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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Informazione Corretta Rassegna Stampa
10.08.2025 Il sionismo oggi: perché non possiamo permetterci di lasciarlo insultare
Commento di Daniele Scalise

Testata: Informazione Corretta
Data: 10 agosto 2025
Pagina: 1
Autore: Daniele Scalise
Titolo: «Il sionismo oggi: perché non possiamo permetterci di lasciarlo insultare»

Il sionismo oggi: perché non possiamo permetterci di lasciarlo insultare
Commento di Daniele Scalise 

Theodor Herzl, va ritradotto e riletto, perché in un periodo di antisemitismo risorgente come questo, non possiamo lasciare insultare impunemente le idee del sionismo. Non possiamo permettere che il sionismo sia equiparato alle peggiori ideologie del Novecento. Bisogna riscoprire e difendere le idee di uno Stato per gli ebrei. 

C’è un paradosso che attraversa l’Occidente contemporaneo: mentre il razzismo e l’odio antiebraico riaffiorano con la violenza di un’onda lunga, una delle parole più nobili e liberatrici della storia moderna viene trasformata in insulto. “Sionista” è oggi, per molti, sinonimo di aggressore, oppressore, perfino criminale. È una distorsione storica e morale che non nasce dal nulla: è il frutto di decenni di propaganda, di manipolazioni ideologiche e di una sistematica cancellazione della memoria.

Lo vediamo sui muri di Parigi, Londra, Berlino, Roma: “Zionist”, “Sioniste”, “Sionista” è usato come marchio infamante, graffito di odio che non colpisce una politica contingente, ma l’idea stessa che il popolo ebraico abbia diritto a un focolare nazionale, sicuro e sovrano. Il sionismo non è una moda passeggera, né un’ideologia di parte: è un movimento di liberazione nazionale. Ha reso possibile che un popolo perseguitato, privato di patria e sovranità per duemila anni, potesse tornare a essere soggetto della propria storia.

Per questo, e non per nostalgia erudita, ho scelto di ritradurre il testo fondativo del sionismo politico: Der Judenstaat di Theodor Herzl. Lo faccio per Seferottobre, la nuova casa editrice digitale dell’associazione Setteottobre nata in difesa di Israele, del sionismo e delle società democratiche liberali. Herzl scrisse il suo pamphlet nel 1896, con l’urgenza di chi vedeva addensarsi nubi nere sul destino degli ebrei europei. Il libro non è un manifesto astratto, ma un progetto politico dettagliato: l’atto di nascita di una speranza collettiva.

Nella tradizione editoriale italiana, francese e inglese, il titolo è stato spesso ammorbidito in Lo Stato ebraico (The Jewish State, L’État juif). Io ho voluto restituire la precisione dell’originale tedesco: Lo Stato degli ebrei. Non è una sfumatura filologica: cambia il senso. “Ebraico” può indicare un aggettivo culturale o religioso; “degli ebrei” è invece inequivocabile: si tratta di uno Stato di cui il popolo ebraico è titolare e sovrano. Lo stesso vale in ebraico: מדינת היהודים  (Medinat haYehudim).

Questa scelta, oggi, è più che linguistica: è politica. In un tempo in cui il sionismo viene demonizzato, riaffermare il titolo originale è riaffermare il diritto degli ebrei a definire se stessi, senza subire traduzioni attenuate o deformanti. Significa ricordare che il progetto di Herzl non era quello di creare uno “Stato religioso” o “etnico” in senso esclusivo, ma uno Stato democratico e moderno che garantisse sicurezza e dignità agli ebrei, senza negare i diritti delle altre comunità.

In quest’epoca terribile e dannata, mentre Israele è sotto attacco non solo militare ma anche simbolico, la rilettura di Herzl è un antidoto alle caricature del sionismo. Ci ricorda che la legittimità di Israele non nasce nel 1948, né tanto meno da una concessione internazionale: affonda le radici in una storia millenaria, in un diritto naturale e storico di autodeterminazione. Ci ricorda che Israele non è nato grazie alla Shoah ma nonostante la Shoah.

Abbiamo voluto ripubblicare Lo Stato degli ebrei per ridare voce a un’idea che non è mai invecchiata: che un popolo ha diritto a vivere libero, nella propria terra, in pace e sicurezza. In tempi in cui questa semplice verità viene capovolta e calunniata, non possiamo permetterci di restare in silenzio. La parola “sionismo” va liberata dalla sporcizia e dalle infamie che le hanno gettato addosso. Va restituita alla sua origine: la dignità di un popolo che ha avuto il coraggio di tornare a casa.


Daniele Scalise


takinut3@gmail.com

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