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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
12.08.2025 Aiuti e menzogne
Commento di Giulio Meotti

Testata: Il Foglio
Data: 12 agosto 2025
Pagina: 2
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «Aiuti e menzogne»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 12/08/2025, a pagina 2, il commento di Giulio Meotti dal titolo: "Aiuti e menzogne".

Informazione Corretta
Giulio Meotti
Gaza, quando la menzogna è virale e la verità silenziosa - Shalom
L’Onu ammette che Hamas dirotta il 90 per cento del cibo che entra a Gaza da Israele. Nonostante ciò, la narrativa internazionale continua ad accusare Israele di bloccare gli aiuti, ignorando i dati ONU​​​​

Roma. Al centro della pressione internazionale su Israele c’è l’accusa secondo cui lo stato ebraico starebbe deliberatamente usando la fame come arma a Gaza. I dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i servizi ai progetti (Unops), il braccio operativo dell’Onu che contribuisce all’attuazione dei progetti umanitari, sul proprio sito web ha rivelato che, tra il 19 maggio e l’11 agosto, 3.167 camion carichi di aiuti umanitari hanno lasciato il territorio di Israele per raggiungere Gaza. Tuttavia, solo 351 di questi camion hanno raggiunto le destinazioni previste a Gaza, mentre 2.816 camion sono stati “intercettati” e saccheggiati lungo le rotte. I dati mostrano un numero record di 90 camion carichi di 1.695 tonnellate di aiuti saccheggiati solo il 31 maggio. Non è Israele a bloccare l’ingresso degli aiuti, come sostenuto dalla retorica dominante: i problemi iniziano dentro Gaza, dove le fazioni armate impediscono la distribuzione dei beni.

I dati dell’Unops non fanno distinzioni tra i responsabili delle intercettazioni. Il 98,6 per cento degli aiuti rubati è costituito da cibo, il resto è classificato come “combustibile solido”, “nutrimento” e “medicine”. Il 90,3 per cento degli aiuti rubati apparteneva al Programma alimentare mondiale. Il resto a World Central Kitchen, all’Unicef, alla Croce Rossa e all’International Medical Corps.

Hamas ha creato una rete di distribuzione parallela, che vende gli aiuti confiscati a prezzi dal 300 al 500 per cento superiori al valore di mercato, tassando i venditori e utilizzando il controllo alimentare come strumento politico. Da questo mercato nero Hamas riesce a ricavare decine di milioni di dollari.

Il report della Bbc Lo ha riferito mercoledì anche la Bbc in un reportage che sostanzialmente conferma 

quanto Israele sostiene da tempo. La tv pubblica inglese afferma d’aver parlato con tre dipendenti di Hamas, ognuno dei quali ha riferito d’aver ricevuto trecento dollari nell’ultima settimana. La Bbc riferisce anche che Hamas, per generare profitti, rivende i beni che entrano a Gaza. Oltre al pagamento degli stipendi in denaro, Hamas distribuisce pacchi alimentari ai suoi membri e alle loro famiglie attraverso i “comitati di emergenza”. Secondo il reportage della Bbc, in particolare Hamas si è impossessata di “quantità significative” di aiuti durante i due mesi, tra gennaio e marzo, durante i quali Israele aveva intensificato le consegne nell’ambito di un accordo che aveva permesso il rilascio di un certo numero di ostaggi.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha intanto informato che l’anno scorso all’Onu si sono svolte 27 mila riunioni che hanno coinvolto 240 organismi e che il Segretariato delle Nazioni Unite ha prodotto 1.100 rapporti, con un aumento del 20 per cento dal 1990. “L’enorme numero di riunioni e report sta spingendo il sistema – e tutti noi – al punto di rottura”, ha affermato Guterres. “Molti di questi report non sono letti”.

Sicuramente i rapporti in cui l’Onu spiega dove vanno gli aiuti umanitari a Gaza finiranno nel cestino delle redazioni dei giornali.

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lettere@ilfoglio.it

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