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Ugo Volli
Cartoline
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Sparare sulla Croce Rossa 13/05/2013

" Sparare sulla Croce Rossa "
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Croce Rossa internazionale legata al terrorismo palestinese

Cari amici,

lo so, non bisogna sparare sulla Croce Rossa. E neanche sull'Onu, su Amnesty International, su tutti gli organismi buoni e disarmati che cercano solo di fare il bene. Non bisogna sparare sulle scuole dell'UNRWA, non fisicamente anche se durante la guerra ospitano non studenti ma depositi di missili e comandi e non moralmente quando servono ad addestrare i terroristi in tempo di pace; non sugli ospedali, quando diventano la sede dei comandi militari terroristi e soprattutto non sulle ambulanze, quando si trasformano da rifugio dei feriti in trasporto espresso di rinforzi combattenti (http://newsnotes1.wordpress.com/2012/05/22/so-sick-of-red-cross-anti-semitism/ ).  Non sulle sedi della Croce Rossa, quando diventano centrali operative di Hamas (http://www.focusonisrael.org/2010/09/14/hamas-croce-rossa-gerusalemme-terrorismo-palestinese/). Soprattutto non bisogna mai contestare il legame organico che le forze buone delle organizzazioni internazionali hanno costruito nei decenni con i terroristi, finanziando con i soldi internazionali, dunque con i nostri soldi, i loro "progetti educativi". Non bisogna insinuare il dubbio che ci sia una "casta" dell'Onu e delle Ong, materialmente oltre che ideologicamente interessata a far continuare il conflitto in Medio Oriente, perché ne lucra in prestigio, in carriera e magari anche in stipendi e indennità.

Sparare no, ci pensano i loro amici "resistenti" a sparare e sgozzare. Ma informare sì. Dunque sentite questa storia. L'Autorità Palestinese copia a man bassa tutte le forme di espressione e di mobilitazione politica del sionismo (per esempio sulla questione di Gerusalemme diventata nel loro discorso "capitale eterna e indivisibile del popolo"... non ebraico ma "palestinese", nell'appropriazione dei monumenti e dei documenti storici, dalle tombe dei patriarchi ai resti erodiani ai rotoli di Kumran). L'ultima forma che hanno ripreso, almeno l'ultima che conosco io, è il piantare alberi in memoria di qualcuno: vecchia, ormai secolare abitudine del mondo ebraico. Quando qualcuno se ne va o c'è una circostanza lieta da ricordare, come un matrimonio, gli ebrei piantano alberi, giardini, boschi. Il Fondo Nazionale ebraico, KKL, ne ha fatto una missione. In questa maniera, nel corso dei decenni, il paesaggio e anche il clima di Israele sono cambiati enormemente, dove prima c'erano distese sassose ora crescono pini e querce. Gli arabi in genere preferivano bruciarli, gli alberi, non certo piantarli; e girando per il paese, un villaggio ebraico si distingue da uno arabo a prima vista anche perché dovunque è possibile gli ebrei si circondano di piante, di verde, di vita.

E però, come dicevo, l'imitazione è un meccanismo irrefrenabile e sembra che anche gli arabi si siano messi a piantare alberi per mantenere la memoria. Non granché, da quel che ho letto, 50 alberi da piantare vicino a Jenin, fra l'altro fuori stagione, perché il tempo delle piogge in Israele è ormai finito e la lunga secca estate è iniziata. Ma non importa, o piuttosto: meglio gli alberi che niente. O i razzi e i coltelli dei terroristi. Già perché sapete perché vengono piantati questi alberi, o meglio per chi? Per 50 "prigionieri veterani", che i cattivi israeliani hanno il cattivo gusto di tenere in carcere da parecchio tempo. Il boschetto serve a ricordare loro (http://palwatch.org/main.aspx?fi=157&doc_id=8965 ).

Ma chi sono questi poveri "veterani", così crudelmente separati dal mondo e dfalle loro famiglie per tanto tempo? Resistenti, senza dubbio, emulatori locali di Gandhi e Mandela... Ecco alcuni nomi che ho trovato nella fonte che vi ho citato:
- Karim e Maher Younes, arabi israeliani condannati per l'omicidio nel 1981 di un soldato (http://palwatch.org/pages/news_archive.aspx?doc_id=7957 )
- Issa Abd Rabbo , condannato per l'assassinio nel 1984 di due studenti universitari israeliani Ron Levi and Revital Seri , che facevano una passeggiata nei campi a sud di Gerusalemme (http://www.palwatch.org/main.aspx?fi=157&doc_id=8809 )
- Osama Al-Silawi , condannato a quattro ergastoli per l'omicidio di tre palestinesi ("informatori", secondo lui) e di un israeliano (http://palwatch.org/pages/news_archive.aspx?doc_id=8744 )
- Muhammad Turkeman, condannato all'ergastolo per lo stesso delitto.
- Nasser Abu Surour and Mahmoud Abu Surour, colpevoli di un omicidio nel '93 (http://www.palwatch.org/pages/news_archive.aspx?doc_id=7535 )
- Zaid Younes ebbe parte in un attentato suicida a Tel Aviv che nel 2002 ferì una ventina di persone ( http://palwatch.org/pages/news_archive.aspx?doc_id=7521 )
- Ikram Mansur, condannato per l'omicidio di un israeliano, Yitzhak Yosef Trumpeldor nel '79 (http://palwatch.org/site/modules/print/preview.aspx?fi=448&doc_id=4517 )
- Ahmed Ka'abna, condannato a due ergastoli per aver ammazzato a pugnalate due donne nel 1997 (http://palwatch.org/pages/news_archive.aspx?doc_id=7523 )
-  Nael and Fakhri Barghouti, condannati per l'omicidio di un funzionario israeliano (http://palwatch.org/pages/news_archive.aspx?doc_id=4914 ).

Devo continuare con l'elenco di coloro che sono stati onorati dal boschetto dell'Autorità Palestinese? Credo che il concetto sia chiaro, si tratta di assassini, gente che ha ammazzato qualche volta dei soldati, qualche altra delle donne o dei ragazzi disarmati, perfino dei neonati come quel Samir Kuntar, che sfasciò il cranio a una bambina di quattro anni con una pietra e distrusse con le armi il resto della sua famiglia, ceduto agli Hezbollah in cambio dei corpi di due caduti israeliani e che fa pure parte del gruppetto (http://palwatch.org/pages/news_archive.aspx?doc_id=1344). Alcuni di questi delitti sono stati commessi venti o trent'anni fa, altri sono piuttosto recenti. Anche in Italia sarebbero delitti da ergastolo, in altri paesi (gli Stati Uniti e anche tutti i paesi islamici che appoggiano l'Anp) riceverebbero la pena capitale, che Israele però ha applicato solo con Eichmann, in tutta la sua esistenza.

L'esperienza anche recente mostra che questi terroristi, se vengono scarcerati in uno scambio come quello per Shalit non depongono le armi, ma tornano subito all'attività terrorista. Sono decine i prigionieri liberati nell'ultimo scambio ad essersi di nuovo impegnati nel terrorismo, compreso l'ultimo che ha ammazzato a coltellate , Eviatar Borovsky un padre di famiglia che apettava l'autobus in Samaria (http://www.israeltoday.co.il/NewsItem/tabid/178/nid/23820/Default.aspx ) L'Anp non solo onora in tutti i modi questi assassini e li stipendia (trovate i dettagli nei link precedenti), rendendosi complice dei loro delitti e di quelli che seguiranno, ma ha posto fra le sue precondizioni alla trattativa la loro liberazione. Liberare migliaia di assassini pronti alla recidiva può essere una precondizione per la pace? Onorarli e invitare i giovani all'emulazione è l'atteggiamento di chi vuole la pace?

Vi chiedete che cosa c'entra la Croce Rossa. Leggete in basso al link che vi ho già dato e che riprendo qui. La cerimonia del macabro boschetto di Jenin, monumento agli assassini, aveva uno sponsor di lusso: esattamente la Croce Rossa Internazionale, rappresentata in questa occasione purtroppo da un nostro connazionale, di nome Giorgio Ferrario, che, essendo il delegato permanente della Croce Rossa Internazionale nei Territori Palestinesi, non dev'essere estraneo a questa scelta di apologia del crimine che rappresenta un tradimento di ogni principio umanitario. Sappia Ferrario e sappiano i suoi superiori e colleghi in Italia che mai un organismo che sponsorizza onori agli assassini avrà da me un centesimo, né una parola di solidarietà. Tanto è nobile il compito di chi si interpone fra i combattenti e aiuta i feriti (il compito originario della Croce Rossa) o soccorre i malati anche in pace, tanto è ignobile che sotto la sua bandiera appoggia gli omicidi e li aiuta a riprodursi. Purtroppo, non è una storia nuova. Si è tanto discusso del ruolo della Chiesa durante il nazismo, ma non quello della Croce Rossa, che aiutò i gerarchi nazisti, come Mengele, Priebke e Eichmann a nascondersi e a fuggire (http://archiviostorico.corriere.it/1998/giugno/19/Cosi_Croce_Rossa_salvo_nazisti_co_0_98061914498.shtml ), forse sulla scia di un'antica tradizione di antisemitismo, che ancora fa scandalo in America (http://www.newyorker.com/archive/2001/12/24/011224ta_talk_mayer ), tanto da accettare tutte le sostituzioni religiose della croce nel suo simbolo, salvo la stella di Davide (http://www.israelnationalnews.com/Articles/Article.aspx/10969#.UZCj-rV7LKs ) e soprattutto da aver agito in maniera estremamente ambigua durante la Shoà (http://www.jweekly.com/article/full/4807/red-cross-knew-of-nazi-death-camps-records-show/ ;  qui trovate un'analisi della disinformazione sistematica che la Croce Rossa usò verso il pubblico americano: http://www.jewishvirtuallibrary.org/jsource/Holocaust/redcross.html; questa è infine la versione molto reticente della Croce Rossa: http://www.icrc.org/eng/resources/documents/misc/history-holocauste-020205.htm ).  Come vedete il signor Ferrario non è tanto lontano dai suoi predecessori di settant'anni fa, che cercavano di avere buoni rapporti coi nazisti. Non bisogna sparare sulla Croce Rossa, ma raccontare cosa fa quando si mette in politica, al di là dell'ottimo lavoro dei suoi volontari nelle ambulanze che servono gli ammalati e i feriti sulle strade, questo sì.

Ugo Volli


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