibite. Come nessuno ha potuto vedere l'autopsia del bambino né gli eventuali proiettili nel suo corpo. Già nei due minuti del servizio trasmesso da France 2 si vede il bambino “dopo morto” assumere molte posizioni diverse, e ancor di più nel resto del filmato, cinquanta minuti che France 2 si è sempre ostinatamente rifiutata di mostrare a chiunque, salvo ordini del tribunale francese che ha gestito il processo per diffamazione successivo. Una ditta tedesca specializzata di lettura del labiale ha testimoniato che il ragazzino continuava a dire al padre di essere stufo e di volersene andare. L'operatore e il giornalista sono stati molto restii a confermare la loro storia, fino ad arrivare a negare di aver detto che Al Dura fosse stato vittima degli spari israeliani.

Trovate qui (http://www.europe-israel.org/2013/05/petition-pour-demander-le-licenciement-de-charles-enderlin-par-france-2-et-des-excuses-aux-citoyens-francais-pour-navoir-pas-retabli-la-verite-pendant-plus-de-13-ans/ ) due filmati che esaminano con molta chiarezza ed evidenza grafica le prove di falsificazione e qui un buon riassunto di tutta la storia (http://www.aish.com/jw/mo/Muhammad-al-Duras-Faked-Death.html ). Il governo di Israele, che ha sempre espresso dubbi sul modo in cui erano andate davvero le cose, pur esprimendo rincrescimento SE il bambino era stato davvero ucciso da pallottole, ha finalmente emanato un rapporto ufficiale molto chiaro e analitico in cui si arriva alla conclusione che non solo Al Dura non è stato ucciso dall'esercito israeliano, ma che fosse davvero morto. Trovate il rapporto qui ( http://www.scribd.com/doc/142658793/Kuperwasser-Report ). Vale la pena di leggerlo perché non è solo un'inchiesta sui fatti, ma una lezione di giornalismo, fa cioè il mestiere che non fu fatto non solo dal giornalista e dall'emittente che diffuse la bufala, ma neppure dai suoi colleghi.  Se oggi sappiamo qualcosa di reale su quel che è successo in quella strana giornata, lo dobbiamo innanzitutto all'ostinazione di Philippe Karsenty (http://en.wikipedia.org/wiki/Philippe_Karsenty ), che si è battuto contro la corporazione dei media francesi, arroccata a difesa di un suo esponente e di un'emittente “di prestigio” e anche contro molti scetticismi nel mondo ebraico.


La foto taroccata per diffamare Israele e premiata

In realtà la storia di Al Dura è un esempio insigne di quella guerra mediatica che i palestinesi e i loro alleati continuano a portare contro Israele, senza il minimo ritegno o il minimo interesse per la verità dei fatti. Si costruiscono eventi dal niente, come in questo caso. Oppure se ne rivolta il senso come nella fotografia premiata di recente, assai taroccata nella forma, ma ancor più nella sostanza, perché mostra come vittima dell'azione israeliana due bambini (ancora bambini uccisi dagli ebrei... come nei processi antisemiti del medioevo), che in realtà sono stati uccisi da un razzo di Hamas che è ricaduto nel quartiere popoloso dove si nascondono i terroristi per tirarli; pensate che la commissione internazionale che ha premiato questa foto, di fronte alla dimostrazione che era stata taroccata con Photoshop per renderla così simile a un videogame, ha decretato che si trattava di un grado “accettabile” di manipolazione  ( http://www.independent.co.uk/news/media/press/world-press-photo-winner-cleared-after-forensic-examination-8616334.html)... Si creano incidenti apposta perché siano ripresi, com'è accaduto quel 30 settembre 2000 e tante volte ancora, oppure addirittura si simula la presenza del “nemico sionista” per inventare “eroici assalti” o “povere vittime”. Si cerca in tutti i modi di occultare le tracce più atroci del terrorismo: il caso Al Dura è quasi contemporaneo al caso Cristiano, il “giornalista” della Rai che si scusò con l'Anp perché “la concorrenza” aveva ritratto il linciaggio di Ramallah in cui furono barbaramente uccisi due israeliani e assicurò di ispirare il suo lavoro informativo alle disposizioni dell'Autorità Palestinese (http://www.focusonisrael.org/2008/12/07/riccardo-cristiano-una-storia-che-e-bene-non-dimenticare/ ): una morale non diversa da quella di chi ha avallato , riferito e difeso “la calunnia del sangue” (http://www.israelnationalnews.com/News/Flash.aspx/268681#.UZxwj6JM-Sp ) di Al Dura, ora finalmente smascherata.


Il linciaggio di Ramallah

Non illudiamoci, perché come diceva Goebbels, maestro spirituale della comunicazione palestinese, una bugia ripetuta abbastanza a lungo diventa la verità. E i danni della falsificazione degli incidenti di Netzarim, come quelli della “strage di Jenin”, in realtà un combattimento  condotto dall'esercito israeliano a carissimo prezzo casa per casa, proprio per non produrre una strage vera: http://digilander.libero.it/asdfghj2/dossier/Il%20massacro%20di%20Jenin.htm ) e di mille altri episodi del genere, restano. Perché la stampa europea americana “di qualità”, cioè di sinistra, non si cura delle verifiche, dei dubbi e neppure della verità conclamata quando si tratta di diffamare Israele. E se non può fare danni, tace, come sta accadendo ora con la notizia che non c'è mai stata l'uccisione di Al Dura.

Ugo Volli


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