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Cartoline - Ugo Volli - Ugo Volli
In buon italiano: imbrogli 06/02/2012

In buon italiano: imbrogli



Cari amici, sapete che cosa sono gli OPT? Non proprio? Via, provate, vi concedo cinque tentativi... dite, dite...
-"Officine prodotti torinesi"? "Orribili principi del terrorismo"? "Ossa, polvere e tedio"? "Ortodossi pentiti timorosi"? "Orbite pericolose terrestri"?
-No, mi spiace, nulla di tutto ciò, vi aiuto, OPT è un acronimo sì, ma in inglese ... diffuso nel gergo della politica internazionale... che si riferisce agli argomenti di Informazione corretta... Ecco, sì, bravo il lettore in terzultima fila, quello con gli occhiali e l'aria da studioso. Proprio così: OPT significa "Occupied Palestinian Territories", è il modo in cui all'Onu e dintorni si chiamano Giudea e Samaria, insomma la regione fra la linea armistiziale del '49 e il fiume Giordano. Pensate che c'è stata addirittura una risoluzione dell'Assemblea Generale dell'Onu del 7 novembre 1998, numero A/53/L.65  (proposta, guardate un po' da Gibouti, Egitto, Giordania, Kuwait, Mauritania, Oman, Tunisia, Yemen) che ha imposto al Segretario Generale di adottare sempre questa terminologia anche per "Gerusalemme Est", e che la surreale organizzazione internazionale che (per fortuna non) governa il mondo sta riscrivendo i suoi atti passati inserendo, dove non c'era, questa sigletta come nome di quelli che alcuni chiamano confidenzialmente "i territori" (http://elderofziyon.blogspot.com/2012/02/un-rewrites-its-own-history-on-how-it.html).

Perché è interessante questa sigletta? Perché mostra come si influenzi l'opinione pubblica internazionale al di là di ogni realtà giuridica o storica. Giudea e Samaria non sono territori "occupati", perché l'ultima sovranità piena su di essi è quella dell'Impero Ottomano,  finita con la sconfitta del 1918. Seguì un mandato britannico, istituito giuridicamente nel '20 dal trattato di Sanremo e da una deliberazione della Società delle Nazioni "allo scopo di favorire la costituzione di una patria nazionale ebraica ("Jewish National Home). Come è noto la Gran Bretagna ne staccò abusivamente nel '22 la parte che oggi è Giordania e l'assemblea dell'Onu nel '47 approvò un piano di spartizione, che fu accettato da Israele ma non dagli arabi, che intrapresero una guerra di aggressione. Israele vinse e il risultato furono le linee armistiziali del '49, cui oggi si vorrebbe tornare. Gli "opt" furono occupati, questa volta sì, dalla Giordania, che non vi aveva alcun titolo e ne realizzo la completa pulizia etnica estirpando gli ebrei non solo da città dove erano vissuti da tremila anni come Hebron e Gerusalemme, ma anche da legittimi insediamenti agricoli autorizzati dagli inglesi (che, riconquistati, sarebbero divenuti il nucleo delle "colonie") e dai quartieri di Gerusalemme, come Silwan e Sheik Jarrah, che avevano costruito (e che oggi sono rivendicati dagli arabi che occuparono le case ebraiche).   In seguito a un'altra guerra araba di aggressione, nel '67, Israele conquistò Giudea e Samaria e anche il Sinai, restituito poi all'Egitto in cambio del trattato di pace. Non esiste nessuna risoluzione internazionale legalmente valida e nessun trattato che assegni questa regione a qualcuno. Si tratta di territori disputati, che anche i trattati di Oslo trattano come tali, riservando la loro delimitazione ad accordi con le parti.

Non occupati, questi territori non sono nemmeno palestinesi, dato che non è mai esistito uno stato palestinese che potesse possederli. Non ci sono territori per natura palestinesi più di quanto ci siano territori baschi, ci sono aspirazioni più o meno appoggiate dalla comunità internazionale. Gli opt sono i territori su cui la dirigenza palestinese vorrebbe istituire uno stato che non c'è. Anche ammesso che questo stato ci fosse e controllasse il suo territorio, cosa che oggi palesemente non è vera, nessuna entità al mondo potrebbe definirne i confini, dato che questa definizione nel diritto internazionale è sempre riservata alle parti. Gli opt dunque sono un'"orribile prepotenza territoriale", un'"ostentata pretesa tirannica", quel che vi pare, ma non certo una proprietà palestinese giuridicamente fondata. In sostanza una mossa propagandistica per ingannare l'opinione pubblica internazionale e farle vedere quel che non c'è, un diritto dove vi è solo una pretesa politica. Dicevano gli antichi che "nomina sunt consequestia rerum", i nomi sono effetti delle cose. Ma qualche volta si cerca di fare il contrario: res consequientiae nominum. In buon italiano: imbrogli.

Ugo Volli

www.jerusalemonline.com